Nasce la Global Maritime Alliance contro l’automazione che elimina i posti di lavoro nei porti

Centinaia di rappresentanti sindacali provenienti da oltre 60 paesi, inclusa l’Italia, insieme a leader, accademici ed esperti del settore marittimo e portuale, sono stati i protagonisti della People Over Profits: Anti-Automation Conference, tenuta pochi giorni fa (5 e 6 novembre) a Lisbona (Portogallo). Organizzato  congiuntamente dall’International Dockworkers Council (IDC) e dall’International Longshoremen’s Association (ILA), questo evento internazionale senza precedenti, ha animato confronti e approfondimenti tecnici ed economici, che hanno messo a confronto il lavoro umano specializzato con i terminali automatizzati, evidenziando la scarsa capacità innovativa dell’automatizzazione, soggetta a carenze di prestazione costanti e alla dipendenza quotidiana dall’intervento manuale per funzionare.

“Nei porti il lavoro umano è più produttivo, più affidabile e molto più sicuro di qualsiasi macchina” ha affermato nel suo intervento Dennis A. Daggett, Coordinatore Generale di IDC e Vicepresidente Esecutivo di ILA, a cui ha fatto eco Jordi Aragunde Miguens, coordinatore del lavoro di IDC:

” L’automazione nei nostri porti non è una minaccia astratta: distrugge le comunità, distrugge mezzi di sussistenza stabili e sostituisce generazioni di competenze, orgoglio e giudizio umano con macchine che rispondono solo al profitto”, rischiando di trasformare “i nostri moli in corridoi silenziosi e vuoti, dove un tempo c’erano vita, lavoro di squadra e il battito cardiaco delle famiglie della classe operaia. Ci rifiutiamo di lasciare che questo sia il nostro futuro ” .

Al termine dei lavori è stata sancita la risoluzione “Proteggere l’occupazione, le comunità e la contrattazione collettiva contro l’automazione distruttiva dei posti di lavoro”, sottoscritta unanimemente.

In sintesi, la risoluzione esplicita la posizione globale di portuali e marittimi, focalizzandosi su tre punti fondamentali: il rifiuto di qualsiasi processo di automazione che comporti perdite di posti di lavoro o violazione dei diritti; la regolamentazione del cambiamento tecnologico attraverso la contrattazione collettiva; l’impegno dei lavoratori portuali e marittimi di tutto il mondo ad agire in modo unito e coordinato contro l’imposizione di terminal automatizzati senza il consenso sindacale, attivando scioperi congiunti per proteggere dalle minacce dell’automazione i posti di lavoro e la contrattazione collettiva.

Questa ratifica segna anche l’avvio concreto della rete internazionale permanente di coordinamento sindacale dei porti per la difesa dell’occupazione, la Global Maritime Alliance, che  ogni quattro anni valuterà nel People Over Profits: Anti-Automation Summit i progressi compiuti e gli aggiornamenti strategici.

L’obiettivo, come affermato da più parti, non è quello di fermare il progresso tecnologico, ma di ridefinirlo in un’ottica umana e sostenibile. I porti del futuro non possono essere costruiti contro i lavoratori ma con i lavoratori: devono essere moderni, ecologici ed efficienti, mettendo al centro i professionisti che vi lavorano, per far sì che tecnologia, occupazione e giustizia sociale avanzino insieme.

L’idea di  organizzarsi a livello globale era stata lanciata dal sindacato della costa orientale degli Stati Uniti (ILA) durante la sua Convention di due anni fa. La proposta si era poi rafforzata con il successo dello sciopero ad oltranza nel 2024 (clicca qui per approfondire) contro la parte datoriale United States Maritime Alliance (USMX), conclusosi con la firma di un contratto storico di sei anni, che tutela dall’automazione tutti i lavoratori dei porti atlantici statunitensi e canadesi, e del Golfo.

La Risoluzione di Lisbona estendendo questo principio a livello mondiale, segna il punto di svolta qualitativo del movimento sindacale marittimo-portuale internazionale, che con la Global Maritime Alliance, passa dalla resistenza al coordinamento, dalle lotte locali alla strategia globale. “Per troppo tempo, le aziende hanno parlato con una sola voce. Da oggi in poi, lo faremo anche noi”, ha sintetizzato Jordi Aragunde Miguens, sostenendo la necessità di una struttura sindacale internazionale permanente, che consenta un’azione rapida, unitaria ed efficace di fronte alle sfide tecnologiche. La risposta dei lavoratori deve essere globale, combinando azione politica, resistenza legale, comunicazione pubblica e solidarietà globale: “Se la loro strategia è globale (vettori e terminalisti ndr), anche la nostra deve esserlo. Ovunque ci sia un porto, ci sarà un sindacato organizzato, e ovunque ci sia un lavoratore minacciato, ci sarà solidarietà internazionale”.

                                                               Giovanna Visco

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