Trump in campagna elettorale usa ancora una volta l’Iran

Recentemente, in sede ONU gli Stati Uniti hanno respinto una iniziativa finalizzata alla sicurezza del Golfo, proposta dalla Russia che è .al turno di presidenza del Consiglio. La formula, basata sul concetto di sicurezza collettiva, promuove meccanismi di risposta collettiva condivisa alle minacce e alle sfide, senza escludere ma coinvolgendo Iran e Stati arabi del Golfo,

Come riporta Al Monitor, il ministro russo Sergej Lavrov presentando la proposta, ha spiegato che “La pratica del ricatto è particolarmente problematica, demonizza un paese isolato. Dobbiamo reprimere rimproveri e sospetti reciproci, allontanarci da sanzioni, ultimatum e azioni provocatorie da qualunque parte provengano”.

Ma la politica estera degli Stati Uniti nella regione mediorientale risponde ai legami con Israele, governata dalla politica ortodossa di Netanyahu, e con i paesi arabi sunniti, che ha portato ad una polarizzazione del conflitto senza precedenti, che coinvolge l’intera regione, situata tra Europa, Asia e Africa.

Dopo una feroce campagna di pressioni che ha danneggiato fortemente l’economia e i cittadini iraniani, ora gli Stati Uniti sono stati isolati in sede Onu, non trovando appoggio al loro tentativo di far estendere l’embargo sulle armi all’Iran delle Nazioni Unite, scaduto questo mese dopo 10 anni.

Mentre l’Iran era in regime di embargo, l’Arabia Saudita, suo principale nemico dopo Israele, faceva shopping di armi nel mondo, spicca tra gli altri un accordo di difesa missilistica da 15 mld di dollari con gli Stati Uniti nel 2018, continuando la sua guerra contro lo Yemen, paese sciita che riversa in condizioni disperate.

L’allarme lanciato da Crisis Group

La tensione Iran-Usa con l’amministrazione Trump è salita al massimo livello. Come riportato dall’Indro, secondo Robert Malley, presidente di Crisis Grouporganizzazione dedita alla prevenzione e risoluzione dei conflitti durante un suo recente intervento all’Onu, tale tensione potrebbe scoppiare nello stretto di Hormuz, in Iraq o in Yemen, a causa di un gioco del rischio portato al limite, che ha ormai confuso i confini tra guerra e non guerra.

il ruolo della diplomazia

L’esito delle elezioni di novembre potrebbe avere qualche riflesso positivo sugli indirizzi di politica estera degli Usa, se non sarà rieletto Trump, che intanto ancora una volta usa populisticamente l’Iran nella sua demonizzante campagna elettorale.

La stabilità del Golfo è strategica per l’economia e la sicurezza energetica di molto paesi, ma soprattutto per la pace del mondo, perché le ripercussioni di un eventuale quanto sciagurato scontro fisico si estenderebbero a tutto il Medio Oriente, a cominciare da Iraq, Siria, Libano e Yemen, coinvolgendo inevitabilmente Mediterraneo ed Oceano Indiano. È urgente che la diplomazia ed il dialogo siano fatti prevalere, per una sicurezza collettiva inclusiva. Qui l’Europa dovrebbe fare la sua parte.

Quii un interessante articolo pubblicato da Al Monitor, che traccia una analisi delle tensioni Iran-Stati Uniti.

Giovanna Visco

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