Con oltre 8,5 milioni di km2, la Repubblica federale del Brasile è il quinto paese più esteso al mondo, dopo Federazione Russa, Canada, Cina e Stati Uniti, con 26 stati federati e il distretto della capitale Brasilia, che occupano il 47,3% dell’America del Sud.
Prima economia dell’America Latina, il Brasile è la decima economia mondiale, con un pil corrente 2026 stimato dal Fondo Monetario Internazionale di 2,64 trilioni di dollari, trainato per il 60% dai servizi, seguiti dai settori agroalimentare, energetico e minerario (in raffronto il pil stimato dell’Italia è in ottava posizione superando 2,74 trilioni).
Mercosur
Tra i paesi fondatori dei BRICS e membro del G20, il gigante brasiliano è leader del Mercosur, l’area latinoamericana di libero scambio con cui la Commissione Europea, dopo decenni di limbo, ha recentemente firmato un accordo di partenariato commerciale provvisorio (in attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia e della ratifica definitiva dell’europarlamento). L’Europa dei 27 vede nel Mercosur una importante sbocco per la propria diversificazione economica in investimenti, approvvigionamenti di materie prime prive di dazi e vendita di iconici prodotti occidentali ai sudamericani ricchi.
Il divario sociale
Nonostante alcuni miglioramenti conseguiti negli ultimi anni, il divario sociale in Brasile mantiene salde radici nel suo passato colonialista e schiavista, riflesso in profonde diseguaglianze spesso contrassegnate dal colore della pelle. Il passaggio a forme economiche di libero mercato, sostenuto da governi che pur nelle loro differenze preservano costantemente gli agi della minoranza, si è incardinato su un rigido meccanismo sociale di privilegio ed esclusione, che concentra la ricchezza patrimoniale in poche mani e mantiene alta la soglia dell’indifferenza sociale, normalizzando agli occhi del ceto medio e delle fasce più alte la miseria e la povertà di milioni di brasiliani di ogni età.
La ricchezza detenuta da persone fisiche
I dati del report 2026 dell’UBS Global Wealth, che da 17 anni monitora e analizza la ricchezza detenuta da persone fisiche in 56 paesi, collocano il Brasile al 19° posto della classifica, con 386.000 paperoni con patrimoni superiori a 1 milione di dollari, di cui circa 43.000 tra 5 e 100 milioni di dollari.
Considerando la popolazione di 213,4 milioni di brasiliani (dato 2025 dell’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica – IBGE), equivalente al 2,57 per cento della popolazione mondiale, si può affermare che il suo 1,8 per cento concentra su di sé la ricchezza del paese, che occupa quarto posto nella classifica UBS Global Wealth sulla disuguaglianza della ricchezza.
Il ceto medio
Tra i poveri e gli straricchi, si colloca il ceto medio brasiliano, che si attesta intorno al 50% della popolazione in base al reddito familiare, misurato lungo una scala che va da una condizione, quella più numerosa, appena sufficiente a garantire cibo e abitazione, a una di relativo benessere. Diverse politiche federali sono concentrate per aumentare l’accesso dei più disagiati al livello di sussistenza minimo, con piani sociali di lotta alla povertà delle famiglie che favoriscono istruzione, cure mediche, sussidi economici e sconti sui debiti. L’Ipea, istituto federale collegato al Ministero brasiliano di pianificazione e bilancio, nella sua ultima nota tecnica (2025) rileva che dal 1995 al 2024 il reddito pro capite delle famiglie brasiliane è cresciuto di circa il 70%, mentre il coefficiente Gini (indice che misura la diseguaglianza della distribuzione del reddito da 0, massima uguaglianza, a 1, massima diseguaglianza) è migliorato di 18 punti, posizionandosi intorno allo 0,50. Per dare un termine di paragone, nel 2023 l’UE27 con 448 milioni di abitanti ha registrato un indice Gini al di sotto dello 0,30.
Grazie a una combinazione di ripresa occupazionale e rafforzamento della rete di sicurezza sociale, il 2024 è l’anno con i migliori risultati sociali degli ultimi 30 anni, segnando un’inversione dopo anni di stagnazione e regressione: il tasso di povertà estrema (reddito pro-capite giornaliero non superiore ai 3 dollari) si è attestato al 4,8 per cento della popolazione, mentre quello al di sotto della soglia di povertà (reddito pro-capite giornaliero non superiore agli 8,30 dollari) al 26,8 per cento.
La concentrazione della popolazione
Uscendo dall’astrazione percentuale ed entrando nella vita reale, milioni di brasiliani restano nelle maglie dell’indigenza o della semi-indigenza, assiepati nelle città che attualmente concentrano il 91,7% della popolazione. La povertà e le pressioni degli investitori, che puntano sfruttare le grandi aree interne del paese trasformandole in immense piantagioni e campi minerari, alimentano la migrazione verso le città, che dai pronostici entro il 2050 arriveranno a concentrare il 98,9% della popolazione, contraddicendo il dato della densità geografica del paese, che per effetto della sua vastità, segna appena 26 abitanti per km2.
Dalle stime Worldometer, l’area metropolitana (città più fascia suburbana circostante) più popolosa del Brasile è San Paolo, la più grande di tutta l’America Latina con circa 19 milioni di abitanti, seguita da Rio de Janeiro che ne conta quasi 10 milioni, più del doppio della terza regione metropolitana brasiliana, Belo Horizonte, importante polo industriale e minerario, con poco più di 4 milioni di abitanti. Worldometer stima complessivamente 356 aree metropolitane, in cui solo 20 superano il milione di abitanti e solo 10 i due milioni.
Le favelas
Le cosiddette aree informali, ingrossate dalla migrazione dalle zone rurali e dalla scarsità di case popolari, concentrano in ogni città brasiliana miseria e povertà. Tra il 2010 e il 2022 il numero delle favelas (baraccopoli) è quasi raddoppiato, passando da 6.329 a 12.348, come certificato dall’ultimo censimento dell’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (anno 2022).
Le baraccopoli brasiliane, definite dall’istituto IBGE aglomerados subnormais, stipano complessivamente oltre 17 milioni di brasiliani (oltre l’8% della popolazione del paese) in costruzioni fatte di scarti recuperati nelle discariche, formando agglomerati generalmente privi di numeri civici, elettricità, acqua e fognature, assillati da miseria, abbandono, violenza, tossicodipendenza e malattie.
Nel solo Stato di San Paolo, il più popoloso del Paese con 46 milioni di abitanti, pari al 21,6% della popolazione del paese – in poche parole, un brasiliano su cinque vive a San Paolo – si contano 3.123 favelas. Segue lo Stato di Rio de Janeiro con 1.724 baraccopoli, tra cui la più grande del Brasile, Rocinha, con circa 72.000 persone, seguita da quella del Sol Nascente, con circa 71.000 abitanti, nella capitale federale Brasilia.

Foto: favela Erundina – San Paolo – fonte Acmos.net
In generale, il peso delle popolazioni della favelas sui residenti nelle città rispecchia la contrapposizione economica macroregionale tra il Sud e Sud Est del paese, molto più ricco, il Nord e Nordest. Più è povero lo Stato, più aumenta la quota di popolazione delle baraccopoli, come a Belém, capitale dello Stato di Pará, dove il 57,2 per cento della popolazione è nella favelas, e a Manaus, capitale di Amazonas, con il 55,8 per cento.
Milionari e miliardari
La manciata di milionari e super ricchi brasiliani vive invece concentrata tra agi e privilegi a San Paolo, Rio de Janeiro, in zone esclusive di Brasilia e Belo Horizonte, sulla costa di oltre 500 km dello Stato meridionale di Santa Caterina, costellate di enclavi di lusso e condomínios fechados, complessi residenziali recintati, con accessi controllati e servizi condivisi, seguendo uno stile di vita estremamente privilegiato, nettamente separato dal resto della popolazione.
L’elicottero
Tra le principali evidenze della squilibrata diseguaglianza che caratterizza tutto il Brasile, un posto speciale è occupato dai trasporti, che mostrano come le famiglie facoltose rifuggono dai blocchi del congestionamento automobilistico, dai mezzi pubblici affollati e dall’insicurezza delle strade. Da anni, i ricchi brasiliani si spostano in elicottero, di proprietà o a noleggio, per raggiungere uffici, scuole, case al mare o centri commerciali. Sciamando sopra grattacieli e strade affollate, congestionano i cieli, riproducendo in aria il rischio incidente del trasporto terrestre: l’ultimo poche settimane fa a Rio de Janeiro, che ha causato sei vittime (2 piloti e 4 passeggeri, tra cui Oliver Tree noto rapper statunitense in tour mondiale) e un incendio collaterale in un parcheggio pieno di auto elettriche.
La domanda di mercato brasiliana di elicotteri, privati o in servizio taxi stimola, senza soluzione di continuità, l’offerta dei produttori globali, tra cui l’italiana Leonardo SpA, così come l’abusivismo di velivoli immatricolati a uso privato in servizio taxi a pagamento, da anni denunciato dalle associazioni di categoria.
In un paese tanto diseguale, l’elicottero è la modalità di scavalcamento per eccellenza di gravi problemi quotidiani, attuata dalle classi abbienti senza nulla rimetterci. La fortissima capacità di spesa dei pochi privilegiati ha generato un settore specializzato del valore di miliardi di dollari, in rapida evoluzione tecnologica. Infrastrutture, operatori, società di leasing, hangar di manutenzione e assicuratori si stanno rivolgendo allo sviluppo della vendita di voli in elicottero a posto singolo tramite app, senza trascurare il futuro delle “auto volanti” o droni giganti, velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale (eVTOL), di cui il Brasile è un polo mondiale.
Non è un caso, quindi, se a San Paolo, che ha la più alta concentrazione di milionari e di miliardari del Brasile – secondo Forbes nel 2024 vi risiedevano 97 miliardari sui 239 totali del Brasile, di cui 36 a Rio de Janeiro – sia registrata la più grande flotta urbana di elicotteri civili al mondo,A sopravanzando New York, Tokio e Londra. Gli elicotteri privati superano le 400 unità, sviluppando una media giornaliera di circa 2.200 decolli e atterraggi, al ritmo di uno ogni 45 secondi nelle ore di punta. Oltre 260 eliporti in cima ai tetti formano un network unico al mondo, connettendo city finanziaria, abitazioni, centri commerciali di lusso e aeroporti, con una movimentazione annua che, secondo previsioni riportate da Reuters, entro il 2028 arriverà a 90.000 passeggeri. Per gestire la complessità di rotte, altitudini, congestione e comunicazioni radio l’aeronautica militare e dall’autorità dell’aviazione civile hanno messo a punto un avanzatissimo sistema, Helicontrol, che opera su 13 corridoi aerei dedicati.
La forbice dei redditi
La declinazione del privilegio, di cui l’elicottero è uno dei simboli più iconici, non fa che allargare la forbice della diseguaglianza sociale. Al di sotto degli elicotteri, la formicolante umanità che non vive nelle baraccopoli, percepisce mensilmente un salario medio equivalente a circa 630 euro. All’inizio di questo anno, sono entrati in vigore alcuni provvedimenti fiscali del governo federale, che intervengono sulla redistribuzione della ricchezza. Il più importante è l’innalzamento della no-tax area fino a redditi mensili di 5.000 mila brl (circa 780 euro), che aumenta di 10 milioni i contribuenti a basso reddito esentati. Per finanziare questo provvedimento, il cui costo annuo stimato è di oltre 4 miliardi di euro (25,8 miliardi di brl), è stato introdotta simultaneamente un’imposta sui redditi annui superiori a 600mila brl, circa 94mila euro, chiamata Imposto de renda das pessoas físicas mínimo (Irpfm). Dai conti del Ministero delle Finanze brasiliano, la platea del provvedimento interesserà circa 141mila contribuenti facoltosi, che fino a qualche mese fa pagavano in media solo il 2,54% di imposte sul reddito.
Il provvedimento avrà ricaduta diretta sull’aumento dei consumi, che approvvigionerà di nuove risorse la concentrazione della ricchezza, senza intervenire sulla qualità della vita reale delle persone, che richiederebbe radicali cambiamenti di rotta.
Le gravi esternalità
Intanto, la moltiplicazione dei voli degli elicotteri, incluso quelli delle escursioni turistiche che l’overtourism genera incontrollatamente, sollevano vibranti proteste di coloro che lavorano o risiedono nei grattacieli, aggrediti da un selvaggio inquinamento acustico, spesso oltre i limiti di sicurezza stabiliti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che causa forte stress e problemi di salute mentale in chi lo subisce. Questo problema è comune ovunque i voli degli elicotteri sono numerosi e a qualsiasi ora. Pale e motori emettono suoni forti e ritmici di decine di decibel, con volume simile al suono di un treno in corsa o di un martello pneumatico.
A questo vanno aggiunte dosi massicce di CO2 e polvere sottili rilasciate nell’atmosfera da queste macchine volanti.
Ancora una volta il dito è sulla piaga: non affrontare i problemi comuni, ignorandoli, prospetta un pessimo futuro per tutti, che nessuna enclave potrà mai scavalcare.
Giovanna Visco
Foto di copertina: elicottero di Leonardo SpA
Ottimo articolo, fonte per chi lo legge di un gran numero di dettagliatissime informazioni sulla realtà sudamericana e in particolare del Brasile. Ne deriva un panorama che vede ancora in primo piano povertà, miseria, indifferenza per l’ambiente e per le pessime condizioni di vita della maggioranza.
Grazie
Grazie Giovanna, come sempre con i tuoi articoli ci apri un mondo spesso poco noto, o che forse non abbiamo la pazienza ed il coraggio di approfondire. Purtroppo la vicenda degli squilibri brasiliani, non è troppo distante da quella che stanno vivendo molti altri Paesi, compresi gli Stati Uniti dove la concentrazione della ricchezza in poche mani sta diventando quasi una strategia di governo.