La crescita del lavoro portuale a Trieste

La reputazione e lo stato di salute di un porto, due aspetti profondamente correlati tra loro,  sono fattori che dipendono in modo diretto dalla qualità dei servizi offerti, che al netto dei fondali e delle attrezzature, sono prodotti dagli uomini.

Organizzazione, efficienza e gestione del lavoro giocano un ruolo centrale e strategico nell’attrarre traffici e promuovere la competitività di un porto, ruolo in continua evoluzione di adattamento alle differenti tipologie di merce e navi, ed ai mutamenti tecnici e tecnologici. Nel mezzo di questo intricato e complesso insieme, intervengono i picchi, caratteristica intrinseca dei traffici, che rende il lavoro portuale temporaneo indispensabile per coprire perfettamente tutte le esigenze operative.

La sua natura “a chiamata” lo rende nevralgico, ma innegabilmente strategico per il funzionamento complessivo del porto. Per questo circa 5 anni fa, nel 2016, la governance dell’Autorità di Sistema Portuale Mar Adriatico Orientale (AdSPMAO), presieduta da Zeno D’Agostino, prima in forma sperimentale e poi definitivamente, ha scelto di dare una svolta innovativa al lavoro temporaneo del porto giuliano, che ne ha cambiato profondamente il volto. L’Agenzia del Lavoro Portuale del porto di Trieste (ALPT), partecipata in piccola quota dalla AdSPMAO e pariteticamente dalle società terminalistiche del porto, è un modello organizzativo senza precedenti, anche sul piano nazionale, degli ex art.17, cosiddetti camalli,  che coniuga la piena tutela del lavoro con la crescita della produttività e della professionalità. Una formula che ha dato risultati “storici”, come la re-immissione, nel ciclo operativo del porto, dei molti lavoratori entrati in esubero con la riorganizzazione del segmento portuale del caffè, recuperati da ALPT e integrati nell’organico porto, grazie ad un processo di riqualificazione con acquisizione di nuove abilitazioni.

Dotata di un regolamento interno e di un codice disciplinare basato su principi condivisi, l’ALPT, oltre a stabilire attraverso un modello partecipativo il fabbisogno dell’organico porto, in un quadro di procedure e standard di sicurezza sul lavoro, ha come suo principale punto di forza la formazione professionale finalizzata alla polivalenza dei lavoratori ex art.17.

Un processo virtuoso, che mettendo insieme esperienze personali e collettive con l’innovazione, sta incidendo sullo sviluppo della cultura portuale giuliana, predisponendola ad affrontare i cambiamenti portati dalle nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale e dai nuovi macchinari, che stanno gradualmente trasformando il lavoro portuale, sempre meno fisicamente gravoso, e sempre più tecnologicamente abile.

Sistemi di sollevamento e trazione elettrica, trasportatori automatici, elettrificazione dei terminal, digitalizzazione e connettività basato sull’Internet delle cose (IoT – Internet of things –  oggetti “intelligenti” connessi tra loro per lo scambio di informazioni), sono solo alcuni degli elementi che stanno cambiando il profilo professionale del portuale, privato dello storico uncino, e dotato di un tablet o di un monitor.

I portuali di ALPT, insieme ai lavoratori delle imprese, sono un patrimonio di professionalità e di serietà fondamentale per il nostro porto e per il nostro territorio” ha commentato il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale,  Zeno D’Agostino, in riferimento ai 4.640 turni lavorati dai portuali dell’ALPT nel mese di marzo, record assoluto di avviamenti, che ha superato di 200 turni quello raggiunto ad ottobre scorso. Un risultato rilevante, “tenuto conto della congiuntura storica”, prodotto dalla convergenza di lavoro, investimenti e traffici. D’Agostino ha ringraziato i portuali dell’Agenzia, che dal 2016 ha quasi raddoppiato l’organico, passato a 200 unità dalle 110 unità iniziali, “per il loro impegno”, che dimostra quanto l’art. 17 sia “fondamentale per affrontare i traffici del porto di Trieste”. Il lavoro, guidato da standard sociali e occupazionali di qualità, è l’indicatore “dello stato di buona salute dello scalo giuliano” ed è il segnale  concreto “del buon andamento del porto e dei risultati di traffico e di investimento sviluppati dalle imprese terminalistiche”.

Anche Portorosega avrà il suo organico porto 

Anche il porto di Monfalcone, Portorosega, a breve sarà dotato del piano organico porto. “Si tratta di un documento nuovo per Monfalcone, che permette di definire le qualifiche dei lavoratori, di individuare le esigenze e di finanziare i percorsi di formazione e riqualificazione” ha spiegato il Presidente D’Agostino, come riportato dal quotidiano Il Piccolo.   

I lavoratori isontini ex art. 17 in esubero saranno reimpiegati nel porto Trieste, riducendo il differenziale tra domanda  e offerta su Portorosega, e saranno eletti due rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Il piano organico è “un documento nuovo per Monfalcone, che permette di definire le qualifiche dei lavoratori, individuare le esigenze e finanziare i percorsi di formazione e riqualificazione” ha specificato D’Agostino. Applicando una visione di sistema,  gli art. ex 17 laddove non richiesti a Monfalcone potranno operare a Trieste, avviando una “giusta transizione sociale” delle tutele e mantenendo in equilibrio l’utilizzo del lavoro temporaneo, che sarà strategico alle pianificazioni della AdSPMAO, per lo sviluppo degli investimenti privati nel porto isontino. Finora, il lavoro temporaneo nel porto è stato segnato dai mancati avviamenti, coperti dagli indennizzi dello Stato, ma “già da qualche giorno, i lavoratori ex art.17 vengono chiamati a Trieste, dove il lavoro contrattuale sta andando bene”, a dimostrazione del fatto che la prima infrastruttura per l’Autorità di Sistema guidata da D’Agostino è il lavoro, perché le persone sono l’asset più prezioso.

                                                                                      Giovanna Visco

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