Nell’ottobre 2024, Kazan, capitale del Tatarstan, una delle oltre 20 repubbliche che formano la Federazione Russa, ospitava il XVI vertice BRICS. A distanza di quasi 2 anni, lo scorso 17-18 giugno è salita nuovamente alla ribalta internazionale per il summit multilaterale di capi di Stato e primi ministri riuniti per celebrare il 35° anniversario delle relazioni Russia-ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico), avviate formalmente nel 1991 poco prima dello scioglimento dell’Unione Sovietica, e del 30° come partner di dialogo del blocco.
L’ASEAN, fondata nel 1967, oggi è un sistema influente di cooperazione pacifica e di assistenza reciproca tra Stati membri, basato sui principi del diritto internazionale e del rispetto reciproco degli interessi di ciascuno. Dal 1992 forma la grande area di libero scambio AFTA, con cui paesi come Australia, Nuova Zelanda, Cina, Corea del Sud e Giappone hanno stabilito importanti accordi economici. Il PIL complessivo dell’area ASEAN ammonta a circa 4.100 miliardi di dollari, grazie all’economia molto dinamica dei suoi undici Stati membri: Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Negara Brunei Darussalam, Singapore, Thailandia, Timor Est, entrato nel 2025, e Vietnam.
Le relazioni del blocco con la Federazione Russa sono contraddistinte da una stabilità costante, ramificatasi progressivamente in campi differenti: iniziate con il dialogo politico si sono poi concretizzate in commercio, energia, sicurezza, istruzione, gestione delle catastrofi e turismo, raggiungendo il rango di Partenariato Strategico nel 2018.
Nonostante l’ostilità occidentale contro la Russia, il vertice di Kazan, co-presieduto da Vladimir Putin e Ferdinand Marcos Jr, presidente delle Filippine alla presidenza di turno ASEAN con l’incipit “Navigando insieme verso il nostro futuro”, è stato partecipato ai massimi livelli da tutti i membri Asean. Ciò ha confermato l’autonomia decisionale del blocco e il prevalere di posizioni ponderate rispetto alle pressioni e alle contrapposizioni esterne. Sull’operazione militare russa in Ucraina, coerente alla propria linea sui conflitti tra grandi potenze, l’ASEAN ha evitato di assumere una posizione unitaria, preferendo il dialogo e la neutralità. I suoi membri hanno assunto posizioni indipendenti tra loro, tra sostegno alle risoluzioni di condanna dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come Singapore, astensione e neutralità, ma il blocco ha mantenuto il dialogo con la Russia, attraverso gli organismi multilaterali e proseguito i legami economici. In un post su X il Primo Ministro di Singapore, Lawrence Wong, ha chiarito che il suo Paese non è schierato con una delle due parti, ma che si è opposto all’invasione russa dell’Ucraina “perché crediamo che la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi debbano essere rispettate”, concludendo che “Singapore apprezza i suoi storici legami con la Russia e il suo popolo, e continueremo a cercare opportunità per cooperare in ambiti di interesse reciproco”.

Un atteggiamento replicato anche verso la crescente militarizzazione regionale, che vede il Patto di sicurezza trilaterale tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia – AUKUS, lanciato nel 2021, uno dei principali promotori. Nonostante gli effetti del Patto abbiano ricadute dirette sui paesi Asean, esso si è realizzato in maniera del tutto indipendente. Ciascun paese del blocco ha assunto una propria posizione, tra tolleranza, appoggio e contrarietà, come l’Indonesia e la Malesia. Di fatto, il Patto sta amplificando i suoi formati trilaterali e intensificando gli accordi bilaterali di difesa in tutta la regione, pressando la Cina e le tensioni su Taiwan. A maggio scorso, al Dialogo di Shangri-La di Singapore, vertice di massima importanza per la diplomazia e la difesa asiatiche, il Patto di sicurezza AUKUS, che è stato al centro del dibattito, ha presentato il primo progetto di droni sottomarini armati, a cui l’ASEAN ha risposto ribadendo la necessità di evitare blocchi contrapposti e di preservare il multilateralismo.
Paese chiave del processo il riarmo asiatico è il Giappone, con cui l’AUKUS ha aperto i negoziati per la sua inclusione parziale nel Patto. Dopo dodici anni consecutivi di incremento finanziario per la difesa, il Giappone ha superato la soglia record di 9.000 miliardi di yen (quasi 56 miliardi di dollari), suscitando nervosismi e preoccupazioni non solo cinesi. Oltre a missili a lungo raggio e sistemi autonomi di difesa costiera, i piani nipponici prevedono la revisione dei Tre Principi Non Nucleari, direttiva del 1967 che vieta al Paese di possedere, produrre o introdurre armi nucleari sul proprio territorio.
Diversi analisti come l’Asia Centre di Bangkok, ritengono che il riarmo giapponese non solo minacci il pacifismo e l’economia che finora hanno caratterizzato il paese, ma rischia di destabilizzare l’intera sicurezza regionale, esponendola al pericolo di proliferazione nucleare.
In questo contesto, il vertice di Kazan, smentendo lo scettiscismo di alcuni che, per rischio sanzioni occidentali, dubitavano della partecipazione di Singapore e di quella del Myanmar – escluso dalle riunioni di alto livello dell’ASEAN dopo il colpo di stato del 2021 – si è rivelato un importante test strategico riguardo le pressioni che i membri ASEAN subiscono sia dall’AUKUS sia dalla Russia, che propone un modello alternativo basato sull’ASEAN-centrismo e sul non allineamento.
Nonostante contesti internazionali sempre più difficili, la premessa per il futuro che ha fatto da sfondo a questo vertice ha basi solide, fondate sui risultati del Piano d’azione ASEAN-Russia 2021-2025 più che positivi, che ha raggiunto un livello di attuazione dell’82% e scambi commerciali per oltre 20 miliardi di dollari annui. Relazioni che la crisi di Hormuz ha peraltro spinto ulteriormente, con paesi membri come Filippine e Vietnam, attivatisi per forniture di greggio russo.
Epilogo del vertice è stata l’approvazione di un importante pacchetto di documenti, in particolare la Dichiarazione di Kazan 2026, che definisce le priorità della cooperazione futura ASEAN-Russia, individuate nei settori chiave marittimo, commerciale, energia, trasformazione digitale e connettività, sicurezza, scienza e tecnologia, sviluppo sostenibile, istruzione e cultura, turismo.
Fanno da corollario il Piano d’azione globale ASEAN-Russia 2026-2030, che fissa la tabella di marcia della cooperazione pratica e la Dichiarazione congiunta sulla cooperazione energetica, in un contesto di instabilità energetica globale crescente, interruzioni delle catene di approvvigionamento e volatilità del mercato. Tali fattori hanno spinto il vertice a voler rafforzare “senza indugio” la cooperazione sia per la sicurezza energetica e l’intensificazione della transizione energetica con fonti rinnovabili, come idroelettrico, bioenergia e idrogeno, sia per esplorare, “ove opportuno”, l’uso pacifico dell’energia nucleare e di piccoli reattori modulari, in conformità con gli standard internazionali di sicurezza e i principi di non proliferazione.
Inoltre, il vertice ha adottato una Dichiarazione congiunta sulla cooperazione culturale, che promuove gli scambi tra i popoli e i legami culturali.
Dal vertice escono rafforzate le strategie internazionali che entrambi i partner stanno sviluppando: per Mosca, l’accelerazione dell’orientamento verso l’Est, con cui a partire dal 2022 sta promuovendo partenariati economici e politici in tutta l’Asia; per l’ASEAN, il mantenimento della autonomia strategica del blocco, che vede il coinvolgimento di tutte le principali potenze, senza allinearsi con un singolo schieramento geopolitico.
È un percorso di dialogo diplomatico e di sviluppo dei processi di integrazione economica, che risponde a esigenze reciproche: il Sud-est asiatico è certamente una destinazione chiave per la diversificazione commerciale della Russia, necessaria a controbilanciare la contrazione dei suoi legami economici con l’Europa per la guerra in Ucraina, mentre le economie dell’ASEAN hanno bisogno di accedere a energia, fertilizzanti e materie prime russe, ampliando al contempo le opportunità di investimento.
Quasi in contemporanea al vertice di cooperazione ASEAN-Russia, in Francia (15-17 giugno) si è svolto il 52° vertice del G7 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti), caratterizzato da alcune defezioni fra i paesi invitati, Arabia Saudita e Siria, e dalla sostituzione del Sudafrica in rappresentanza dell’Africa con il Kenya, ottenuta da Trump dietro minaccia di boicottaggio del summit.
Le conclusioni del G7 sono state riassunte da nove dichiarazioni specifiche sui temi discussi. Relativamente all’Ucraina, i leader occidentali hanno espresso il loro “incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale” nella guerra contro la Russia, prospettando il rafforzamento delle forniture di armi e delle sanzioni contro la Russia.
Due visioni contrapposte nello spazio di pochi giorni, che ancora una volta evidenziano la profonda frattura di pensiero, azione e prospettiva politica tra il vecchio Occidente e il nuovo Sud del mondo, tra la guerra e la pace.
Per la cronaca, al vertice di Kazan hanno partecipato il Sultano del Brunei Darussalam Hassanal Bolkiah, il Primo Ministro del Regno di Cambogia Hun Manet, il Ministro degli Esteri della Repubblica di Indonesia Sugiono, il Primo Ministro della Repubblica Democratica Popolare del Laos Sonexay Siphandone, il Primo Ministro della Malesia Anwar Ibrahim, il Rappresentante Speciale Presidenziale e Segretario Permanente del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica dell’Unione del Myanmar Hau Khan Sum, il Presidente della Repubblica delle Filippine Ferdinand Marcos, il Primo Ministro della Repubblica di Singapore Lawrence Wong, il Primo Ministro del Regno di Thailandia Anutin Charnvirakul, il Primo Ministro della Repubblica Democratica di Timor Est Xanana Gusmão e il Primo Ministro della Repubblica Socialista del Vietnam Le Minh Hung. Inoltre, hanno preso parte al vertice il Segretario Generale ASEAN, Kao Kim Hourn, il Segretario Generale della SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), Nurlan Yermekbayev, e il Presidente CEE (Consiglio della Commissione Economica Eurasiatica), Bakytzhan Sagintayev.
Giovanna Visco
Articolo informatissimo e molto utile per avere un quadro geopolitico aggiornato che includa gli attuali orientamenti e le più recenti strategie economico-politiche del sud-est asiatico in funzione dei cruciali rapporti con la Russia e l’Occidente.
Grazie