Algeria: olio, gas e la distribuzione della ricchezza

Come riportato da Associated Press, durante il recente dibattito parlamentare sui dati della banca centrale algerina, un parlamentare indipendente, Habib Zegad, ha sintetizzato “gli algerini  non trovano nulla da mangiare se il prezzo del greggio continua  a cadere”. Ma l’opinione del politico non trova riscontro nelle decisioni OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries) che a fine novembre scorso ha deciso di mantenere inalterati i livelli di produzione dei paesi membri, nonostante la caduta del prezzo del barile di ben 20 dollari in tre settimane a dicembre, sceso a meno dii 50 dollari. 

I bassi costi di produzione, soprattutto dell’Arabia Saudita che copre il 40% della produzione OPEC a un costo di 5-6 dollari a barile, danno ampio margine di resistenza e opportunità di sbarazzarsi di concorrenti che producono a costi ben più alti, anche per gli investimenti in nuovi progetti in diverse aree del mondo in previsione di ampi margini di guadagno,

Sonatrach, il colosso energetico di proprietà del governo algerino, circa sei mesi fa ha annunciato che passerà a produrre 225 milioni di tonnellate di greggio all’anno entro il 2018, dai 195 milioni del 2013. L’’annuncio lfa trasparire la forte volontà del governo algerino di invertire il trend di rallentamento produttivo di greggio, causato dai problemi di sicurezza, dall’inchiesta giudiziaria per corruzione del gruppo Sonatrach, dalle contese degli schieramenti politici per assicurarsi le entrate della compagnia di Stato.

L’Algeria è ancora sufficientemente ricca per continuare a spendere al suo tasso corrente per qualche anno ancora, ma secondo alcuni osservatori, tra cui l’economista Mohammed Sghir Babes, il paese ha bisogno di riforme immediate che riducano la spesa pubblica. In particolare sono sotto accusa le sovvenzioni pubbliche a molti prodotti, che risultano così alla portata da dare luogo a fenomeni di contrabbando con i paesi vicini.

In Algeria gli investimenti privati sono limitati da regole interne molto restrittive, che determinano una forte dipendenza dalle importazioni, mentre il tema della distribuzione della ricchezza resta è il filo conduttore delle inquietudini sociali, analogamente a molti altri paesi arabi. Grandi profitti dalla commercializzazione energetica e forti rivendicazioni nei territori per una più equa ripartizione dei profitti sono i principali fattori di tensione sociale nei paesi arabi esportatori di olio e gas, che in Algeria ,a differenza del passato, producono l’insorgere di proteste che non fermano più la produzione degli impianti. Dal 2012, in circa 2 anni, per la distribuzione della ricchezza in tutta l’Algeria ci sono state circa 10.000 dimostrazioni, tra cui anche quelle del corpo di polizia che chiedeva aumenti salariali in ottobre scorso. 

Intanto, il management del gruppo Sonatrach, al suo quarto rimpasto dall’inizio dell’inchiesta sulla corruzione pubblica nel 2010, nonostante il prezzo del barile sui mercati internazionali sia precipitato di oltre il 40% in pochi mesi, ha deciso di mantenere inalterati il pianoindustriale 2015-2019. Il quinquennio prevede $90 mld di investimento, di cui 22 nel settore gas. Il gruppo ha molteplici obiettivi, tra cui quello di consolidare di oltre il 20% la vendita di gas convenzionale all’Europa, e di guidare la crescita industriale algerina migliorando le infrastrutture del paese per la fornitura di luce e acqua. Ad Illizi, ad oltre 1200 km a sud di Algeri, Sonatrach sta realizzando un impianto di de-mineralizzazione dell’acqua, che sarà operativo entro giugno 2015, di 87 pozzi estrattivi e 54 cisterne di stoccaggio della capacità di circa 21mila m3, per la fornitura di acqua potabile ad una rete di distribuzione di circa 500 km, che raggiungerà il 97% della popolazione della provincia. 

Ma l’obiettivo più ambizioso del colosso algerino è quello di diventare traino continentale nella produzione da scisto di olio e gas, che secondo il World Report del  Dipartimento ’Energia USA (DoE), ha la terza riserva mondiale di idrocarburi non convenzionali dopo Cina e Argentina di circa 20 miliardi di m3, principalmente nei bacini di Mouydir, Ahnet, Berkine-Ghadames, Timimoun, Reggane and Tindouf. La decisione è stata confermata anche nell’ultimo Summit del Nord Africa sul greggio e gas tenutosi ad Algeri, mediante un progetto prevede una fase pilota nel 2019, commercializzazione della produzione entro il 2022 e sviluppo ulteriore entro il 2025-2027 in collaborazione con compagnie internazionali specializzate. Il grave impatto ambientale di questa tecnica estrattiva, che libera nell’atmosfera dosi massicce di CO2 e causa terremoti di varia entità tanto da spingere diversi Stati degli USA a vietarla, al momento sembra non interessare i programmi Sonatrach, argomentando che l’estrazione di materiali da scisto nel Sahara algerino, data la minore resistenza della roccia, si differenzia da quelle USA ed europee, come dimostrerebbero le ultime estrazioni sperimentali, in cui la quantità di acqua necessaria alla fratturazione idraulica (fracking) è stata di 2/3 inferiore alla media mondiale.

Durante il recente Forum Algeria-Gran Bretagna su commercio e investimento a Londra, Sonatrach ha reso noto che n Algeria saranno trivellati i 11 pozzi in 7-13 anni per l’estrazione da scisto e le prime operazioni pilota di perforazione e compressione sono già state completate a 1300 km a sud di Algeri, ad Ahnet (In Salah). Secondo Bloomberg, da quest’anno Sonatrach investirà 400 milioni di dollari nello sviluppo di questo settore, in joint con una società il cui nome resta ancora riservato, iniziandone la produzione commerciale nel 2017. 

Per le estrazioni convenzionali, invece, nonostante le compagnie abbiano disertato le ultime gare algerine per nuove esplorazioni, è atteso un aumento produttivo di greggio nei campi di Bir Sebaa and Bir El M’sana e, nei prossimi due anni di gas convenzionale In Salah e dei campi di Touat e Timimoun. Intanto, nella provincia di Quargla, 800 km a sud di Algeri, è stato inaugurato l’impianto Gassi Touil di gas naturale in partnership con la nipponica JGC (Japanese Gas Company). che con 44 pozzi, avrà capacità 3,6 miliardi di m3 all’anno e produzione di 12 milioni di m3 di gas al giorno per 12-15 anni.

Giovanna Visco

NB: questo articolo è stato scritto i 9 gennaio 2015

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