Il mare genera valore e il sistema portuale ne è l’artefice. L’intervista a Zeno D’Agostino

Il mare è soprattutto un’infrastruttura ed una industria. Genera valore”; il virgolettato, estrapolato da una recente intervista, potrebbe essere il titolo di un saggio di economia marittima, quello che molti portuali e logistici italiani aspettano di poter scrivere da anni.

L’asserzione, asciutta e chiara, fa parte delle dichiarazioni rilasciate all’Huffpost da Zeno D’Agostino, Presidente della AdSP Mar Adriatico Orientale e, da  dicembre 2020, Amministratore unico di RAM – Logistica, Infrastrutture e Trasporti SpA, società in house del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, con socio unico il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Un intervento che coincide tempestivamente con l’insediamento del governo Draghi, e che in modo diretto denuncia la scomparsa del mare negli ultimi decenni dalla programmazione economica dei governi italiani. “Ora è arrivato il momento di riportare l’industria sul mare” ha sottolineato il presidente della AdSP MAO, a cui fanno capo il porto internazionale di Trieste e quello di Monfalcone.

Il cambiamento di cui si ha bisogno dovrebbe partire con l’affrontare la questione della fiscalità delle autorità portuali e del contenzioso con l’Unione Europea.

Per rammentare, la Commissione Europea ha deliberato una procedura di infrazione contro l’Italia, per avere esentato le AdSP, enti pubblici di personalità giuridica, dal pagamento dell’imposta sul reddito delle società (Ires), relativamente ai canoni incassati dalle stesse  per conto dello Stato.

Una questione fondamentale, che va ben oltre i tecnicismi, coinvolgendo la natura stessa del modello portuale italiano. È un confronto- scontro di impostazione, che potrebbe dirsi in ambito economico,  tra una visione neo liberista, quella avanzata dalla procedura, e una keynesiana, quella formulata dall’Italia, che con la promulgazione legislativa della L.84/94  riuscita a risollevare le sorti dei porti italiani, rimettendoli nello scenario internazionale.

Dagli anni ’80 del secolo scorso è avvenuta una profonda frattura tra l’industria e il mare che non si è più risanata, ha rimarcato D’Agostino, ma adesso l’Italia deve mostrare la volontà di voler essere strategica nel Mediterraneo, facendo sì che i  porti non siano infrastrutture solo di passaggio delle merci, ma creino valore per poterli rilanciare.

“Credo che la questione degli aiuti di Stato vada analizzata. A me sembra illogico che nelle sue valutazioni l’Europa non tenga conto degli effetti distorsivi nella concorrenza causati dagli scali africani su quelli italiani. E non parlo di concorrenza sleale, perché i porti del Nord Efrica fanno giustamente i loro interessi , ci mettono i loro soldi nel ridurre il peso fiscale nei loro porti” spiega l’Amministratore Unico di RAM.

Buona lettura!

ZENO D’AGOSTINO: “ORA RIPORTIAMO L’INDISTRIA SUL MARE” – Huffpost del 21 febbraio 2021

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