25 aprile 1945

LAPIDE AD IGNOMINIA
 Lo avrai 
camerata Kesselring 
il monumento che pretendi da noi italiani 
ma con che pietra si costruirà 
a deciderlo tocca a noi 

non coi sassi affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio 
non colla terra dei cimiteri 
dove i nostri compagni giovinetti riposano in serenita’ 
non colla neve inviolata delle montagne 
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli 
che ti vide fuggire 

ma soltanto col silenzio dei torturati
piu’ duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto 
giurato fra uomini liberi 
che volontari si adunarono 
per dignità, non per odio 
decisi a riscattare 
la vergogna e il terrore del mondo 

su queste strade se vorrai tornare 
ai nostri posti ci ritroverai 
morti e vivi collo stesso impegno 
popolo serrato intorno al monumento 
che si chiama ORA E SEMPRE RESISTENZA

                                                     Piero Calamandrei

Piero Calamandrei (Firenze 1889-1956)  giurista, scrittore, partigiano, uomo politico antifascista. Uno dei padri della nostra Costituzione. Membro della Consulta nazionale e della Costituente per il Partito d’azione.Il testo sulla lapide posata a Cuneo, poi a sant’Anna di Stazzena e in numerosi altri comuni italiani straziati dalla bestialità nazista, fu scritto da Piero Calamandrei  in risposta alle abberranti dichiarazioni  del comandante supremo nazista dell’esercito tedesco in Italia.dal 1943 al 1945, Albert Kesselring. Al suo ientro in Germania nel 1952, dopo  aver scontato parte della pena carceraria  a cui l’aveva condannato  la Corte militare britannica per crimini di guerra, Kesselring dichiarò che non aveva alcun rimprovero da fare a se stesso. Anzi, gli italiani avrebbero dovuto dedicargli un monumento per il suo operato sul suolo italiano di salvaguardia delle città d’arte come Roma  e Firenze.

Aprile 1945

Ecco, la guerra è finita. 
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi. 
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici. 
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia, 
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona? 
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio,
tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano,
i più duri tipi dicono strane parole dimenticate. 
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte
che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori
le case non saranno mai più cosi ‘ immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno
qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell’aria,
notte e dì, capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto; 
Dio come siamo felici

Dino Buzzati

Condanniamo la Guerra

Ho visto morti sconosciuti.
Sono questi che mi hanno svegliato.
Se un ignoto, un nemico diventa, morendo,
una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura di scavarlo,
vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno,
che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo,
dare una voce a questo sangue,
giustificare chi l’ha sparso.
Guardare certi morti è umiliante.
Non sono più faccenda altrui;
non ci si sente capitati sul posto per caso.
Si ha l’impressione che lo stesso destino
che ha messo a terra quei corpi,
tenga noialtri inchiodati a vederli,
a riempircene gli occhi,
Non è paura, non è la solita vita.
Ci si sente umiliati, perchè si capisce,
– tocca con gli occhi-
che al posto del morto potremmo esserci noi:
non ci sarebbe differenza,
e se viviamo dobbiamo al cadavere imbrattato.
Per questo ogni guerra è una guerra civile:
ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede ragione.

                                                                              Cesare  Pavese 

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