Mario Sommariva e la portualità italiana

La recente intervista al Presidente della AdSP del Mar Ligure Orientale, Mario Sommariva, del direttore della Gazzetta Marittima, Antonio Fulvi, offre interessanti spunti di riflessione sulla portualità italiana, Il Sommariva-pensiero su terminalismo, imprese locali e Riforma

In Italia da tempo i porti sono oggetto di un dibattito culturale importante, che oscilla tra una visione keynesiana, la stessa che ispirò la legge 84/94, catapultando i porti italiani nella modernità e nel progresso, ed una neo liberista che caparbiamente vorrebbe soppiantarla.

La regolazione pubblica dei porti attraverso le AdSP ha dimostrato che le governance che puntano sulla cooperazione e sulla confluenza sinergica di tutti i soggetti intorno ad obiettivi comuni di interesse generale, crea mercato e condizioni di sviluppo stabile dei traffici, strutturate sulle esigenze dei caricatori e dei destinatari delle merci, oltre che delle navi.

È fattuale che esse siano anche un elemento fondamentale per alcuni elementi fondamentali quali la sicurezza, la formazione dei portuali, e la connettività, soprattutto ferroviaria. Attraverso pianificazioni e programmazioni generali si costruiscono servizi portuali di qualità, determinanti nelle scelte dei consumatori e dei produttori. L’attenzione sociale verso il cambiamento climatico comporta lo sviluppo di processi ecosostenibili con servizi a basso, se non a zero, impatto ambientale. La domanda è sempre più vigile sul come un prodotto dal punto di origine arriva allo scaffale del negozio o al domicilio del cliente e-commerce, o ai depositi dell’impresa, che lo lavorerà creando nuovo valore. In questo cambiamento i porti e i trasporti che vi convergono, sono pienamente coinvolti.

La linfa che dà consistenza e forza ai traffici di ogni singolo porto risiede nel sistema logistico nazionale integrato con le politiche nazionali industriali, ben  fuori da qualsiasi coinvolgimento nel conflitto di predominio tra mare e terra, che, invece, in questi ultimi mesi in Italia si è rivitalizzato nella reiterata richiesta di istituire un dicastero del mare.

In un passaggio della sua intervista, Mario Sommariva, che da oltre 40 anni è protagonista e osservatore privilegiato della portualità italiana, ribatte: “Non ho supportato l’idea della creazione di un Ministero del Mare che recentemente, durante la crisi di governo, si era affacciata nel dibattito nazionale, penso tuttavia che un sottosegretariato con deleghe piene, all’economia marittima, che quotidianamente segua le problematiche dei porti e della marineria potrebbe essere una soluzione efficace”.

Il mercato da solo non ha intelligenza. Ciononostante, le spinte a cambiare l’ordinamento dei porti italiani verso liberalizzazioni e privatizzazioni, spesso dettate da interessi particolaristici, sono insistenti da molti anni. Finora hanno prodotto, entro logiche lobbistiche, trascuratezza politica, che ha impedito la piena attuazione delle previsioni di legge della riforma portuale, fino a culminare nella procedura di infrazione della Commissione Europea, che assimila l’AdSP ad una impresa, il cui iter curiosamente non ha incontrato ostacoli. Si sono oscurati fruttuosi confronti federalisti, rinverdendo posizioni di appiattimento verso una trasformazione dei porti italiani in SpA, che non tengono conto delle differenti polifunzionalità  e introducono l’assimilazione ideologica dei porti ad Autostrade e Aeroporti, le cui gravi manchevolezze collegate alle liberalizzazioni di cui sono state oggetto, anche dolorosamente, sono sotto gli occhi di tutti.  Sintetizza Sommariva: “Chi oggi pensa che la soluzione al problema della tassazione dei canoni demaniali sia la trasformazione delle Autorità in SpA pensa ad una scorciatoia probabilmente dannosa”.

 “Penso che, per mantenere un’efficacia di azione in un settore peculiare come quello della portualità – prosegue Sommariva in un altro passaggio –  le AdSP debbano mantenere quella doppia anima, da un lato autoritativa e regolatoria e dall’altro di promozione dell’attività economica anche attraverso le partecipate, che segnava il vero tratto peculiare della riforma del 1994. Diceva sempre il compianto Francesco Nerli che le Autorità dovevano essere ad un tempo rigorose e rigide come il pubblico e dinamiche e flessibili come il privato”.

Regolazione pubblica e iniziativa imprenditoriale, compresenza di pubblico e privato nelle società partecipate nei porti italiani, sono i fattori che hanno salvaguardato occupazione, competenze e professionalità dei nostri porti, assicurandone l’esistenza e la capacità di resistere e di adattarsi in un mercato internazionale in continuo mutamento. Funzioni pubbliche autorizzative e di promozione hanno consentito di preservare la ricchezza delle diverse  peculiarità che contraddistinguono l’identità di ogni porto italiano, legate alle caratteristiche economiche, geografiche e sociali dei territori di prossimità, regionali, interregionali e anche transfrontalieri a cui sono interconnessi; nonostante la verticalizzazione standardizzante e omologante in alcuni terminal portuali delle grandi compagnie marittime soprattutto container. “Sia a Trieste che a La Spezia ho trovato, proprio nel settore delle agenzia marittime, dei doganalisti, degli spedizionieri, professionalità straordinarie, efficienza e innovazione anche per la produzione di nuovi servizi. Se da un lato quindi, le “multinazionali” del mare tendono ad occupare grandi spazi della catena logistica sia a mare che a terra, la nostra imprenditoria locale, dinamica ed innovativa, riesce a garantirsi importanti segmenti di mercato nel campo dei servizi. Questo mi pare nell’attuale panorama il ruolo nuovo e positivo dell’imprenditoria locale”, descrive efficacemente Sommariva.

“Mi sto accingendo a fare il presidente di un sistema portuale praticando l’ottimismo della volontà e quindi “pensando positivo” – continua il Presidente dei porti di La Spezia e Marina di Carrara – Tuttavia non mi sfuggono i problemi di funzionamento della riforma. Penso che le difficoltà principali derivanti da evidenti lacune nella visione nazionale, derivino essenzialmente dal mancato funzionamento della Conferenza dei presidenti”.

Occorre riparare questa manchevolezza al più presto per dare sostegno concreto alla portualità, che sta affrontando una crisi enorme, derivante dalla pandemia Covid-19. Come riporta l’intervista: “Le Autorità di Sistema debbono mantenere sia le funzioni autoritative che quelle di promozione dello sviluppo, tanto più in un momento dove l’intervento pubblico a sostegno di un’economia in crisi appare indispensabile. Una vera riforma sarebbe dare una migliore efficacia a questo inscindibile equilibrio. Un modo per pagare le tasse, se questo sarà, si troverà”.

                                                       Giovanna Visco

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