Africa immenso continente del futuro

La polarizzazione di stampo geopolitico tra Usa e Cina, e lo sguardo al resto dell’Europa sotto la lente del competitor piuttosto che di quella di alleato con cui cooperare, riflettono l’assenza di una politica estera italiana entro una chiara visione del futuro economico, sociale e tecnologico del mondo. Questa assenza non molti anni fa trovò massima espressione politica nel paese nel cancellare l’insegnamento della geografia dai programmi scolastici.

I porti italiani sono le principali vittime sacrificali di questa atavica assenza, essendo luoghi internazionali per eccellenza e centri di gravitazione fattuale degli sforzi delle politiche industriali e  logistiche, che danno la cifra della visione del mondo che il governo centrale ha e verso cui orientare le programmazioni di lungo respiro, quelle che strutturano traffici e flussi. Invece questo paese tenuto attaccato al continente dalle catene alpine e con oltre 7000 km di coste distese sul Mediterraneo, pare essere una zattera in balia delle onde, nonostante sia la principale propaggine del Mediterraneo rivolta verso un alto continente, l’Africa.

In Italia l’Africa è sinonimo di immigrazione irregolare

Un continente enorme, brulicante di milioni di giovani che hanno voglia di fare, che osservano curiosi il mondo ed imparano, senza subalternità e con la consapevolezza di un passato molto duro. 54 Stati con culture e livelli di sviluppo differenti, che esprimono mercati economici differenti, ma che stanno ragionando insieme sul proprio futuro, pronti a far esplodere la propria crescita non appena la pandemia comincerà a diradarsi. 

In Italia, Africa significa innanzitutto immigrazione irregolare, peraltro gestita prevalentemente pagando paesi come la Libia o la Tunisia per bloccare, non importa come e a che prezzo di vite umane, una spinta inarrestabile di persone che hanno voglia di andare avanti con la propria vita.  Una soluzione di via breve alla vecchia maniera, per un fenomeno che invece richiederebbe lo sviluppo di una politica estera italiana ed europea ben strutturata verso i paesi subsahariani, aprendo un dialogo di cooperazione che trovino risposte ai bisogni e alle difficoltà, che in mancanza di alternative trasformano uomini e donne, contadini, pastori e studenti in produttori di rimesse in valuta pregiata, se il loro viaggio verso l’ignoto avrà un buon esito.

Un meccanismo perverso noto all’Italia di non tantissimo tempo fa, quando i nostri migranti affollavano piroscafi e treni con “valige di cartone”, arrivando a desertificare interi territori specialmente nel Sud Italia, portandoli al collasso economico e sociale.

Anche il resto dell’Europa occidentale pare guardare distrattamente all’Africa, delegando scelte fondamentali prevalentemente alla Francia, che a sua volta non riesce ad evolversi, prendendo  le distanze dalla visione militarista, che invece attua a piene mani nelle regioni subsahariane delle sue ex colonie, con esiti terroristici in occidente disastrosi.

Questa Europa ha l’aspetto di un vecchio cocciuto assolutista, che chiude gli occhi di fronte a un travolgente mondo che cambia vorticosamente, forte del fatto che egoisticamente gli resta ancora poco da vivere.

E intanto che l’Italia si perde in scivolosi ragionamenti densi di cronaca ma lacunosi di storia e prospettive, lasciando le governance delle sue porte principali verso il mondo, i porti, immersi nella solitudine, orfani dei sostegni necessari alle pianificazioni e programmazioni del futuro dei traffici, il mondo si è accorto che l’Africa è il futuro.

Il mondo sa che l’Africa è il futuro

La Cina ne è consapevole da tempo, interessata non semplicemente alle risorse del continente, ma a realizzare opere infrastrutturali ed investimenti che stanno contribuendo a dare slancio all’economia interna di molti paesi.

Lo sanno bene gli Stati Uniti ed Israele, il cui avvicinamento ai paesi del Golfo è apripista verso i mercati  africani, sia del nord che subsahariani, finora supportato dalla politica del dividi et impera di Trump, l’anti-multilaterale per eccellenza, che ha causato l’uscita degli Stati Uniti da importanti accordi, a cominciare da quello nucleare con l’Iran. 

Anche la drammatica guerra nello Yemen può essere letta come un conflitto Iran-Arabia Saudita che guarda l’Africa, data la posizione geografica del paese che facilita l’accesso al continente africano attraverso l’Eritrea. 

Sul Mar Rosso il Pil della Arabia Saudita è più del doppio di quello di Egitto, Sudan, Eritrea e Somalia messi insieme, mettendo a in relazione il pensiero di lungo termine del Golfo a quello di breve periodo dato i bisogni del Corno d’Africa. Gli emiratini guardano ai porti africani, per il momento di Sudan e Somalia,  mentre i sauditi ai verdi pascoli per la loro sicurezza alimentare, ed a gennaio 2020 tra Gibuti, Egitto Eritrea Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Giordania e Yemen, si è costituito un nuovo organismo multilaterale dell’area, il Consiglio degli Stati del Litorale Arabo e Africano del Mar Rosso e del Golfo di Aden

Il Golfo ha fitte relazioni con il Corno d’Africa e con il Nord Africa, che a sua volta sta costruendo il suo avvenire non verso l’Europa, ma guardando l’Africa e il Medioriente. 

Anche lo scontro Egitto, molto vicina ai sauditi e che a inizio anno ha inaugurato la più grande base militare del Mar Rosso  e dell’Africa a Berenice, con la Turchia ha assonanze con l’Africa. La Turchia, nel  Corno d’Africa, in Somalia è molto radicata: gestisce infrastrutture chiave portuali e aeroportuali, da poco ha annunciato il pagamento di circa 2,4 milioni di dollari di debito della Somalia  al Fondo Monetario Internazionale, sostiene le forze armate somale, e recentemente ha iniziato  ad esplorare i suoi giacimenti petroliferi off-shore. Gli scambi commerciali Turchia-Somalia nel 2019 sono cresciuti del 37% per un valore di 206 milioni. Per contrastare la Turchia nel Mar Rosso l’Egitto da pochi giorni ha formato un fronte tripartito con Israele e Sudan, che come annunciato da Trump ad ottobre scorso sta normalizzando i rapporti con Israele, dopo essersi riavvicinata all’Egitto e aver dato il benservito alla Turchia riprendendo il controllo della sua isola Suakin nel Mar Rosso. Ora Karthoum è collegata con voli diretti a Tel Aviv, e ha stretti contatti con  Netanyahu, che spesso se ne va in giro per l’Africa in cerca di affari, a cominciare dall’Uganda.

Che l’Africa sia il futuro lo dimostra anche lo scontro del Marocco con il Fronte Polisario per il Sahara Occidentale, braccio strategico verso i paesi subsahariani. Primo paese africano ad avere realizzato l’Alta Velocità nel 2018 (la Tangeri-Casablanca di oltre 300km), il Marocco si propone come soggetto ferroviario formativo e attuatore, attraverso lo sviluppo delle relazioni con gli altri paesi sul futuro ferroviario dell’Africa, che presenta una domanda crescente e diffusa di recupero e ammodernamento delle linee esistenti e di creazione di nuove.

Lo sviluppo ferroviario è visto come strategia per incrementare le esportazioni abbassandone i costi, e l’Uganda, che non ha sbocchi sul mare, sta negoziando con la Exim Bank of China un finanziamento di circa 2 miliardi di dollari per il progetto ferroviario merci Standard Gauge Railway, già in fase di realizzazione, tra la capitale ugandese, Kampala, e il Kenya, che porterà la rete a oltre 1700km, che il paese vorrebbe estendere anche al Sud Sudan, seconda destinazione di esportazione dopo il Kenya, con cui nel 2019 ha scambiato merci per oltre 350 milioni di dollari. 

Egitto e Sudan, da fonte Al Monitor, che hanno un interscambio commerciale circa 1 mld di dollari (dato 2017) con investimenti egiziani di oltre 10 mld  e sudanesi di 97 mln, guardano invece ad un piano congiunto ferroviario transfrontaliero passeggeri e merci: Alessandria-Khartoum, di 900 km di lunghezza, di cui 250 in territorio sudanese, con il supporto finanziario della Kuwait Fund for Economic Development, di cui a breve partirà lo studio di fattibilità. La prima fase del progetto, prevede il collegamento Assuan – Wadi Halfa (Sudan). I due stanno anche considerando lo sviluppo stradale tra Egitto e Ciad via Sudan, e la strada che da Città del Capo arriva al Cairo, attraversando 9 paesi africani, già in costruzione in Egitto. 

Tali elementi sono coerenti all’Egypt’s Vision 2030, l’agenda nazionale lanciata nel 2016 e aggiornata nel 2018 sulla strategia di lungo periodo del paese per lo sviluppo sostenibile, che dedica ampio spazio al rafforzamento delle relazioni con i paesi africani allo scopo di aumentare gli scambi commerciali in tutto il continente a vantaggio comune. Facilitare la circolazione delle merci con il rafforzamento delle reti di trasporto, è una precisa strategia dell’Egitto per aumentare i volumi degli scambi commerciali interni all’Africa, riducendone i tempi (attualmente anche fino a 40 giorni)  e i costi di trasporto. L’agenda comprende progetti di nuove ferrovie, strade, porti e lo sviluppo del trasporto marittimo e fluviale, carente di compagnie di navigazione regolari che colleghino tra loro i mercati africani, dando importanza strategica alla creazione di porti hub e aree logistiche che con treni e camion si colleghino al 30% dei paesi  africani che sono senza sbocco sul mare. 

Tra gennaio 2021 e luglio 2022 l’Egitto prevede 602 missioni commerciali, 3 missioni acquisti e un intenso programma di seminari e workshop sulle modalità di accesso ai mercati africani.

A fine 2019 ha poi inaugurato la più grande città del mobile dell’Africa e del Medioriente, la Damietta Furniture City, vicino al Canale di Suez. Sebbene bloccata dalla pandemia, l’enorme infrastruttura non teme la produzione concorrente asiatica, da cui si  distingue per qualità ed originalità, e a fine ottobre si è svolto un importante incontro  ucraino-egiziano per rafforzare la cooperazione nel settore del mobile, dando vita ad un binomio che utilizzerà i prodotti in legno ucraini per la produzione di mobili egiziani. L’obiettivo egiziano è di aprire nuovi mercati in Africa e competere anche su quello dell’Europa Orientale, mentre è già consolidato in Kazakistan e Uzbekistan. Nel 2021 al Cairo si terrà l’8a sessione del Comitato misto egiziano-ucraino per la cooperazione economica, scientifica e tecnica, che conferma la cooperazione tra i due paesi che nel 2019 ha registrato  un interscambio del valore di  oltre 2 miliardi di dollari, confermando l’Egitto quale principale partner commerciale dell’Ucraina in Africa e Medio Oriente.

8 dei 15 paesi del mondo a più rapida crescita sono africani, e in tutto il continente la classe media è in espansione. Entro il 2050 si prevede che il mercato complessivo dell’Africa comprenderà 2 miliardi di persone, e che 1 consumatore su 4 a livello globale sarà africano. L’Africa ha 54 paesi con 1,3 mld di persone ricca di diversità e interessata ad un processo di rapida urbanizzazione che sta facendo sorgere molte mega città.

Questi dati non sfuggono al Dipartimento per il Commercio Internazionale (DIT) del Regno Unito, il cui obiettivo è una crescita degli scambi afro-britannici del 5% anno su anno.  Attualmente è impegnato in 23 paesi, con mercati principali in Egitto, Marocco, Ghana, Nigeria, Sud Africa, Etiopia e Kenya. Nonostante la pandemia, ha volto recentemente in streaming il Doing Business il in collaborazione con la testata BusinessLive, per esporre la vasta gamma di opportunità che si riscontrano nei paesi africani, richiamandosi  al deficit infrastrutturale stimato dalla Banca di Sviluppo Africana di circa 170 miliardi di dollari all’anno. In Africa la domanda di connettività stradale, ferroviaria ed aerea; di edilizia civile e sanitaria; di acquedotti e fognature che il Covid-19 ha impennato, rappresenta una grande opportunità per i servizi ai progetti in fase di sviluppo e per le catene di rifornimento di questi progetti. Il ruolo fondamentale di supporto alle imprese è affidato alle ambasciate ed ai consolati, sportelli locali indispensabili per  affrontare i diversi mercati e le normative che li regolano.

Tutto il Nord Africa all’unisono sta sviluppando relazioni diplomatiche e multilaterali sempre più intense nel resto dell’Africa, senza mai dimenticare di sottolineare il valore della cooperazione per ottenere reciproci soddisfacenti vantaggi. 

Per l’Africa l’Europa è distante, ma quel che è peggio è che questo immenso continente del futuro prossimo e remoto  lo sia per l’Europa e soprattutto per l’Italia.

Giovanna Visco

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