CIIP scrive al Governo per l’aggravamento dello stato ambientale in Italia

La Presidente, Susanna Cantoni, della Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione (CIIP), ha indirizzato al Presidente del Consiglio Mario Draghi, ai Ministri Brunetta, Cingolani, Colao, Giorgetti, Giovannini, Patuanelli, Speranza e al Presidente della Conferenza Regioni, Fedriga, una lettera di forte preoccupazione per l’aggravamento dello stato ambientale in Italia.

Mentre in Europa gli investimenti in prevenzione coprono circa il 3% della spesa sanitaria complessiva, in Italia arrivano appena allo 0,5%. Gli organici dei Servizi di Prevenzione delle Asl e del Sistema Nazionale delle Agenzie Ambientali (SNPA) si sono pericolosamente assottigliati, se non dimezzati, per mancati reintegri turnover. Con questa denuncia la CIIP, consulta comprendente 13 associazioni professionali e scientifiche dei settori medicina del lavoro, igiene industriale, protezione ambientale, sicurezza del prodotto ed ergonomia, apre il suo messaggio ai decisori politici, chiedendo misure di intervento urgenti nell’interesse generale della salute pubblica. In Italia mancano medici del lavoro e di sanità pubblica, assistenti sanitari tecnici della prevenzione, ingegneri, chimici fisici, biologi epidemiologi, e non vengono fatti investimenti nel sistema dei Laboratori di Sanità pubblica e nella modernizzazione delle attrezzature di campionamento e analisi.

La condizione di agonia del sistema pubblico italiano di prevenzione, che ha gravemente pesato nel determinare le “enormi difficoltà” registrate durante la pandemia. Cogliendo l’occasione del Piano Nazionale di Resistenza  e Resilienza (PNRR/Recovery Plan) e delle riforme collegate, la CIIP nella sua lettera indica l’urgenza di rafforzare i servizi ASL di prevenzione, di istituire i Servizi di Salute e Ambiente dove non presenti, e di potenziare l’epidemiologia ambientale nonché i controlli sulle autocertificazioni e sui settori e siti critici, con approccio interdisciplinare, mettendo a sistema le diverse competenze specialistiche.

In altre parole, come spiega la nota CIIF, il recovery plan deve finanziare adeguatamente programmi del sistema pubblico di salute ambiente, realizzando quanto già contenuto nel Piano Nazionale Prevenzione 2020-2025 e nei Piani Regionali di Prevenzione in corso di elaborazione. Allo stesso tempo, occorre dare una strategia che strutturi la collaborazione sui fattori ambientali di rischio, tra il sistema nazionale delle agenzie ambientali SNPA e i servizi dei Dipartimenti di prevenzione della ASL.

Secondo la CIIP, che rappresenta le competenze specialistiche di circa 10.000 operatori, è anche  necessario “dare continuità, visibilità e maggiori poteri di indirizzo” alla task force nazionale su ambiente e salute, istituita nel 2017 presso il Ministero della Salute, partecipata dalle Regioni e da esperti nazionali.

Deve essere incluso tra gli obiettivi, quello di ridefinire ed armonizzare i rapporti tra Assessorati regionali, Province, Comuni e SNPA,  per la messa in rete delle informazioni con cui coordinare la programmazione congiunta dei controlli, e condividere aggiornamenti su progetti, nuove attività, aziende produttive soggette ad autorizzazione, siti contaminati e dismessi, piani amianto. In tal modo si costituisce una governance che diventa efficace anche nella promozione del rispetto ambientale e del territorio nelle scuole e tra la cittadinanza, spiega in altre parole ACIIP, che promuove innumerevoli iniziative non solo tecniche, ma anche di diffusione della cultura della prevenzione nei luoghi di lavoro e nella vita dei cittadini, coinvolgendo enti ed istituzioni.

Per la conoscenza sullo stato di salute della popolazione, per supportare i procedimenti Vas, Via, Vis, Aia, Aua e per la prevenzione delle criticità deve essere riconosciuto un ruolo centrale agli Osservatori Epidemiologici. Parallelamente, devono essere resi disponibili e facilmente utilizzabili in tutto il paese i dati ambientali e sanitari (registri tumori, ricoveri ospedalieri, natalità, malformazioni congenite, ecc.), come previsto dalla strategia europea della transizione e già adottato da diversi paesi europei. L’accessibilità e la disponibilità di questi dati è funzionale anche all’informazione della popolazione sulle conseguenze per la salute dei vari rischi ambientali, chimici fisici e biologici.

Sul versante delle imprese, sono necessari investimenti e interventi per agevolare l’applicazione delle normative ambientali. L’ambiente deve essere posto sullo stesso piano di importanza di produzione e  innovazione nelle imprese private quanto pubbliche, attraverso formazione  e riqualificazione delle competenze, coerentemente al green deal europeo, che prevede la destinazione di almeno il 37% dei fondi a questo scopo, mentre il 100% di essi devono applicare il principio di “non nuocere all’ambiente”.

Per non delegare in alcun modo all’esterno il ruolo strategico di programmazione e attuazione del PNRR e della riforma della Pubblica Amministrazione,  che nell’interesse generale deve restare in capo allo Stato, “considerando che le competenze e l’esperienza sono un patrimonio interno alla PA, estraneo al controllo di società di consulenza esterne”, è imprescindibile la formazione dei suoi operatori su salute e ambiente e sulla informatica correlata.

Infine, il riordino e l’armonizzazione della legislazione nazionale sui temi ambientali e sanitari, richiede l’inserimento anche delle recenti innovazioni tecnologiche, non trovano riscontro nella normativa vigente (tecnologia 5G, interferenti endocrini, inquinamento indoor, siti di stoccaggio improprio dei rifiuti, microplastiche, nanomateriali, contaminanti emergenti, end of waste, materiali di riporto, riuso delle acque, ecc.), peraltro considerate centrali nel Green Deal e nella transizione digitale europee.

                                                                                         Giovanna Visco

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: