L’automazione blocca le trattative nei porti orientali degli Stati Uniti

Il prossimo 30 settembre scadrà il contratto di lavoro dei portuali della costa orientale degli Stati Uniti e del Golfo del Messico, ma i negoziati di quello nuovo, ufficialmente avviati a febbraio scorso, sono stati interrotti dall’International Longshoremen’s Association (ILA), il più grande sindacato portuale del Nord America, che conta complessivamente 85.000 lavoratori. La decisione è stata presa dopo che si è accertata l’automazione di alcuni servizi portuali, disattendendo gli accordi tra le parti.

La negoziazione per il nuovo contratto che normerà il lavoro portuale per i prossimi 6 anni sulla parte atlantica degli Stati Uniti, presenta molte salite. La più immediata è quella economica, che si aggancia al contratto in scadenza firmato nel 2018, definito dalla stessa associazione sindacale “il più grande contratto nella storia dell’ILA”. Da fonte CNBC, attualmente i portuali ILA, che in esclusiva svolgono le operazioni e i servizi nei porti statunitensi della costa orientale, percepiscono un salario orario compreso tra 20 e 37 dollari, a seconda dell’anzianità, del livello di competenza, del rischio, del differenziale degli straordinari e del bonus annuale tra 15.000 e 20.000 dollari, maturato in base alle tonnellate di merce movimentate dal porto. Ma l’inflazione ha eroso fortemente il potere di acquisto delle retribuzioni, mentre dai registri finanziari di vettori come AP Moller-Maersk, MSC, Cosco, CMA CG, Evergreen, e da quelli dei terminalisti, il sindacato legge nero su bianco i loro enormi profitti record degli ultimi anni. Per il nuovo Master Contract la ILA chiederà alla United States Maritime Alliance (USMX), che rappresenta tutta la parte datoriale, un aumento salariale commisurato, secondo alcune voci di oltre il 30%.

Già nel luglio 2023, in anticipo sui tempi, il presidente dell’ILA, Harold Daggett, attualmente al suo quarto mandato, aveva tracciato le linee guida della trattativa, chiarendo che l’obiettivo di garantire un buon accordo economico per i lavoratori non può essere disgiunto dall’opporsi all’automazione del lavoro portuale, spesso celata nelle pieghe dell’aggiornamento tecnologico, che riduce, se non elimina, posti di lavoro di interi cicli e  indebolisce il potere contrattuale dei lavoratori. A questo va affiancata la garanzia dell’esclusività, per allontanare forme di lavoro ibrido, che estendono a lavoratori statali i compiti dei membri ILA in violazione del contratto, come avvenuto nel porto di Charleston, contro cui il sindacato è ricorso con successo al tribunale.

Il blocco di questa trattativa nasce nell’ambito degli accordi locali, a cui USMX attribuisce il 75% del carico di lavoro della negoziazione contrattuale, che sono stati anticipati rispetto alla stipula finale del Master Contract che comprende tutta la costa, allo scopo di evitare l’analogia con quella occidentale, dove il rinnovo degli accordi locali ha ritardato di 13 mesi l’entrata in vigore del Master Contract del sindacato dei portuali ILWU.

Mentre nei porti come New York/New Jersey e Baltimora sono stati raggiunti accordi locali provvisori, nel corso della trattativa per il porto di Mobile in Alabama, alla scoperta che APM Terminals utilizza il sistema Auto Gate per il transito autonomo dei camion,  lo scorso 10 giugno l’ILA ha fermato tutto.

Il suo comunicato di annuncio non usa mezzi termini: “Eccoci di nuovo! Questo è un altro esempio di membri dell’USMX che aggirano unilateralmente il nostro contratto generale su tutta la costa – dice in un passaggio –  Questa è una chiara violazione del nostro accordo con l’USMX e non lo tollereremo più”. Dichiarandosi indisponibile a proseguire tutti i negoziati finché il problema “cancello automatico” non sarà risolto, ILA ha ribadito: “Non ha senso cercare di negoziare un nuovo accordo con USMX, quando una delle sue principali società continua a violare il nostro attuale accordo con l’unico obiettivo di eliminare posti di lavoro nell’ILA attraverso l’automazione”.

Da anni il sindacato attende i risultati di un audit sui posti di lavoro creati dalle nuove tecnologie, ma nel frattempo nota l’avanzare di un numero crescente di personale IT nei gateway portuali, che interpreta come progetto di aggiramento  degli accordi, per drenare ulteriori profitti abbattendo costi di personale con le tecnologie automatizzate.

Da parte datoriale si è cercato di gettare acqua sul fuoco, richiamando la prassi consolidata del dialogo tra le parti sociali e ribadendo che “USMX non vede l’ora di impegnarsi nuovamente con il comitato di contrattazione dell’ILA per portare avanti congiuntamente le trattative sui contratti locali e su quello master”.

Maersk, invece, ha confutato le accuse dell’ILA, ribadendo  il pieno rispetto del contratto generale ILA/USMX da parte della sua divisione APM Terminals, delusa  “dal fatto che l’ILA abbia scelto di rendere pubblici alcuni dettagli dei negoziati in corso, nel tentativo di creare ulteriore leva per le altre loro richieste. Continueremo a impegnarci con tutte le parti interessate, compresa l’ILA, per affrontare le loro preoccupazioni”.

Intanto, ILA ha ribadito che se non sarà raggiunto un accordo, i membri del sindacato non lavoreranno oltre la data di scadenza del contratto, richiamando  lo sciopero dal prossimo 1° ottobre, che se si verificasse sarebbe il primo dal 1977, quando l’astensione dal lavoro dei portuali si protrasse per 44 giorni.

L’impatto di questa trattativa sui clienti dei porti della costa orientale è di forte preoccupazione. La prospettiva di un periodo di sciopero compromette il quadro previsionale di forte ripresa dei traffici statunitensi, che già devono destreggiarsi nell’intricato concatenamento di fattori che gravano sulle catene del valore, quali il dirottamento delle navi verso la lunga circumnavigazione dell’Africa a seguito dell’escalation di guerra nel Mar Rosso legata alla distruzione di Gaza ad opera dei sionisti israeliani; la crisi climatica che causa siccità prolungate e imprevedibili nel Canale di Panama; il congestionamento dei porti asiatici e mediterranei; la carenza di box e per il rialzo dei noli.

Il Global Port Tracker, pubblicato congiuntamente da National Retail Association e Hackett Associates, prevede il più forte aumento, degli ultimi due anni, dei volumi mensili in ingresso nei principali porti container statunitensi, determinato dall’appiattimento del picco stagionale delle importazioni allungatosi verso gli altri mesi, per il cambiamento delle dinamiche di riassortimento dei rivenditori. La forte ripresa dei consumi spinge all’accaparramento delle scorte, anche in previsione del rientro a scuola e delle festività natalizie, ma è mosso anche dall’aumento tariffario sulle merci provenienti dalla Cina previsto nel prossimo agosto, che ha indotto ad anticipare gli ordinativi.

La possibilità di un periodo di sciopero sta motivando  importatori e spedizionieri a prevenire i rischi di ulteriore interruzione dei rifornimenti. Anticipare gli arrivi delle forniture è una di queste azioni, ma è  lo spostamento di quote di traffico sui porti della costa orientale, che innescherà ulteriori effetti. Il travaso dei traffici tra le sponde, atlantica e pacifica, degli Stati Uniti è stata tra le scelte compiute nel 2022-2023, durante le trattative start-and-stop dei porti della costa occidentale, segnate da rallentamenti e interruzioni del lavoro, ed è ancora molto vivida tra gli operatori l’esperienza dei porti canadesi, in cui lo sciopero di 13 giorni bloccò oltre 12 miliardi di dollari di merci, smaltite poi in più mesi per il congestionamento che si era venuto a creare. L’inversione di parte dei flussi commerciali tra le due sponde fu una via di fuga che aumentò i volumi movimentati nei porti della costa orientale, tra cui quelli del New Jersey e della Virginia, che invece, adesso, potrebbero assottigliarsi.

Ma la posta in gioco per il sindacato è ben più alta, coinvolgendo il futuro stesso del lavoro portuale. Daggett si è impegnato a non permettere a nessuno di “mettere in secondo piano l’ILA”, puntualizzando: “È tempo che le compagnie straniere come Maersk e MSC si rendano conto di aver bisogno di noi tanto quanto noi abbiamo bisogno di loro”.

Una battaglia che sta raccogliendo solidarietà crescente, nazionale e internazionale, come attestato dalla recente 39° Convention ILWU a Vancouver, in cui l’International Dockworkers Council (IDC) e l’International Transport Workers Federationi (ITF)  hanno fatto proprio lo slogan “Sostieni l’ILA nelle trattative per il contratto Master. Se stiamo insieme, è impossibile fallire”.

                                                                                 Giovanna Visco

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