Il piccolo Gibuti non è un semplice quadrato africano di una scacchiera. L’intervista a Ismail Omar Guelleh

Gibuti sebbene sia un piccolo Stato africano del Corno d’Africa, al di sotto del milione di abitanti,  è enormemente strategico per la sua posizione, all’incrocio tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden, tanto da determinarlo a diventare hub globale.

Si affaccia sulla seconda rotta marittima più trafficata del mondo e su una rete di cavi sottomarini fondamentali, a poca distanza dai giacimenti petroliferi della penisola arabica.

Tra Eritrea, Etiopia e Somalia, è un punto di osservazione privilegiato verso lo Yemen e il Medioriente. Questo insieme di fattori hanno portato l’ex colonia francese che ha ottenuto l’indipendenza nel 1977, a diventare un caso unico nel mondo per ospitare sul suo territorio basi militari di diversi paesi esteri, che pagano l’affitto dei terreni al governo gibutiano, rendendolo contemporaneamente tra i più stabili di tutta l’area.

La Francia vi ha dislocato qualche migliaia di soldati in vari siti che ospitano anche contingenti di Germania e Spagna, tra cui l’Aeroporto internazionale di Gibuti-Ambouli, l’aeroporto militare Chabelley e la base navale di Héron di supporto anche alle marine militari alleate.

Gli Stati Uniti invece a Gibuti hanno  la loro unica base permanente in Africa, Camp Lemonnier, che è il centro di gravità di tutte le attività militari statunitensi in Africa ed è l’hub delle operazioni nel Golfo, con circa 2.000 militari stanziati e personale della Gran Bretagna.

Nel 2011 anche il Giappone, per la prima volta dopo la 2a guerra mondiale, ha aperto a Gibuti in prossimità di Camp Lemonnier la sua prima base militare all’estero con circa 200 uomini. 

La Cina invece nel 2017 ha inaugurato a Gibuti che la sua prima base militare all’estero, che pare possa contenere fino a 10.000 soldati. 

L’Italia nel 2013 ha costruito la base operativa avanzata interforze Amedeo Guillet, a Loyada a 7 km dalla Somalia che può contenere fino a 300 persone. 

Un permesso per una base militare è stato ottenuto anche dall’Arabia Saudita nel 2017.

Ma oltre ad essere un paese ad alta intensità militare, Gibuti è anche  il paese africano con la più grande zona franca. Il porto di Gibuti è il riferimento principale delle merci in uscita e in ingresso dell’Etiopia, che non ha sbocchi sul mare, attraverso la ferrovia che arriva fino ad Addis Abeba,  da cui dipende una quota importante della economia gibutiana.

A seguire il link di una intervista molto interessante rilasciata dal Presidente del Gibuti, Ismail Omar Guelleh, alla testata TheAfricaReport.

Parla dei progetti infrastrutturali e di politica estera da una delle aree più strategiche del mondo. Guelleh è alla guida del paese dal 1999 ed è stato più volte criticato a livello internazionale per le sue tendenze autoritarie, ma la sua intervista solo dopo poche ore dalla pubblicazione già rimbalzava in molti paesi mediorientali, africani ed asiatici. Gibuti è piccolo ma ha ben 50 ambasciate distribuite nel mondo e riesce sempre a far parlare di sé. 

Buona lettura!

‘Abiy Ahmed had to punish those seeking to break up Ethiopia’ – Djibouti President

Foto di copertina: Ismail Omar Guelleh scattata da Carl de Souza/AFP Photo

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