Parte da #EndSARS l’imponente protesta dei giovani nigeriani

Una delle conseguenze più rilevanti della nuova peste, la Sars Cov2, è l’aver catapultato milioni di persone nel mondo digitale dei social. Da qui, la possibilità di nuove forme organizzate del dissenso e della protesta, che stanno riaggregando pezzi di società che sembravano destinati alla invisibilità eterna.

Bulgaria, Bielorussia e Nigeria le manifestazioni recentemente più eclatanti di questo mutamento globale.

Sta girando il mondo l’hastag #EndSARS, lanciato dai nigeriani per richiamare l’attenzione su quel che sta accadendo nel paese. Dall’inizio di ottobre migliaia di giovani manifestano pacificamente contro la brutalità del corpo di polizia dall’acronimo inquietante SARS (Special Anti_Robbery Squad), diretto dal dipartimento statale di investigazione e intelligence criminale (SCID). Nato nel 1992 per combattere atti criminali tra i quali rapine, sequestri, furti di bestiame, traffici di armi da fuoco, in realtà gli uomini SARS si sono dedicati alla violazione dei diritti umani, commettendo soprusi e crudeltà e perpetrando reati ai danni de cittadini nigerini quali omicidi, torture, stupri, arresti illegali, estorsione. 

Negli molte volte sono insorte proteste e denunce contro questo corpo di polizia degenerato anche di livello internazionale,  ma solo a inizio ottobre di questo anno sono diventate virali, coinvolgendo le piazze di oltre 100 città nigeriane e dilagando in tutto il mondo. A fare la differenza, un uso massiccio dei social, sui quali i partecipanti al  movimento di protesta documentano e condividono in tempo reale con migliaia di video e foto le manifestazioni pacifiche e le violenze delle forze dell’ordine. Diffondono le ragioni della protesta, e contrastano scientemente anche le false narrazioni e la disinformazione diffusa dai canali mediatici tradizionali vicini al governo federale, raggiungendo anche  le generazioni nigeriane più anziane attraverso gruppi WhatsApp. 

Gli strumenti digitali sono il vero motore di questa imponente protesta popolare del più popoloso paese dell’Africa, che finora ha registrato secondo Amnesty International almeno 10 morti e centinaia di feriti procurati dalla polizia. Grazie ai social è nata una vera e propria organizzazione, che non è solo meramente di mobilitazione logistica, ma ha dato luogo a una grande solidarietà nel paese, con la raccolta di denaro, cibo, acqua e medicinali di pronto soccorso. MentalyAware, organizzazione per la salute mentale, ha persino creato e diffuso un vademecum antipanico per i manifestanti, centinaia di avvocati si sono offerti di rappresentare  gli arrestati, molti medici hanno offerto le loro prestazioni per i feriti. È stata creata anche una piattaforma per richiamare l’attenzione dei politici nigeriani, mentre su twitter si taggano e svergognano testate e giornalisti che non coprono le proteste, e si raggiungono celebrità chiedendone l’appoggio, con il risultato che molti personaggi  da tutto il mondo stanno esprimendo  solidarietà e sostegno ai giovani manifestanti nigeriani.  Dai primi di ottobre al 16 ottobre, come segnalato da BBC News, twitter ha registrato 3,3 milioni tweet e 744.000 retweet con l’hastag EndSARS.

In molte città del mondo si sono svolte proteste di solidarietà, organizzate dalle comunità della diaspora nigeriana, come a Londra, Washinton, Toronto e Berlino.

Tuttavia è presente il timore di un blocco all’accesso delle app dei social o sospensioni  di Internet, che rappresenterebbero una grave violazione perchè dal 2016 l’ONU ha sancito con una risoluzione il diritto umano alla promozione e protezione della libertà degli utenti on line. Per scongiurare i danni di una tale eventualità, gli attivisti per i diritti digitali hanno messo a punto soluzioni alternative che stanno già diffondendo.

Il governo nigeriano intanto l’11 ottobre scorso ha sciolto la SARS sostituendola con  la SWAT (Special Weapons and Tactis )  e si è impegnato a identificare e perseguire i colpevoli degli abusi, che tuttavia non è ritenuto sufficiente dai manifestanti , che nei loro 5 punti di protesta, chiedono la riforma della polizia e stipendi decenti per i poliziotti per combatterne i comportamenti illegali. Clicca qui per accedere al sito dei manifestanti 

Le proteste continuano mentre grava una ennesima ombra, per la decisione ambigua del governo di autorizzare esercitazioni militari in tutto il paese dal 20 ottobre al 31 dicembre, un’operazione dal nome inquietante Crocodile Smile. 

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