Le tensioni e i cambiamenti negli equilibri internazionali delle principali potenze del mondo, stanno restituendo centralità e autonomie inedite a diversi paesi africani. Tra questi l’Algeria, il più esteso fra tutti, che da qualche anno sta vivendo un forte rinnovamento economico, a partire dal settore energetico, uno dei pilastri del Progetto Nuova Algeria del presidente Abdelmadjid Tebboune, eletto nel 2019 a seguito delle proteste che avevano portato alle dimissioni di Abdelaziz Bouteflika, al potere per 20 anni.
L’odierna politica internazionale algerina è chiaramente orientata verso un’apertura sostanziale, con cui sta diversificando e allargando il portafoglio clienti delle esportazioni e la fascia degli investitori stranieri, due fattori correlati, salvaguardando allo stesso tempo l’indipendenza del paese da ingerenze esterne.
Tra gli obiettivi cruciali per il futuro è la creazione di un contrappeso all’estrema dipendenza del paese dagli introiti energetici, con lo sviluppo anche di altri settori. Un percorso che sta già dando i primi frutti, se si tiene conto che le esportazioni al di fuori degli idrocarburi a partire dal 2021 sono aumentate, passando da 2 miliardi di dollari nel 2020 a 5 miliardi nel 2021 per raggiungere 6,6 miliardi di dollari nel 2022 con una evoluzione del 191% sull’intero periodo.
Lo sviluppo del settore energetico
Attualmente, almeno il 93% delle esportazioni del paese derivano dalle attività oil & gas – nel 2022 ammontate a 56,7 miliardi di dollari – generando circa due terzi del budget statale, necessario alla spesa sociale e, di riflesso, alla tenuta politica del paese. Da fine 2019 il settore è in forte ripresa grazie alla legge sugli idrocarburi, che ha consentito la condivisione della produzione con partner stranieri, aprendo le porte agli investimenti esteri e all’ammodernamento degli impianti, con risultati di crescita delle esplorazioni e della produzione di gas naturale, necessari a soddisfare il costante incremento della domanda, sia estera che domestica. In aggiunta, a fine 2023 il protagonista assoluto del settore energetico algerino, l’azienda di Stato Sonatrach, tra le principali major petrolifere al mondo e la più importante società per azioni africana, ha varato un piano di sviluppo quadriennale da 50 miliardi di dollari a partire da quest’anno, che guarda al futuro energetico green, includendo importanti progetti di produzione di idrogeno verde, mentre l’energia eolica e solare richiama diversi investitori per progetti negli immensi spazi desertici del paese.
Nell’immediato punta sulla transizione energetica, e dopo importanti accordi produttivi, tra cui quello congiunto con Eni, Total e Occidental Petroleum del valore di 4 miliardi di dollari, Sonatrach ha firmato un accordo preliminare con la Exxon per nuovi giacimenti di idrocarburi nei bacini desertici di Ahnet e Gourara, nel sud del paese.
Ad accelerare il processo, l’impatto della guerra russo ucraina, che ha cambiato lo scenario internazionale degli approvvigionamenti energetici di transizione, proiettando l’Algeria, membro Opec tra i principali produttori di gas naturale al mondo, tra gli attori energetici regionali di spicco nell’area mediterranea. Nel 2023 l’export algerino complessivo di gas, via tubo e via nave, è aumentato del 6%, superando 52 miliardi di metri cubi, con principale mercato di destinazione l’Unione Europea, dove rappresenta il 14% dell’import di gas del blocco. Principale fornitore energetico dell’Italia, grazie ad un accordo trilaterale, Italia-Germania-Austria, l’Algeria sta lavorando per la realizzazione del SouthH2 Corridor, sviluppato da Snam, per la fornitura di idrogeno verde entro il 2030, che conta sul potenziale di generazione rinnovabile (eolico e solare) per la produzione, distribuita lungo una pipeline di 3.300 km, passante per la Tunisia.
Le relazioni bilaterali Italia-Algeria sono al loro massimo storico con importanti accordi nell’ambito più ampio del Piano Mattei, tra cui quello recente di aggiudicazione di un contratto di Ingegneria, Procurement e Costruzione (EPC) del valore di 2,3 miliardi di dollari per il sistema di compressione del giacimento di gas di Hassi R’Mel, uno dei più grandi al mondo, da parte del consorzio italiano formato da Tecnimont del Gruppo MAIRE e gli stabilimenti italiani di Baker Hughes.
Nella rosa dei nuovi clienti europei del gas algerino, il più grande terminale GNL europeo sull’isola di Grain nel Kent (GB), la tedesca VNG Handel & Vertrieb GmbH con cui ha firmato un contratto di medio termine per la fornitura via gasdotto passando per l’Italia, il Terminal LNG croato di Veglia per i rifornimenti dell’Ungheria.
La forte dipendenza dall’export di oil & gas ha spinto Algeri a varare un vasto programma di diversificazione
L’obiettivo politico generale del governo, guidato dal presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune, è di trasformare l’Algeria in un’economia emergente, con l’impegno di raggiungere 400 miliardi di dollari/anno di Pil entro il 2027, orizzonte valutato positivamente da Banca Mondiale, che ha indicato nel 2026 l’anno del possibile decollo economico del Paese, grazie allo sfruttamento delle risorse minerarie e alla industria manifatturiera. Il pronostico è confortato dal forte dinamismo dell’economia algerina, che negli ultimi tre anni ha registrato un tasso di crescita vicino al 4%, tornando al livello pre-Covid-19 già nel 2022, grazie a un processo di modernizzazione che ha facilitato gli investimenti, creato occupazione, eliminato gli sperperi passati recuperando miliardi di dollari, e aumentato le entrate statali.
Analogamente al Fondo Monetario Internazionale (FMI), nel rapporto di aggiornamento della classifica annuale di Banca Mondiale il reddito nazionale lordo (RNL) pro capite algerino è stato rivisto verso l’alto, passato da 3.900 dollari a 4.960 dollari (tra il 1 luglio 2023 e il 30 giugno 2024), segnandone il passaggio nelle economie a reddito medio-alto, il cui range è fissato tra 4.466 e 13.845 dollari. Il calcolo ha tenuto conto di crescita economica, inflazione, tassi di cambio e aumento demografico, anche grazie alla revisione delle statistiche dei conti nazionali dell’Ufficio nazionale di statistica (ONS) algerino, intrapresa per allinearsi agli standard internazionali odierni e dare un’immagine fedele dell’economia del Paese. A generare il salto economico hanno contribuito anche alcuni miglioramenti delle condizioni socio-professionali dei lavoratori algerini, in particolare l’aumento dei salari e delle pensioni.
Lo stato di salute dell’economia algerina è riscontrato anche nella piattaforma dell’Agenzia algerina per la promozione degli investimenti, AAPI, creata nel 2022 a seguito della nuova legge sugli investimenti, con circa 7.500 progetti registrati, del valore complessivo di oltre 25 miliardi di dollari e 182.000 posti di lavoro diretti.
Un risultato che rispecchia gli obiettivi 2027 fissati dal governo per lo sviluppo economico del paese, focalizzati su cinque settori chiave: industria in tutti i settori, agricoltura, energie rinnovabili, tecnologia dell’informazione e della comunicazione, economia della conoscenza e turismo.
Lo sviluppo industriale dell’agricoltura
Tra gli importanti investimenti acquisiti negli ultimi tempi, spiccano quelli nel settore agricolo che conta oltre 500 progetti collegati al Piano nazionale per lo sviluppo delle colture strategiche (cereali , legumi, piante zuccherine e oleose, semi e latte), con cui il Presidente Tebboune non solo intende sviluppare nel sud del paese 500.000 ettari coltivati, ma anche aumentare la resa dei raccolti per ettaro.
In questo contesto, recentemente in joint al 51% con lo Stato algerino rappresentato dal Fondo nazionale di investimento (FNI) che detiene la restante quota del 49%, l’italiana Bonifiche Ferraresi SpA (BF) ha firmato un progetto agricolo integrato ad alta tecnologia del valore complessivo di oltre 420 milioni di dollari. Sorgerà nella wilaya di Timimoun e rappresenterà il secondo insediamento della Bonifiche Ferraresi, che già opera in Algeria con la sua controllata BF International Best Fields Best Food Ldt su 20.000 ettari di terreno a Touggourt. Il prossimo ottobre inizieranno i lavori di perforazione dei pozzi per alimentare un impianto di irrigazione a goccia dei terreni coltivati a grano, lenticchie, fagioli e ceci, con estensione complessiva di 35.450 ettari, mentre altri 550 ettari saranno destinati alla costruzione di un complesso industriale agroalimentare, comprendente mulino, silos di stoccaggio di capacità complessiva di 62.000 tonnellate, e un impianto produttivo di pasta e couscous. Con questa joint l’Algeria aggiunge un importante tassello alla sua sicurezza alimentare riguardo l’approvvigionamento di grano duro, ravvicinando l’obiettivo del governo di raggiungere l’autosufficienza entro il 2027, in un incerto contesto di cambiamento climatico. Già quest’anno gli sforzi compiuti hanno consentito di traguardare con la produzione interna l’80% della domanda domestica di grano duro, mentre il 60% del grano prodotto con questo nuovo progetto sarà destinato allo stoccaggio strategico del paese. Il restante 40% della produzione sarà convogliato nel processo di trasformazione, che a sua volta confluirà nell’export di pasta, nuovo filone che si aggiunge alle esportazioni non di idrocarburi. Sul piano sociale, questa iniziativa creerà oltre 6.700 posti di lavoro, di cui 1.600 a tempo indeterminato.
Il latte in polvere
Unitamente al grano, altra criticità alimentare algerina è l’approvvigionamento del latte in polvere, che nel 2022 ha raggiunto un import del valore di 1,62 miliardi di dollari, attestando il paese al secondo posto nella graduatoria mondiale. Attualmente il latte in polvere è razionato e sovvenzionato, essendo oggetto di rincari correlati anche alla siccità, ma lo scorso aprile lo Stato algerino con la quota del 49% attraverso FNI, è entrato nel progetto di investimento del colosso Baladna del Qatar, specializzato in allevamento e produzione di latticini, che detiene il 51% della joint. Si tratta della realizzazione del più grande progetto integrato al mondo di allevamento di vacche da latte per la produzione di latte in polvere, del valore di 3,5 miliardi di dollari. Sviluppato su 170mila ettari nella wilaya di Adrar, riuscirà a soddisfare il 50% della domanda interna algerina, creando nel contempo 5.000 posti di lavoro.
Il settore dell’auto
In campo manifatturiero, invece, gli investimenti esteri nel settore dell’auto, evidenziano un vivace processo di nearshoring, che guarda all’Europa e all’Africa contemporaneamente. Se il gigante cinese JAC Motors sta sviluppando il progetto di uno stabilimento produttivo per 100.000 auto nella provincia di Ain Témouchent, a dicembre 2023 è già entrato in funzione un impianto di assemblaggio automobilistico Fiat, a 40 km da Orano, che a pieno regime produrrà 90.000 veicoli all’anno e progetta l’implementazione di un indotto della componentistica. Recentemente, anche il gruppo Hyundai insieme al Gruppo OTE dell’Oman ha presentato un importante progetto di produzione automobilistica, che include anche veicoli commerciali ed elettrici, la cui localizzazione sarà decisa dopo la registrazione sulla piattaforma AAPI, in base ai terreni che potrà scegliere.
Una riforma per investimenti senza sottomissioni
Intanto, nel paese si sta discutendo su una riforma che consenta di investire liberamente nelle aree, che renderebbe fattibile, ad esempio, l’intenzione del Qatar, che è il più grande investitore estero in Algeria, di costruire complessi turistici di alto livello. Ma le posizioni sono controverse per il timore che il paese possa essere svenduto e dato in balia a interessi stranieri. Annunciando la sua intenzione di candidarsi per il secondo mandato presidenziale, le cui elezioni si svolgeranno con tre mesi di anticipo il prossimo settembre, il Presidente Tebboune ha affermato “Abbiamo superato le difficoltà (…) e fatto molti progressi nel nostro approccio volto a riportare l’Algeria sulla via dello sviluppo e farne una potenza economica, in risposta ai bisogni dei cittadini”, ma questo successo resta “parziale” perché “la strada è ancora lunga”.
La visione algerina del futuro
C’è un primo dato politico di continuità, con la recente riconferma elettorale di Abdelmadjid Tebboune, che ha vinto il suo secondo mandato presidenziale con grande distacco (84,30% dei voti) dai due avversari.
Nel suo discorso di insediamento, Tebboune ha anticipato il miglioramento programmatico delle politiche economiche già avviate, soprattutto per quanto concerne occupazione e reddito, e l’espansione degli investimenti. A ciò ha aggiunto un’iniziativa di dialogo nazionale con tutte le forze attive del Paese, rafforzando il processo di rigenerazione avviato dalle modifiche costituzionali del 2020, che hanno consentito riforme propedeutiche allo sviluppo economico e sociale, e il rafforzamento della sicurezza nazionale transfrontaliera da gruppi terroristici e criminalità organizzata, prevedendo l’impiego delle forze armate al di fuori dei confini nazionali. Obiettivo di Tebboune, nei prossimi 4 anni di mandato, è traguardare 400 miliardi di dollari di pil e 15 miliardi di dollari in esportazione di prodotti non idrocarburici, con un programma che sarà presentato a fine anno, con la legge finanziaria 2025.
Il corridoio ferroviario e lo sviluppo siderurgico
Intanto, prosegue la realizzazione di importanti progetti, come il corridoio ferroviario di 1.000 km Tindouf-Bechar per il collegamento Sud-Nord del paese, che China Railway Construction Corporation (CRCC) sta costruendo in collaborazione con la società statale di ingegneria civile Cosider Travaux Publics. CRCC ha una consolidata esperienza delle dure condizioni di lavoro nel Sahara, acquisite nel realizzare parti dell’autostrada algerina est-ovest di oltre 1.200 km. A questa nuova linea ferroviaria, dotata di 40 stazioni, è ancorato lo sviluppo siderurgico del paese, collegando Gâra Djebilet, uno dei più grandi depositi al mondo di minerale di ferro di alta qualità, in funzione dal 2022 nella provincia di Tindouf, al complesso siderurgico di ArcelorMittal Annaba, vicino alla città di El Hadjar, e a quello in costruzione a Béchar su 1.000 ettari di terreno, estensibili a 3.000. Quest’ultimo, che sarà consegnato nel 2026, è un investimento da un miliardo di dollari della joint tra l’algerina Feraal, azienda pubblica siderurgica, e il consorzio cinese CMH.
La modernizzazione dei porti
Il governo conta molto sul sistema logistico algerino, a partire da porti e trasporto marittimo, per sostenere la mole dei suoi progetti, sostenuti con partenariati e Investimenti Diretti Esteri. Da poche settimane è stato costituito il Gruppo di Lavori Marittimi (GTM) per lo sviluppo delle infrastrutture portuali, mentre avanzano misure digitali e organizzative per abbattere i costi logistici nei porti, con grande apporto delle dogane algerine. Recentemente hanno introdotto il nuovo sistema informativo ALCES, che semplifica e facilita le procedure autorizzative e di controllo sulle merci, in cui nel 2025 confluiranno anche degli altri soggetti amministrativi coinvolti nelle procedure, e hanno sottoscritto un MoU di digitalizzazione che connette ALCES ai PCS dei porti algerini.
Banque d’Algérie
Altro elemento a supporto della crescita pianificata degli scambi commerciali, è l’intensa attività di cooperazione internazionale, in cui la Banque d’Algérie svolge un ruolo facilitatore di primo piano. Pochi mesi fa ha emanato un nuovo regolamento, che consente la costituzione di una banca, istituto finanziario o succursale estera in Algeria, ed è entrata ufficialmente a far parte dell’istituto finanziario dei Brics, la New Development Bank (NDB), con un investimento di 1,5 miliardi di dollari. Contemporaneamente, per accrescere la competitività dell’export, sta veicolando l’apertura di agenzie bancarie algerine all’estero. Sono già operative quelle in Mauritania e Senegal, si sta negoziando in Costa d’Avorio, mentre è in via di conclusione l’iter di autorizzazione della BCE per 5 filiali algerine in Francia. Ora sta guardando alla Cina, con la quale l’Algeria ha un interscambio commerciale, che include export non di idrocarburi, che per la prima volta, nel 2023, ha superato 10 miliardi di dollari.
Il consumo interno e l’e-commerce
Sul piano del consumo interno, invece, l’e-commerce è considerato lo strumento di accelerazione della digitalizzazione e della espansione delle Piccole Medie Imprese (PMI) algerine. Da fonte GIE Monétique (Gruppo di Interesse Economico Monetario), soggetto pubblico algerino per lo sviluppo del pagamento elettronico, il mercato e-commerce in Algeria è in espansione eccezionale, con un valore stimato di oltre 1,5 miliardi di dollari, benché l’uso del contante sia la modalità di pagamento nel 95% dei casi, con risvolti negativi sulla organizzazione e sui costi della logistica collegata. Per accelerare il pagamento digitale e rafforzare l’ecosistema dell’e-commerce, nella legge finanziaria 2025 saranno previsti incentivi normativi e fiscali, e l’inserimento del pagamento istantaneo messo a punto dalla Banque d’Algérie, che elimina l’attesa attuale di 48-72 ore per l’accreditamento delle transazioni. Tali misure si inseriscono in un contesto che già vede oltre 17,5 milioni carte di pagamento in circolazione, di cui il 76% emesso da Algérie Poste, e un crescente aumento delle transazioni elettroniche, che nella prima metà del 2024 è stato di oltre +57%.
La transizione digitale
Il piano strategico generale 2024-2029 di transizione digitale del paese sta dettando lunghi passi, che comprendono l’accordo Huawei-Sonatrach per l’ispezione intelligente di oleodotti e gasdotti e un memorandum con la Cina di formazione, infrastrutture digitali avanzate e digitalizzazione dei servizi pubblici.
Negli orizzonti digitali e di Intelligenza Artificiale (IA) si collocano anche questioni vitali, come la sicurezza alimentare e gli impatti negativi della crisi climatica. Periodi di siccità, sempre più intensi, e carenza di acqua, che a luglio scorso ha sollevato proteste popolari nell’area di Tiaret, si alternano a rovesci estremi, con grave compromissione dei raccolti, cosicché si stanno sperimentando sistemi di agricoltura di precisione (raccolta dati per regolare irrigazione, moltiplicare la resa dell’orticoltura e prevenire le malattie delle piante) e di automazione agricola, come il progetto di IA previsto nel mega investimento ortofrutticolo di 750 milioni di dollari, uno dei più grandi al mondo nel settore, del gruppo algerino Souakri, per la produzione in serra dei pomodorini destinati per l’export.
Acqua, elettricità e crisi climatica
Tuttavia, le pianificazioni industriali, agricole, digitali e IA hanno come conseguenza diretta il forte aumento del fabbisogno di acqua ed elettricità, che espone al rischio penuria. Per affrontare la problematica, il governo algerino sta sviluppando massicci investimenti innovativi in alta tecnologia. Per la sicurezza idrica sta realizzando infrastrutture avanzate di desalinizzazione dell’acqua di mare, che entro il 2030 copriranno il 60% del fabbisogno complessivo, e di trattamento delle acque reflue, alimentate con mix energetici per ridurne l’impatto ambientale. Dopo l’entrata in funzione di 14 impianti che producono il 18% dell’acqua potabile necessaria al Paese, si sta realizzando a tempi record il mega impianto di dissalazione di Cap Blanc, insieme ad altri quattro impianti lungo la costa algerina; mentre nella regione di Médéa, l’impiego delle acque reflue trattate, dopo anni di siccità, sta dando fiato all’irrigazione frutticola.
Per la transizione energetica, l’Algeria si è invece dotata di una strategia con orizzonte 2035. Sonelgaz (Sociètè Nationale de l’Electricitéed du Gaz), il gigante statale della fornitura elettrica algerina, sta realizzando un modello, incassando il plauso della Banca Mondiale, che include un programma di investimento per 15.000 megawatt di energia solare, da incorporare progressivamente nel mix elettrico nazionale; mentre a Mostaganem proseguono i lavori per la messa in servizio a pieno regime della più grande centrale elettrica ibrida del paese.
Più difficile è invece il controllo delle precipitazioni estreme. Il suolo algerino, di superficie totale quasi otto volte quello italiano, per l’80% è costituito da terre desertiche o aride, sconvolto sempre più frequentemente da crisi meteorologiche che scaricano vere e proprie bombe d’acqua. Poche settimane fa diverse wilaya (province), a causa di violente alluvioni, hanno registrato vittime e ingenti danni ai sistemi idrici, elettrici e alle infrastrutture stradali e ferroviarie. Tra le misure di mitigazione del fenomeno, si è scelto di intervenire sul processo di desertificazione che avanza dal Sahara. Tebboune nel 2023 ha lanciato il progetto “Diga Verde”, che, nella sua prima fase, prevede la piantumazione di alberi su 400.000 ettari entro il 2026, aumentando l’area verde a 4,7 milioni di ettari distribuiti in 13 wilaya. Anche i giovani ambientalisti algerini stanno facendo la loro parte, con l’iniziativa “Pianta un albero”, diffusa in tutto il paese attraverso i social, che finora ha collocato oltre 150.000 alberi, soprattutto nelle regioni interne e desertiche.
La politica internazionale algerina
Lotta alla desertificazione e al degrado regionale figurano anche tra i temi prioritari della politica internazionale dell’Algeria, che porta avanti con un approccio di largo respiro, basato su criteri di solidarietà e cooperazione, associati al principio di non allineamento, al rispetto reciproco tra gli Stati e alla non ingerenza negli affari interni. Attualmente il paese è membro non permanente del Consiglio di sicurezza alle Nazioni Unite (fino a dicembre 2025), a cui da tempo chiede una riforma che aumenti il peso degli stati africani e del Sud globale. Tra le priorità che l’Algeria sta avanzando presso il Consiglio di Sicurezza ONU, in primis, c’è quella palestinese, per la quale ha presentato due risoluzioni, bocciate dal veto degli Stati Uniti, per il cessate il fuoco immediato israeliano e l’apertura di un tavolo negoziale. La sua posizione è stata sempre di sostegno alla creazione di uno stato palestinese, in conformità con le risoluzioni e le iniziative internazionali, mantenendo posizioni estremamente critiche nei confronti dello stato israeliano. E’ attiva anche sul dossier russo-ucraino, unendosi al “Gruppo degli Amici per la Pace”, piattaforma aperta di dialogo inclusivo, creata da Cina e paesi del Sud globale, nel tentativo di ridurre le tensioni e congelare il conflitto, a cui ha aderito anche l’Ungheria.
Il Sahara Occidentale
C’è poi la questione del Sahara Occidentale, per la quale vorrebbe riportare all’ordine del giorno delle Nazioni Unite l’autodeterminazione dei territori, per ottenere l’applicazione del diritto internazionale e risolvere un conflitto che definisce “coloniale”. Dagli anni ’70, l’Algeria si oppone alla rivendicazione del Marocco sul Sahara occidentale, che propone un piano di autonomia regionale sotto la sua sovranità. L’Algeria, che attualmente ospita nel suo estremo sud ovest 200.000 profughi saharawi, riconosce la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi dal 1976 e sostiene il Fronte Polisario, che ne rivendica la piena indipendenza. A ciò si contrappone il Marocco, che negli ultimi anni ha espresso sostegno al separatismo della Cabilia, regione di lingua berbera nel nord-est algerino, guidato dal Movimento per l’autodeterminazione della Cabilia, ritenuto terrorista da Algeri. Le relazioni tra i due paesi sono contrassegnate da decenni di tensioni tra alti e bassi, con ritorsioni e accuse reciproche, portando l’Algeria nel 2021 a interrompere le relazioni diplomatiche con il Marocco, che da fine 2020 ha normalizzato le relazioni con Israele, dietro riconoscimento di Stati Uniti e Israele della sua sovranità sul Sahara Occidentale. Recentemente, l’Algeria ha ripristinato il visto di ingresso per i cittadinimarocchini, nonostante quasi 40.000 marocchini siano stabiliti sul suo territorio.
Mali, Tunisia, Libia, Egitto
Con gli altri vicini, a parte i rapporti in via di miglioramento con il Mali, uscito dagli accordi di pace di Algeri del 2015 con i tuareg Azawad, accusando di interferenza l’Algeria, le relazioni sono sotto il segno della cooperazione. Il Niger, importante partner per la sicurezza e la stabilità regionale, è il paese necessario al progetto del gasdotto che dalla Nigeria arriva in Europa, passando per l’Algeria. Con Tunisia e la Libia (Tripoli), lasciando alle spalle il fallito esperimento dell’Unione araba del Maghreb, l’Algeria sta formando una nuova alleanza, aperta a tutti gli altri paesi regionali, che ha già prodotto accordi economici, commerciali e di libero scambio.
Anche le relazioni con l’Egitto si rafforzano sempre più. In un recente incontro bilaterale, si è invitato ad “aumentare il volume degli investimenti e degli scambi commerciali, e a proteggere le risorse” di entrambi, per un’economia nuova e “più equa, attraverso i nostri spazi economici comuni come la Grande Area Araba di Libero Scambio (GZALE) e l’Area Continentale Africana di Libero Scambio (ZLECAF)”.
In generale, priorità assoluta per la stabilità della regione nordafricana resta la lotta al terrorismo, per la quale l’Algeria collabora sia con gli Stati Uniti sia con la Russia, suo principale partner militare da cui importa il 72% delle armi, ma che tuttavia è anche un ossimoro, per la presenza russa e turca in Libia e Mali, che Algeri considera un fattore destabilizzante per la sovranità dei due paesi.
Guadando al futuro algerino, dopo le vacanze estive quasi 12 milioni di studenti sono tornati nelle scuole algerine, dove l’istruzione è gratuita come il trasporto scolastico.
Giovanna Visco
Nota: questo lungo articolo è stato pubblicato in tre parti dalla think tank Aiom (newsletter 5, 6 e 8) )