La proteste popolari per una nuova Bulgaria

Oggi a Sofia sarà il 93° giorno di cortei e manifestazioni nel cosiddetto triangolo del potere, tra i palazzi del Consiglio dei Ministri, la Presidenza e l’ex casa del partito, partecipati da tante persone che vogliono costruire una nuova Bulgaria. Appoggiata dai 2/3 della popolazione, come attestano diversi sondaggi, e allargata a diverse città del paese, la protesta di migliaia di manifestanti chiede le dimissioni del governo di Boyko Borissov, quelle del Procuratore capo Ivan Geshev, la nomina di un gabinetto provvisorio e l’indizione anticipata di elezioni eque

I fatti che hanno preceduto le proteste

Benchè da tempo la corruzione nel paese abbia raggiunto livelli intollerabili, certificati da organismi e istituti internazionali, a far implodere la sopportazione della gente sono stati una serie di eventi a inizio anno. Come riporta Al Jazeera, una grave crisi idrica ha interessato molte aree del paese, causata dal prosciugamento di diverse dighe per mancanza di manutenzione e per gli abusi sulle riserve idriche perpetrati da grandi industrie con l’assenso del governo, seguita dalla pandemia, che ha visto molti medici dimettersi per mancanza di dispositivi di protezione e di misure di emergenza adeguate. Poi un susseguirsi di scandali sul Mar Nero, tra cui quello della spiaggia di Aleppu, dove a seguito di una frana si è costruito un hotel di lusso, definito dalle autorità muro di contenimento, ennesimo episodio dello sconsiderato saccheggio della costa bulgara. Si è aggiunto poi l’arresto di Vasil Bozhkon negli Emirati Arabi, dove si era rifugiato, per frodi finanziarie legate alla sua società National Lottery. Losco uomo di affari, ammanigliato saldamente con i palazzi del potere, boss di case da gioco e palazzinaro, definito in un documento diplomatico trapelato da Wikileaks, “il gangster più famigerato della Bulgaria”, la sua caduta in disgrazia ha fatto rimescolare gli equilibri nell’oligarchia dominante. Infine, la circolazione di una foto di Borissov, che lo ritrae dormiente nel suo letto accanto a un cassetto aperto, pieno di banconote da 500 euro, lingotti d’oro e una pistola. 

L’inizio della rivolta

La miccia della protesta si è poi accesa quando Hristo Ivanov leader della coalizione liberale “Bulgaria democratica” e sostenitore della riforma della giustizia, con gesto eclatante ha tentato di sbarcare sulla spiaggia chiusa illegalmente davanti il palazzo di Ahmed Dogan, leader del DPS, partito additato pubblicamente per corruzione. L’intervento immediato della sorveglianza gestita dalle guardie dell’agenzia governativa NSS ha sollevato un vespaio, per uso improprio delle forze pubbliche.

Il 9 luglio nella capitale Sofia partiva la prima manifestazione, unendo sotto una medesima protesta pacifica ma ferma, liberali e sinistra, e così ogni giorno fino al 2 settembre, quando si sono registrati scontri con la polizia, a seguito dell’approvazione in Parlamento di una bozza di riforma costituzionale di ulteriore limitazione della democrazia, fortemente contestata dalla piazza e usata strumentalmente da Borissov per non dimettersi.

La Risoluzione del Parlamento europeo

Recentemente il Parlamento europeo ha finalmente approvato la Risoluzione a sostegno dello Stato di diritto in Bulgaria, respingendo 49 emendamenti del PPE, di cui il partito GERG di Borissov è membro, tesi ad alleggerire l’orientamento parlamentare. Le critiche avanzate dalla Risoluzione  sono molte ed articolate, riguardano tra gli altri, l’amministrazione della giustizia che non è indipendente dal potere politico, la corruzione ai livelli alti di governo, l’uso opaco dei fondi UE, il grave deterioramento delle libertà di stampa (la Bulgaria è al 111° posto nel World Press Freedom Index), e la richiesta esplicita di maggiori diritti ai rom e la ratifica della Convenzione di Instabul del 2011 sulla lotta alla violenza domestica e sulle donne, che in Bulgaria sono fortemente discriminate, analogamente agli LGBT.  (Per approfondimento leggi Eureporter)

L’indipendenza della magistratura è un obbligo legale europeo

Sull’indipendenza della magistratura, come sottolinea Biaga Thavard in un articolo apparso su Euobserver, “la Corte di giustizia europea recentemente ha ricordato che un sistema giudiziario indipendente non è solo uno standard in una democrazia, ma è un obbligo legale ai sensi dell’Art.19 del Trattato UE”. 

Riforme urgenti

Problemi di moralizzazione e di democrazia, ma secondo molti, la Bulgaria ha anche bisogno di riforme come quella fiscale, per una più equa redistribuzione della ricchezza, sconquassata dalla Flat tax varata dal governo nel 2008 che ha concentrato ulteriormente l’economia in pochi circoli di affari, e quella sullo stato sociale, necessaria a combattere la corruzione e il potere della mafia bulgara, annidati nelle maglie di povertà e sudditanza della società bulgara.

Lo shopping di forniture militari del Governo

E mentre la maggior parte dei bulgari lotta per la sopravvivenza socioeconomica, nei mesi scorsi il governo pensava a fare shopping di armi: a giugno 2019 il ministero della difesa annunciava un piano di spesa di 1,75 mld di euro per un programma di riarmo entro il 2029 con acquisto di nuovi aerei da combattimento, di pattugliatori modulari polivalenti, di attrezzature militari per le forze di terra, mentre a dicembre chiudeva una gara di appalto per l’acquisto di 150 veicoli blindati del valore di circa 750 milioni di euro.

Le previsioni economiche

Unicredit Bulbank, il più grande istituto di credito della Bulgaria, prevede per questo anno un Pil in discesa del 6% ed una ripresa del 3% nel 2021, ribassata per effetto della escalation delle divisioni politiche nel paese, mentre più generosa è la previsione di Banca Mondiale con Pil -5% nel 2020 e  +4% nel 2021. In entrambi i casi si prospetta un aumento della disoccupazione e della povertà tra i 7 milioni di abitanti della Bulgaria, che peserà sulla lotta per la democrazia e la legalità.

Giovanna Visco

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