L’invasione delle locuste incombe sui traffici commerciali

Da qualche mese coltivazioni e pascoli di Sud Sudan, Uganda, Tanzania, Etiopia, Kenya, Somalia, Eritrea, Gibuti, Pakistan, India, fino a lambire la Cina subiscono l’attacco di masse di voraci insetti.

Sono sciami grandi fino a 40X60 Km di locuste del deserto, che volano alla media 150km al giorno, formati da milioni di esemplari moltiplicatisi grazie ai cambiamenti climatici che hanno determinato habitat ideali per la schiusa di uova e lo sviluppo delle larve: è stato calcolato che uno sciame può divorare in un solo giorno l’equivalente alimentare di 35.000 persone
Questi pochi dati per inquadrare la gravità del fenomeno, che sta procurando insicurezza alimentare a milioni di persone e condizionando lo scacchiere internazionale delle transazioni delle principali commodity agricole, che alimentano parte dei traffici commerciali marittimi.

La Fao ha definito la situazione estremamente allarmante. Moody’s prevede incremento inflattivo in tutta l’area interessata dall’invasione degli insetti, per l’aumento dei prezzi dei beni alimentari, che si incardina sul calo dell’export, con conseguente riduzione del Pil. Il debito per la maggior parte dei paesi colpiti diventerà insostenibile, avendo un’economia dipendente in larga parte dalla produzione agricola: eccetto il Kenya che è la principale economia dell’area, il Pil dei Paesi dell’Africa Orientale è costituito per 1/3 dall’agricoltura, che assorbe il 65% dell’occupazione complessiva.

Avanzano possibili scenari di turbolenza sociale e politica, e di rinnovate ondate migratorie, mentre le locuste del deserto si riproducono felicemente sulle sponde del Mar Rosso, tra Egitto, Sudan, Eritrea e Arabia Saudita, grazie al crescente tasso di umidità, che incalza per lo squilibrio monsonico determinato dal cambiamento climatico.
Dopo gli ingenti danni alle colture per le copiose piogge e uragani verificatisi nel 2019, che nel Sud Sudan, che cercava di rialzarsi da 5 anni di guerra civile, hanno affogato 73 mila tonnellate di cereali, le locuste del deserto hanno finora divorato campi coltivati per i mercati globali, di cotone, riso, zucchero, grano, caffè, frutta e verdura. La reazione dei trader non si è fatta aspettare, con il rialzo dei futures di queste commodity e l’incedere di speculazioni nelle principali borse, che profilano il pericolo di quanto già visto alla vigilia della Primavera araba, allorquando si transavano decine di volte i carichi a bordo delle navi, con pesanti impatti diretti sui prezzi finali dei beni di prima necessità, che procurarono le rivolte della popolazione in tutto il Nord Africa.

Da stime Fao, le locuste del deserto hanno già infestato 70.000 ettari coltivati in Kenya, mentre in Etiopia hanno attaccato circa 65.000 ettari con importanti piantagioni di caffè e di the, che coprono il 30% del proprio export.
L’Uganda, terza economia dell’East Africa, che non vedeva locuste da almeno 70 anni, ha perso export per un valore di circa 220 milioni di dollari, per i danni alle coltivazioni di mais, cotone, frutta, riso, fagioli, di cui è il più grande esportatore africano, e di caffè, che è una delle sue esportazioni agricole più pregiate. 

E proprio guardando alle locuste dell’Uganda e ai problemi meteo del Brasile, che i futures del caffè hanno registrato una forte impennata alla borsa di New York, ed un contemporaneo aumento del prezzo all’ingrosso, dopo che la Sars Covid19 ne aveva sprofondato il valore, per le aspettative di calo della domanda, a seguito delle misure di isolamento e di riduzione della vita sociale delle popolazioni colpite per la prevenzione sanitaria. 
Anche i futures sul grano mostrano vivacità in ascesa, per l’atteso calo delle derrate offerte sul mercato, a causa delle locuste in India, che con la Cina è il principale produttore mondiale di grano, e della siccità australiana. 

In rialzo anche i futures sui carichi di riso e su quelli di cotone, di cui il Pakistan è 4° produttore mondiale, dopo India, Cina e Usa, ed è 8il 3° in Asia per capacità di filatura, dopo Cina e India, con una copertura del 5% della filatura globale. Questo paese ha ingaggiato una strenua lotta contro le locuste del deserto, supportato anche da tecnici e ricercatori cinesi, che tra le soluzioni, ipotizzano l’intervento di un vero e proprio esercito di anatre, divoratrici naturali di locuste, ora al vaglio sperimentale per le valutazioni dell’impatto del clima troppo secco su questi palmipedi. 

Anche nelle principali borse cinesi, nonostante i problemi Covid 2019, sono in trend di ascesa le quotazioni dei futures agricoli per cotone, riso, grano e zucchero, il cui principale produttore mondiale, l’India, sta affrontando gli sciami di locuste sulle proprie coltivazioni. 

La Cina dal gennaio 2019 sta combattendo anche contro l’infestazione da FAW, vermi wormworm, che ha pregiudicato i raccolti di 6,67 milioni di ettari coltivati a mais, canna da zucchero, sorgo e grano invernale. Per questa grave emergenza parassitaria e per la prevenzione contro le locuste del deserto il governo cinese ha stanziato per il momento 1,4 miliardi di yuan (circa 180 milioni di euro).

Giovanna Visco

Pubblicato da ShipMag il 4 marzo 2020

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