Il podio economico dell’Ungheria

La pandemia non blocca l’economia, che continua a muoversi ed a pianificare comunque, sebbene a velocità e ritmi alterni, cercando nuove strade, che spingono verso cambiamenti strutturali che necessitano di coordinamento vigile e attento e del coinvolgimento delle comunità economiche e sociali, perché l’interesse generale prevalga sulle spinte speculative. 

Si assiste ad una accelerazione del confronto disputato sempre più chiaramente fra grandi aree regionali, in cui emerge un Est rampante, intraprendente e aperto, rispetto ad un Occidente invecchiato e irrigidito, che annaspa in una realtà in veloce movimento. 

L’Europa centro-orientale

Come si è sempre il sud di qualcun altro, così si è sempre est di qualcun altro, e anche l’occidentale Unione Europea, non sfugge a questa regola, che ha il proprio Est nella Europa centro-orientale, CEE (Central and Eastern Europe), che dai Balcani si estende verso l’Adriatico, il Baltico ed il Mar Nero, coinvolgendo 16 Stati, tutti membri dell’Unione Europea, eccetto Albania, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro e Macedonia del Nord.  Per molti analisti è questa la regione diventata calamita degli insediamenti manifatturieri e di logistica. 

Nonostante il coronavirus, il livello degli investimenti esteri nei paesi CEE continua ad essere significativo, che rispondono ad una offerta dinamica, fatta di incentivi su misura, di maestranze istruite,  qualificate e formate, infrastrutture in rapido sviluppo e costo del lavoro inferiore al resto dell’Europa occidentale.  In tutta la regione CEE attualmente vi sono oltre 50 mln di mq destinati alle scorte industriali e logistiche, con un tasso di posti vacanti solo del 5%, che segnala un’offerta bassa rispetto alla domanda di spazi Industriali e Logistici (I&L), che ha il suo apice in Polonia ed è guidata dai settori della logistica in conto terzi, vendita al dettaglio e distribuzione, seguiti dalla produzione leggera, automobilistico e beni di largo consumo confezionati (FMCG – Fast Moving Consumer Goods). Nel solo primo semestre 2020 sono stati firmati contratti di locazione I&L pari al 55% del volume totale dello scorso anno in Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria.

I cambiamenti delle abitudini di consumo e degli stili di vita a causa della pandemia coronavirus, trainano l’aumento di ordini e volumi nei settori e-commerce, data center e stoccaggio specializzato, pur mantenendo ancora molto attraenti le produzioni industriali di parti automobilistiche, aerospaziali, plastica, metalli, elettronica complessa, elettrodomestici, agroalimentari, farmaceutica e apparecchiature mediche. Nel breve periodo nella regione CEE è prevista una crescita sostenuta dell’e-commerce, ma nel lungo le analisi pronosticano il ri-avvicinamento all’Europa delle catene di approvvigionamento, che aumenterà la domanda di spazi industriali destinati alle attività produttive, rendendo la regione centro-orientale dell’Europa un cuscinetto per la sicurezza del più grande mercato di consumo del mondo, l’UE, scongiurando la crisi dei rifornimenti sperimentata in tempo d pace con l’avvento della pandemia. In sintesi, ci si aspetta l’aumento delle scorte immagazzinate o prodotte nelle vicinanze dei consumatori, che determinerà la crescita della domanda nel settore immobiliare I&L. 

L’Ungheria

Uno dei paesi protagonisti di questo processo è l’Ungheria, paese Ue, aderente all’alleanza Visegrad e alla Iniziativa dei Tre Mari (3SI),  che mostra un mercato industriale e logistico in rapida crescita,  forte di un tessuto produttivo e logistico che annovera presenze come BMW (che sta sviluppando una piattaforma dedicata alle auto elettriche per il nuovo stabilimento ungherese), Bosh, Flex, Samsung, Mercedes, Continental e Audi, che ha realizzato in Ungheria, con un investimento significativo, il più grande impianto solare di copertura d’Europa, installando sul tetto della fabbrica di Gyor 36.400 moduli solari, che lo ha reso sito industriale ad emissioni zero.

Dalle elaborazioni di Cushman&Wakefield, nei primi 6 mesi 2020 l’Ungheria ha registrato un’offerta record di nuovi spazi logistici, a cui si aggiungeranno i progetti in ultimazione entro fine 2020/inizio 2021, che ha visto nella sola Budapest la transazione di oltre 282.000 mq di nuovi spazi logistici/industriali, il più alto semestrale degli ultimi 5 anni.

Anche in tempo di crisi, l’Ungheria raccoglie i frutti di una politica governativa costante, basata sulla paziente costruzione di una fitta rete di relazioni diplomatiche e commerciali e di cooperazioni economiche internazionali. Il paese guarda all’Ovest quanto all’Est geografico, a partire dagli stati confinanti  (Austria, Croazia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Ucraina), superando lo svantaggio di non avere sbocchi sul mare.

Il mare ungherese è l’Adriatico di Trieste

C’è riuscito sviluppando le interconnessioni infrastrutturali ferroviarie, acceleratori sostenibili dello sviluppo degli scambi commerciali e degli insediamenti produttivi, arrivando fino in Italia, nel porto di Trieste. Il porto giuliano gli ha offerto spazi e organizzazione adeguati, in un’ottica di reciproca e proficua collaborazione, che valorizza ulteriormente la vocazione di porto di riferimento dell’Europa,  volano di sviluppo territoriale e regionale. Lo scorso giugno, infatti, la società pubblica ungherese, Adria Port, ha acquisito 320mila mq dell’ex impianto petrolifero di Noghere, investendo 100 milioni di euro, per un terminal multifunzionale per l’import/export ungherese via mare. 

Serbia

Nella vicina Serbia, paese non UE, invece il governo ungherese ha annunciato un investimento di 25 milioni di euro a supporto di un operazione industriale del valore complessivo di 75-80 milioni, che vede protagoniste 9 imprese ungheresi, attive nei settori della logistica, farmaceutica, agroalimentare e lavorazione metalli. A renderlo noto il Ministro degli affari esteri e del commercio ungherese, Péter Szijartò, e il Ministro delle Finanze serbo, Sinisa Mali, durante un incontro a Belgrado, alla vigilia  del ballottaggio per le elezioni serbe, in cui si è parlato anche dell’ammodernamento della ferrovia transfrontaliera Subotica – Szeged, già attivato nel 2019 da un Memorandum di intesa del valore di 56 mln di euro, che prevede il completamento dei lavori entro il 2022. I due paesi stanno collaborando anche per migliorare la linea ferroviaria Belgrado-Budapest,  e per costruire un nuovo gasdotto di connessione al TurkishStream, per portare il gas russo in Serbia. 

Croazia

E mentre l’Ungheria guarda all’esterno anche l’esterno guarda all’Ungheria e la Croazia ha ottenuto circa 4,5 miliardi di euro per circa l’80% cofinanziati dai fondi europei ESI e CEF, per il più grande progetto infrastrutturale della Repubblica che prevede, entro il 2030, per l’ammodernamento della rete e la costruzione del doppio binario per la linea Rijeka – Zagabria – Budapest, parte del corridoio Ten-t del Mediterraneo. 

Romania

Sul confine con la Romania, invece, recentemente un consorzio in cui partecipa l’Ungheria si è aggiudicato un contratto da 132 Mln di euro per l’elettrificazione e l’aumento della velocità della tratta ferroviaria transfrontaliera a binario unico Puspokladany-Biharkeresztes.

Singapore

Ma l’hard della politica diplomatica ungherese da decenni guarda all’Asia, in particolare all’Asean, che raggruppa i paesi del sud est asiatico (Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Birmania, Cambogia). Tra questi, Singapore è il suo più grande partner commerciale e di investimento. La cooperazione economica ungherese-singaporese è saldata su  strette relazioni diplomatiche che quest’anno hanno festeggiato in Ungheria i 50 anni, ed è attiva soprattutto in 4 settori chiave: agroalimentare, spaziale (a febbraio scorso l’Ungheria ha firmato un protocollo di intesa con la Singapore Space Technology Association per futuri progetti comuni), difesa ed automobilistico. 

Il gruppo Thakrai Corporation, gigante di Singapore, specializzato in elettronica e logistica, in Ungheria ha il suo unico stabilimento produttivo e centro logistico europeo, mentre Patec  Singapore mega impresa di componentistica ha uno stabilimento di 15.000 mq. L’investitore globale di Singapore GIC ha acquisito il 23% dell’aeroporto Budapest, mentre la Keppel Infrastructure  il 20% di MET Group, società energetica ungherese. Nel 2019 l’Ungheria ha accolto 101 progetti singaporiani del valore complessivo di 5,35 miliardi di euro, in crescita del 24% rispetto all’anno precedente.

Al 2° posto, invece, la Corea del Sud, che ha un accordo di libero scambio con l’Asean, con 11 progetti, e mentre anche gli investimenti  giapponesi crescono, la Cina nel 2019 è figurata al 10° posto dei suoi partner commerciali.

Cina

Tra le aziende cinesi presenti sul territorio ungherese, Huawei, il gigante delle telecomunicazioni, che è stata anche la prima azienda cinese con cui, 7 anni fa, l’Ungheria firmò una collaborazione strategica. Oggi il centro logistico ungherese di Hauwei è il più grande al di fuori della Cina, e ora per la terza volta  sta nuovamente  investendo per l’apertura  a Budapest di un importante centro di ricerca e sviluppo che impiegherà almeno 100 ingegneri ungheresi.

L’apertura verso Est dell’Ungheria le ha procurato un aumento del 22% delle esportazioni ed una crescita del commercio del 25%, che nel 2019 si è tradotto in 60% del valore degli investimenti e 40% dei nuovi posti di lavoro. Negli ultimi 10 anni gli investimenti cinesi in Ungheria ammontano a 5 mld di dollari, creando 15.000 posti di lavoro. Questo spiega, ha detto il Ministro degli affari esteri e del commercio ungherese, Péter Szijartò, perché l’Ungheria è stato il primo paese dell’Unione Europea ad aderire alla Belt and Road Iniziative. Ma senza subalternità, perché l’Ungheria con la sua multilateralità collaborativa, sta lavorando alla propria indipendenza.

                                                                        Giovanna Visco

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