Le tappe del cammino della riforma dei porti italiani

La recente approvazione in via definitiva del disegno di legge delega di riforma della Pubblica amministrazione – cd. Legge Madia-  ha posto il primo importante tassello verso la fase attuativa del Piano Strategico Nazionale dei Porti e della Logistica (PSNPL), approvato in via preliminare agli inizi di luglio dal Consiglio dei Ministri e che ha incassato i pareri favorevoli delle Commissioni competenti alla Camera ed al Senato. La sua adozione ufficiale doterà il sistema portuale italiano di uno strumento di indirizzo strategico – completamente rivisto rispetto alla versione predisposta nei primi mesi dell’anno dai collaboratori dell’ex Ministro Lupi – che finalmente riconosce ai porti italiani un ruolo promotore e propulsivo di ripresa e sviluppo economico del Paese. 

Partendo dai settori della produzione manifatturiera e delle attività turistico-culturali, dalle caratteristiche geomorfologiche e dal posizionamento geopolitico nel Mediterraneo dell’Italia,  il PSNPL recepisce la funzione dei nostri porti (su 8000 km di costa di una terraferma lunga, stretta  e montuosa) similmente a quella assolta dalla rete ferroviaria tedesca per merci e persone, mettendo all’angolo le pretestuose argomentazioni che avrebbero voluto stabilire una scala di valore sull’importanza di una tipologia di traffico rispetto ad un’altra. Sulla base delle criticità evidenziate dai numerosi colli di bottiglia che mortificano la capacità competitiva del sistema portuale e logistico complessivo, con una perdita stimata di oltre 50 miliardi l’anno, e da un localismo non sempre corrispondente agli interessi del Paese, il Piano individua dieci obiettivi strategici ampiamente condivisi e altrettante azioni di intervento, senza, tuttavia, scendere nelle modalità di realizzazione. Una scelta che ha liberato il campo dalle ostilità che inevitabilmente avrebbero compromesso la tempistica di approvazione, preferendo affrontare i singoli argomenti attraverso incontri e tavoli specifici, peraltro già avviati dal Ministro e dal suo ufficio sia con le rappresentanze e associazioni dei porti e sia con altri ministeri.

Gli strumenti attuativi saranno su misura a seconda dei casi: provvedimenti legislativi, atti amministrativi o provvedimenti regolamentativi. Il timing del Ministero di Infrastrutture e Trasporti diretto da Graziano Delrio prevede la piena attualizzazione del Piano entro dicembre. “Il paese deve capire che la sua grande ricchezza sta dentro il sistema mare” ha ribadito ancora una volta Delrio intervenendo all’Assemblea di Assoporti, ma gli scogli sono evidenti e richiedono un lavoro di ascolto e di concertazione molto attento. Proprio per la loro natura contemporaneamente locale, nazionale e internazionale, i porti mostrano con evidenza i segni dannosi della lunghissima scomparsa dalla riflessione politica, sociale e culturale del Paese del concetto di Stato sovrano nazionale e del suo ruolo attivo nella vita delle persone per la realizzazione effettiva dei principi costituzionali di libertà, uguaglianza e solidarietà. Quanto previsto dalla Legge Madia sulla delega al Governo di riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina delle Autorità portuali ha tenuto banco mediatico nelle discussioni nazionali, come se accorpamenti e governance fossero di assoluta priorità rispetto al resto. Il decreto attuativo, che dalle previsioni governative dovrebbe essere licenziato entro settembre essendo parte del pacchetto semplificazione, dovrà essere coerente con il Piano che prevede il superamento delle Autorità portuali e l’istituzione delle Autorità di sistema portuale (ASP) in un numero non superiore a quello previsto dalla Commissione europea per i porti italiani Core (14 porti). Come risulta dal resoconto di una seduta di valutazione del Piano della IX Commissione alla Camera, il Ministro Delrio ha spiegato che in questa fase è decisivo concentrarsi sulla capacità dei porti italiani di essere fattore di sviluppo per tutta l’economia del Paese e, attraverso l’integrazione con le filiere industriali e produttive, costituire un elemento fondamentale del sistema logistico del Paese.

Per raggiungere questi obiettivi di fondo sono necessarie razionalizzazione e riduzione del numero delle Autorità portuali, con modalità individuate attraverso un approfondito confronto con i territori, ed una nuova governance, con organi direttivi ristretti e comitati consultivi per dare voce a tutti i soggetti che hanno interesse all’attività dei porti (il Piano prevede un presidente, nominato dal Ministro sentite le Regioni interessate, un ristretto comitato di gestione (regioni e città metropolitane), un Tavolo di partenariato della risorsa mare e un direttore con mandato di pari durata del presidente che lo nomina, nei porti aggregati).Intanto, la Conferenza Regioni ha inviato il parere alla Presidenza del Consiglio sul PSNPL, in cui traspare il potenziale contenzioso legato alla competenza concorrente Stato-Regioni, che richiederebbe una soluzione di riforma costituzionale, peraltro già prevista nel disegno di legge di riforma costituzionale in esame in Parlamento, che assegna alle competenze esclusive dello Stato porti ed aeroporti civili di interesse nazionale ed internazionale. Razionalizzare ed impedire la frammentazione e la concorrenza tra porti italiani, che troppe volte si sono limitati a sottrarsi reciprocamente traffico invece di crearne di nuovo, ha un suo primo punto di forza nella assegnazione, prevista dal Piano, al Ministero (Direzione generale della portualità e della logistica) del ruolo di coordinamento delle attività portuali e degli interventi infrastrutturali. Anche l’Anci all’assemblea Assoporti ponendo i temi dell’ultimo miglio, del green port e della governance, per la relazione tra piano regolatore portuale e quello territoriale, ha chiesto l’inserimento dei comuni nel comitato di gestione. Non sono mancate neanche strumentalizzazioni politiche locali, come i commenti della Regione Liguria a seguito dell’adozione della Commissione europea del Programma Operativo Nazionale (PON) Infrastrutture e reti 2014-2020 dell’Italia, che ha una dotazione di bilancio €.1,84mld di cui €1,38mld FERS. Il programma, coerentemente alle TEN-t, riguarda le regioni meno sviluppate (Campania, Puglia, Sicilia, Calabria) e prevede investimenti infrastrutturali ferroviari, portuali e di trasporto intelligente per l’intermodalità e la sostenibilità dei trasporti. Insieme ad una forte e decisa strategia sulla portualità, lo sviluppo del trasporto su ferro con il potenziamento delle direttrici ferroviarie e il rafforzamento della logistica a servizio del sistema produttivo completa la “cura” prevista dal Ministro Delrio per il “paziente Italia”.

La sfida sarà il coordinamento di questi investimenti affinché le opere si realizzino. La spesa dei fondi PON 2007-2013 è ancora in ampia parte inutilizzata.L’auspicio è che si continui a tenere la barra dritta sull’economia reale, lavorando sul sistema produttivo e logistico di cui il sistema portuale italiano è anello economico e culturale primario.

Giovanna Visco

NB: questo articolo è stato scritto il 31 agosto 2015 e pubblicato dal mensile Euromerci

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