I nuovi piani del porto di Marina di Carrara

In un’epoca, la nostra, in cui il suolo è una risorsa scarsa e la sostenibilità ambientale una condizione necessaria per gli investimenti pubblici  e privati, si impone la ricerca di soluzioni innovative di sistema, che non arretrino il progresso economico e sociale dei territori. Una sintesi pianificatrice  e programmatoria  più che mai necessaria al futuro dei porti.

È il caso del porto toscano di Marina di Carrara, incastonato in un tratto della costa tirrenica tra la Riviera ligure  e la Versilia, tra le foci di due corsi d’acqua, il Torrente Carrione ed il Fosso Lavello. Marina d Carrara insieme al porto ligure di La Spezia, forma l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale (AdSP MLOR), guidata da Mario Sommariva, in carica da gennaio 2021.

Per fungere da volano alla ripresa del territorio, una delle aree  con maggiore disoccupazione della Toscana, il porto di Marina di Carrara  ha bisogno urgente di una svolta infrastrutturale, che offra maggiori potenzialità e opportunità di sviluppo alla cantieristica, al Consorzio industriale apuano, a realtà industriali di eccellenza come la Nuova Pignone. “Il porto deve sviluppare, nella sostenibilità sociale ed ambientale, lavoro” ha sottolineato Sommariva nel corso della Conferenza stampa di presentazione della proposta di nuovo Piano Regolatore Portuale messo a punto dalla AdSP MLOR in collaborazione con Comune e Regione Toscana, e ora in fase di approvazione degli organi interni dell’ente.

La principale novità di questa nuova progettazione consiste nell’aver ridimensionato di oltre 4%  lo spazio demaniale di 143.000 mq che il piano vigente del 1981 permetterebbe di utilizzare per una ulteriore espansione del porto. Una ottimizzazione resa possibile da una accorta razionalizzazione dell’utilizzo degli spazi a terra e la creazione di opere a mare, restituendo spazi vitali alla riqualificazione urbana di importanti aree litoranee della città.

Come ha spiegato il Segretario Generale della AdSP MLOR, Francesco Di Sarcina, il piano regolatore “che non è un esercizio di ingegneria ma è un dare risposta ad un bisogno”, prevede innanzitutto di unificare le due anime commerciali del porto attualmente separate da un enclave, costituita da diporto e cantieristica, trasferendo quella più esterna, esclusa dal collegamento ferroviario, creando la premessa necessaria di masse critiche per lo sviluppo intermodale dei traffici.

A questa nuova area commerciale, si aggiunge una nuova darsena, recuperando spazi di banchina e accosti con fondali di 12 metri, ideali per la tipologia di traffico infra-mediterraneo del porto.

Le aree liberate, invece, saranno ottimizzate per il diporto, con un guadagno di oltre 200 posti barca rispetto a quelli attuali, e per la crocieristica. Sono previsti la realizzazione di un nuovo braccio, per gli accosti delle navi da crociera senza causare alcun impatto visivo alla città, e l’allungamento della diga foranea, che avrà anche effetti benefici sulla foce del Carrione, per il minor insabbiamento che farà posto ai sedimenti delle alluvioni, che  potranno depositarsi liberamente senza ostruire la foce. Sono previste  anche estese aree verdi, che saranno pianificate dal Comune e non più dal Piano Regolatore Portuale.

Questo ridisegno in chiave moderna e funzionale del porto di Marina di Carrara non aggraverà il problema esistente dell’erosione della costa, “ma non lo migliora nemmeno” ha sottolineato il Presidente Sommariva, spiegando che “la nostra volontà è che il porto dia un contributo in termini di crescita di occupazione e sostanziale sul piano industriale”. Ma per raggiungere questo obiettivo  “è necessario un approccio diverso, che trasformi il problema in opportunità, utilizzando in modo strutturale e permanente le sabbie di dragaggio per il ripascimento delle spiagge”. L’idea portante è la creazione di una gestione consortile, guidata dall’AdSP MLOR sotto l’egida della Regione e con la partecipazione degli enti locali litoranei, per servizio strutturato che vada a beneficio di tutto il territorio costiero.

Se si è convinti che il porto sia un elemento utile e determinante al territorio, “dobbiamo lavorare sul futuro” sottolinea Sommariva, che rende necessario intraprendere una lotta contro il tempo, che può essere vinta solo con la volontà politica delle istituzioni e della opinione pubblica.

Affinché la proposta della AdSP MLOR diventi Piano a tutti gli effetti, passando così alla fase attuativa, sono necessari passaggi istituzionali in capo alla Regione, e non alla L.84/94 e sue successive modifiche, avendo la Toscana avocato a sé il potere concorrente sulle infrastrutture. Questo si concretizza in un percorso articolato e complesso, cha passa da un accordo con il Comune di Carrara. “I vari passaggi ci fanno temere un percorso molto lungo, anche se l’interlocuzione politica con la Regione è buona” evidenzia Sommariva. Da calcoli fatti, la tempistica normale dell’iter di approvazione del nuovo Piano Regolatore Portuale potrebbe richiedere circa 8 anni, un tempo fuori da ogni ragionevolezza, che allontana dal contesto del pacchetto finanziario europeo per la ripresa, Next Generation, la cui rendicontazione è prevista nel 2026.

A questo si aggiunge il fatto che parte del water front del porto di Marina di Carrara è già entrato a pieno titolo nel PNRR (Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza) del Governo italiano collegato al pacchetto di finanziamento europeo. Per il miglioramento sostanziale dell’interfaccia porto-città si rende dunque necessaria l’approvazione del nuovo Piano Regolatore Portuale entro tempi ragionevoli, per mettere a sistema tutte le attività portuali, con programmazioni e pianificazioni razionali, innovative e pienamente funzionali degli spazi, consentendo lo sviluppo industriale dell’area di Marina di Carrara che fa riferimento al porto.

Per dirla con le parole del Presidente della AdSP MLOR: “L’idea dello sviluppo del porto anche per i benefici alla città, dipende dalla volontà degli uomini e i tempi del procedimento dipendono dalla volontà politica”.

Giovanna Visco

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