Il Minkgate della Danimarca si abbatte sugli alberi di Natale

È stata chiamata Minkgate, la crisi dei visoni, che saranno soppressi tutti: 17 milioni di esemplari dei 1.200 allevamenti intensivi della Danimarca, primo produttore mondiale di pellicce di questo animale. 

La decisione è stata presa dal Governo danese dopo che il 18 novembre scorso il numero degli allevamenti risultati infettati dalla Sars Cov-2 era salito a 284, che ha destato serie preoccupazioni, relative alla possibilità del ripetersi di una mutazione del ceppo. Lo scorso giugno, infatti, in un focolaio di 350 persone, 12 risultavano contagiate dalla “variante cluster 5” del Covid-19, presumibilmente trasmessa dai visoni di alcuni allevamenti, divenuti veicoli incolpevoli infettati dagli uomini. Una concatenazione resa possibile dal fatto che la famiglia dei musteidi, di cui fa parte il visone, comprende i mammiferi più suscettibili al contagio coronavirus, avendo come l’uomo l’enzima ACE2, porta di accesso della Sars Cov-2.

La variante cluster 5 secondo le autorità sanitarie danesi, dopo la distruzione di circa un milione di esemplari, è molto probabilmente estinto, ma adesso si tratta di evitare l’insorgere di eventuali nuove mutazioni, che con ogni probabilità renderebbero inefficace il vaccino.

Le contestazioni alla decisione del Governo

La decisione di sopprimere tutti gli esemplari anche quelli non infetti ha trovato dura opposizione in una parte del paese, che ha fatto rischiare una crisi di governo. Dopo la sentenza del tribunale danese che ha ribaltato la decisione dell’esecutivo, che a sua volta ha ammesso di non avere una base giuridica per ordinare anche l’abbattimento degli animali non contaminati, il Ministro per l’alimentazione e l’agricoltura, Mogens Jensen, ha rassegnato le dimissioni.  Il primo ministro Mette Frederiksen, invece, ha ribadito che l’abbattimento resta “non negoziabile”, mentre l’opposizione di centro-destra, avviso opposto, ha chiesto le dimissioni del governo, che sta lavorando per il varo di una legge che di fatto porterà alla totale soppressione degli animali, mettendo il divieto di allevare visoni fino al 1° gennaio 2022.

Una decisione concertata e appoggiata dall’OMS, il cui Direttore Regionale per l’Europa dell’OMS, Hans Kluge, ha definito gli allevamenti di visoni “un serbatoio in cui il coronavirus prospera” (fonte Business Insider).

Intanto centinaia di allevatori ed agricoltori hanno manifestato con oltre 500 i trattori contro questa decisione sfilando davanti al Parlamento fino al porto di Copenaghen, e altri 400 nella seconda città del paese, Aarhus, ma la decisione è inevitabile, supportata da eminenti virologi danesi, che asseriscono che la possibilità di nuove varianti rappresenta un rischio troppo alto per la salute nazionale. 

Il governo ha già proposto misure di sostegno per il settore e per i lavoratori licenziati, di almeno il 75% del loro salario mensile o un massimo di 4.800 dollari mensili.

Il contagio dei visoni riguarda tutti i paesi allevatori

Il problema della trasmissione ai visoni del Covid-19 riguarda tutti i paesi allevatori. Intanto, l’Irlanda a titolo precauzionale ha ordinato l’abbattimento di tutti i suoi circa 100.000 visoni stipati negli allevamenti.

La Francia ha eliminato totalmente tutti i  1.000 esemplari di uno dei quattro allevamenti di visoni del paese in cui è stato trovato il virus Sars Cov-2, che conta complessivamente 20.000 esemplari. Un altro è  già stato sgombrato, mentre per gli altri 2 si è in attesa dei risultati delle analisi. Anche in Polonia, terzo produttore mondiale dopo Danimarca e Cina, sono risultati i primi 8 esemplari infetti in un allevamento in Pomerania, mentre altri focolai di infezione sono stati rilevati anche nei Paesi Bassi,  Spagna, Svezia, Italia e Stati Uniti (fonte BBC). 

Come in un film di horror

Intanto, in uno scenario da film di horror, i resti dei visoni uccisi a milioni stanno riemergendo dalle fosse in cui sono stati sepolti, a causa dei gas della decomposizione. Un segnale che potrebbe far riflettere sullo sviluppo futuro di economie basate sullo sfruttamento intensivo degli animali, che comporta altissimi livelli di stress e di sofferenza negli animali, abbassando le loro difese immunitarie, per le condizioni di orrenda quanto promiscua detenzione. Un monito che dovrebbe far ricordare le altre tragedie collegate agli allevamenti intensivi, come l‘aviaria dei polli e la febbre suina dei maiali.

La Danimarca rallenta l’esportazione di abeti

Il minkgate danese ha avuto conseguenze anche sui traffici commerciali, del paese e in particolare sulla esportazione di abeti che ogni anno la Danimarca, primo produttore europeo, distribuisce in Europa per le feste natalizie.  

Una domanda che questo anno è prevista in crescita per effetto della pandemi aCovid-19, che tratterrà durante il periodo di Natale le persone a casa.

Camion carichi di abeti sono fermi alla frontiera danese per impedire agli autisti di lasciare il paese  se non dopo controlli e  procedure  di sicurezza, messe in campo a causa dei focolai tra i visoni degli allevamenti

The Sun ha pubblicato l’interessante articolo sulla carenza di alberi Natale:

Christmas tree shortage could hit UK this year as Danish imports are halted due to coronavirus mink cull

Buona lettura!

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