Trieste: il porto vecchio sta per diventare nuovo

Con un percorso iniziato nel 2015, che ha comportato un confronto complesso di pianificazione urbanistica e di progetti di grandi opere, tenuto insieme da una forte sinergia istituzionale tra Regione, Comune di Trieste e Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Orientale (AdSPMAO), il Porto Vecchio di Trieste potrà rinascere a nuova vita. Il presidente della Regione FVG, Massimiliano Fedriga, il Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, e il Presidente AdSpMAO, Zeno D’Agostino, hanno sottoscritto l’Accordo di programma per la sua riqualificazione e sviluppo, che armonizza differenti esigenze, quali la posizione del Porto Vecchio nell’area comunale, la predisposizione del sito allo sviluppo di attività portuali  e gli interessi strategici regionali.

L’accordo consentirà la nascita di un nuovo quartiere della città, a pochi passi da Piazza dell’Unità d’Italia, cuore di Trieste, unendo il mare e il suo porto alla urbanistica ecosostenibile, alla tecnologia avanzata, alla sostenibilità economica e ambientale, alla cultura e alla storia della città, attraverso lo sviluppo di nautica e crocieristica, di un polo culturale-museale e congressuale, di aree verdi e sportive, di abitazioni, uffici, servizi, commercio e alberghi.

Per l’attuazione del programma l’accordo prevede la costituzione del Consorzio Ursus, compartecipato da Regione, Comune e AdSP, il cui nome riecheggia quello della gru-pontone di inizio ‘900, che entrata in disuso nel 1994, è diventata icona della città, donata da Fincantieri alla Guardia Costiera Ausiliaria del FVG, e poi passata nei beni patrimoniali storici della AdSPMAO nel 2018. Nel 2020 con una delicata e complessa operazione di trasferimento via mare, è stata portata per motivi di sicurezza e di restauro dal Molo IV del Porto Vecchio, all’Arsenale San Marco in Porto Nuovo.

Nella versione contemporanea, invece, Ursus è l’acronimo di Urban Sustainable System (sistema urbano sostenibile) e sarà il nuovo ente di diritto pubblico economico, dedicato alla programmazione e allo sviluppo del processo di valorizzazione dell’area, anche attraverso azioni di marketing internazionali, e alla gestione patrimoniale degli immobili. L’operatività dell’accordo partirà a breve, entro i prossimi due mesi, dopo l’approvazione della variante al Piano regolatore generale del Comune di Trieste da parte del Consiglio Comunale relativa all’area sdemanializzata di Porto Vecchio, necessaria a dare libero accesso agli investimenti privati di rigenerazione urbana.

L’accordo individua i beni che rimarranno nel patrimonio del consorzio Ursus e quelli che invece saranno oggetto di vendita da parte del Comune di Trieste, e i cui proventi saranno trasferiti alla AdSPMAO, per essere investiti nello sviluppo dell’intero porto, secondo le disposizioni legislative.

Ursus gestirà anche le operazioni di vendita degli immobili coerentemente al Piano, che divide il Porto Vecchio in due ambiti: quello dei “sistemi insediativi di supporto regionale”, che corrisponde alle aree sdemanializzate entrate nel patrimonio del Comune di Trieste nel 2017 per la loro valorizzazione sul mercato, e l’ambito delle “attrezzature portuale di interesse regionale”, assegnate alla gestione della AdSPMAO.

Come sottolineato dal Presidente D’Agostino, “la costituzione del Consorzio Ursus, sancita dall’accordo, è fondamentale, perché questa nuova entità giuridica sarà il punto di riferimento della strategia e della pianificazione del Porto Vecchio, e permetterà ora un cambio di passo notevole nello sviluppo di tutta l’area”. Ursus si occuperà di pianificazione e promozione, dell’alienazione dei beni del Porto Vecchio, della definizione degli immobili che restano al Comune e della variante urbanistica. Il sistema misto, che include tutti i grandi magazzini storici, patrimonio di archeologia industriale, è il cuore della variante, con numerose destinazioni direzionale, turistico ricettiva, residenziale, industria hi tech, commerciale e servizi, e le nuove edificazioni imprenditoriali saranno dirette, senza passare da altri piani.

L’area di pertinenza del demanio marittimo governato dalla AdSP arretrerà verso il mare, mantenendo la linea di costa, le banchine, l’area Adriaterminal e alcuni edifici. Il molo IV e quello III avranno destinazione turistica nautica e saranno collegati da un sistema di banchine pedonali. L’area di Adriaterminal, compresa tra i moli I e II, si trasformerà in uno scalo crocieristico di primo livello, focalizzata su passeggeri, turismo e servizi connessi, con possibilità di realizzare anche strutture ricettive. Un progetto di forte impatto economico che dal porto si riverserà sull’intera regione Friuli Venezia Giulia, stimolando l’integrazione dei flussi turistici crocieristici nella organizzazione della ospitalità di tanti territori, valorizzandone storia, tradizioni e bellezza. L’industria crocieristica che dopo 30 milioni di passeggeri registrati nel 2019 a livello globale, ha subito perdite di fatturato per il Covid-19 fino al 95%, ora sta dando primi segnali di ripresa graduale. Nonostante la gravissima contingenza pandemica e le forti crisi che hanno fatto tracollare alcune compagnie, altre hanno continuato a guardare avanti,  come Costa Crociere, MSC e Royal Caribbean, perseguendo i progetti programmati di nuove navi sempre più ecosostenibili, e investendo in rigorosi protocolli per la salute e standard di sicurezza di crocieristi, equipaggio e popolazioni delle località ospiti.

Il perdurare della pandemia sta spingendo  un turismo crocieristico di prossimità, focalizzato su itinerari mediterranei che aprono prospettive di ripresa ai porti italiani, e il Ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, recentemente a bordo di della nave Msc Grandiosa a Civitavecchia, ha definito la crocieristica uno degli asset fondamentali dell’industria del turismo del Paese. I fatti gli danno ragione, perché fino a prima della pandemia, le crociere hanno alzato di qualche punto il Pil delle economie delle città homeport, a Venezia ad esempio 3% di Pil e 4.000 posti di lavoro stabili, portato nei diversi porti di scalo, milioni di euro di spesa dei crocieristi a terra.

Adriaterminal, area che coinvolta nel processo di riconversione crocieristica, con i suoi magazzini 12, 13, 21 e 23 fu realizzata sul finire del 1800, grazie al tombamento del bacino 2. Attualmente, è uno dei 5 punti franchi del porto internazionale di Trieste, e vi opera l’olandese C. Steinweg Group, uno dei principali operatori mondiali della logistica dei metalli, con il terminal GMT (Genoa Metal Terminal), dotato di magazzini riconosciuti dal London Metal Exchange per lo stoccaggio dei pani di alluminio.

Ad Adriaterminal è operativo anche Saipem, il gigante internazionale italiano specializzato in attività nei settori dell’energia e delle infrastrutture, che ha trasformato il magazzino 23 in un polo mondiale per la robotica subacquea. Nelle profondità delle acque triestine, grazie anche al regime agevolato per il punto franco, sperimenta e testa robot e droni sottomarini ad altissima tecnologia, per installazione, monitoraggio e pronto intervento delle pipeline sommerse, assemblati in superficie, dove Saipem ha dato vita ad un’accademia in cui si formano ingegneri e tecnici specializzati  in questo ambito. Un valore aggiunto che troverà ulteriore valorizzazione nella rivitalizzazione di Porto Vecchio. 

Giovanna Visco

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