Blue economy: più vicina la realizzazione dell’elettrodotto Elmed Mediterraneo Italia-Tunisia

Si sta accelerando la realizzazione del progetto di interconnessione bidirezionale ad alta tensione Elmed Mediterraneo Italia-Tunisia, in corrente continua (HVDC) da 600W, con l’avvio da qualche mese del suo studio di fattibilità marina. È condotto da Rina Spa, che gode di accreditata reputazione internazionale nel campo della interconnessione sottomarina, in joint con Comete Engineering, società tunisina di consulenza ingegneristica, che si sono aggiudicati per capacità tecniche e metodologiche, la gara internazionale di assegnazione indetta da Elmes Etudes Sarl.

Elmed, del costo stimato di 600 milioni di euro, correndo lungo una conduttura di oltre 200 km con sezioni terrestri e sottomarine fino a 800 m. di profondità, sarà il collegamento strategico per la sicurezza e la sostenibilità energetica di entrambi i paesi. Contribuendo al consolidamento della rete elettrica mediterranea, che integra i mercati nordafricani con quelli dell’Unione Europea, il progetto sostiene gli impegni nella lotta al cambiamento climatico, ed è incluso nei Progetti di Interesse Comune (PCI) dell’UE, riguardanti infrastrutture chiave che beneficiano di pianificazione e autorizzazioni accelerate.

L’integrazione energetica è inconfutabilmente la soluzione più efficace per dare risposta alle intermittenze dell’energia da fonti rinnovabili, prodotta con pannelli solari e pale eoliche, rafforzando il processo di transizione energetica verso 0 emissioni di gas serra. Estesa ad un’ampia regione geografica con diverse fonti rinnovabili e termiche interconnesse, crea un vasto sistema di approvvigionamento de-carbonizzato che aiuta gli Stati a raggiungere la neutralità climatica.

Con il sistema energetico integrato è possibile realizzare un mercato elettrico integrato dal Nord Africa alla Scandinavia, con beneficio dei parchi solari di nuova costruzione in Sicilia e in generale  dell’energia prodotta dai Paesi Ue, che guardano con estremo interesse alla crescente domanda energetica dei Paesi africani. 

Un lungo percorso

Concepito originariamente nel 2003 per esportare in Italia energia solare generata nel Sahara, nel 2007 Elmed viene ratificato con una prima dichiarazione congiunta, sottoscritta dai governi dei due Paesi, portando alla costituzione nel 2009 della joint venture paritetica Elmes Etudes Sarl, tra l’italiana Terna e la tunisina STEG (Societé Tunisienne de l’Electricité et du Gaz), gestori nazionali delle reti di trasmissione dell’energia elettrica. La recessione economica internazionale e il conseguente calo della domanda energetica, porta nel 2011 a ridimensionare il progetto, riducendo la potenza della linea da 800 a 600 MW, che nel 2016 diviene bidirezionale e inserito nel Piano decennale di sviluppo della Rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione e nel Piano di sviluppo della rete di trasmissione elettrica nazionale di Terna. Nel 2019, l’Italia e la Tunisia giungono alla firma di un accordo intergovernativo per lo sviluppo e la costruzione congiunta di Elmed Mediterraneo Italia-Tunisia.

La condizione energetica della Tunisia

Attualmente il paese maghrebino si avvale di 3 interconnessioni elettriche con la Libia, ed è collegata all’Algeria attraverso altre 5 linee, che tuttavia non gli garantiscono sicurezza né sotto il profilo della regolarità e delle quantità richieste. Solo in piccola parte la Tunisia ricava energia da fonti rinnovabili, mentre è molto forte la sua dipendenza dall’import di gas naturale, fornito dal Transmed (il gasdotto che rifornisce l’Italia di gas algerino passando per la Tunisia voluta dalla lungimiranza di Enrico Mattei), e dal petrolio. Ciò la espone costantemente ai rischi di volatilità dei prezzi e alle interruzioni delle materie prime energetiche nei mercati internazionali, creando un circolo vizioso: più la domanda di energia cresce, più aumenta la dipendenza del Paese dalle importazioni. 

Il coinvolgimento della Banca Mondiale

La Banca Mondiale (BM), che ha finanziato lo studio di fattibilità, ha indicato anche una tabella di marcia del progetto: chiusura finanziaria entro il 2022, inizio costruzione 2023, entrata in funzione dell’elettrodotto entro 2027. Una volta operativo, BM stima una copertura energetica fino al 16% dell’attuale fabbisogno della Tunisia, includendo l’importazione di elettricità dall’Italia. 

Elmed “Chiuderebbe il circuito della rete Europa-Maghreb che va da Marocco, Spagna, Francia, Italia, Tunisia e Algeria” ha dichiarato BM alla testata DW, diversificando le fonti di approvvigionamento e le rotte per gli europei, aumentando la sicurezza energetica della Tunisia e gli scambi tra Tunisia, Algeria e Libia. Tutte ragioni che fanno sì che il progetto sia  “fortemente sostenuto dai governi di Italia e Tunisia, e dall’Unione Europea, nonché da altri paesi come Germania e Algeria”.

Anche il pronostico del suo impatto sulla economia della Tunisia è più che positivo: la nuova infrastruttura si prospetta come vero e proprio volano di investimenti esteri in rinnovabili. La diversificazione sostenibile del mix energetico tunisino potrà avere ricadute positive in termini di sicurezza e di abbondanza di forniture a basso costo, determinando una delle condizioni di contesto necessarie per lo sviluppo degli insediamenti produttivi e delle attività economiche nel paese, peraltro molto incoraggiato dalla Ue, per stabilizzare la transizione democratica del paese.

Lo studio di fattibilità: tempi e metodiche

Il progetto di indagine sottomarina iniziato lo scorso aprile dal Rina e della durata di un anno, identificherà gli approdi alle due estremità terrestri dell’interconnessione, determinando le migliori opzioni in termini geologici e ambientali, e i migliori percorsi subacquei in base a vincoli e ostacoli.

Agli studi iniziali sulle carte, seguiranno le indagini sul campo nearshore e offshore, e rilievi dettagliati del fondale marino, della durata di circa 4 mesi, che utilizzeranno tecnologie molto avanzate, avvalendosi di sofisticati strumenti montati su veicoli subacquei telecomandati (ROV). Le fasi finali dello studio riguarderanno i fondali marini del sito italiano, ed il Rina non esclude la possibilità di ulteriori coinvolgimenti della joint nelle fasi successive del progetto.

Gigante italiano specializzato nei settori marine, energia, certificazione, trasporti e infrastrutture,  industria, con circa 4000 dipendenti e oltre 200 uffici in 70 paesi nel mondo, Rina nel primo trimestre 2021 ha registrato 121 milioni di ricavi e una raccolta ordini di circa 200 milioni di euro.

                                                                                     Giovanna Visco

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