Omaggio a Francesco Nerli commemorato a Roma

Memoria e visione futura è forse la sintesi più vicina al profilo politico di Francesco Nerli, commemorato a Roma a un anno dalla sua dipartita, 28 novembre 2020. L’evento, organizzato da ShipMag per volere del patron Franco Mariani, ha visto la massima concentrazione in presenza consentita dalle norme anti covid, 200 persone, tra le quali moltissime personalità del settore e amici provenienti da tutta Italia.

Sul palco per tutta la durata della manifestazione, nella quale si sono avvicendati 16 interventi in presenza e in video, insieme al direttore di ShipMag, VIto de Ceglia, il primogenito di Nerli, GianMaria, mentre seduti in prima fila assistevano gli altri 2 figli, Gaia e Geronimo, e i nipoti. Il racconto pacato e affettuoso di GianMaria, ha tratteggiato un uomo ricco di pensiero, convinto che “la storia la fanno gli uomini e le donne” e pervaso da “un ottimismo di metodo” di grande respiro riformista, che fa vedere “il bicchiere sempre mezzo pieno e la possibilità di poter sempre cambiare le cose”. Un riformismo quello di Nerli identificato da Massimo D’Alema, intervenuto in video, “come il fare qualcosa che non solo migliora la capacità di progresso, ma allarga il campo delle possibilità e dei diritti delle persone”.

“Un uomo del dialogo”, lo ha definito il senatore Luigi Grillo, Presidente della 8° Commissione al Senato dal 2001 al 2013, di parte politica opposta a quella di Francesco Nerli. “Riusciva ad entrare nel merito delle cose”, senza condizionamenti preconcetti e ideologici, qualità che ha permesso di raggiungere obiettivi comuni importanti. Tra questi, Grillo ha ricordato la legge di riforma dei porti approvata dal Senato nel 2012, frutto di un fitto lavoro di confronto tra tutte le componenti portuali, in cui Nerli si era reso protagonista svolgendo un ruolo di collegamento cruciale. Antesignana più avanzata della successiva riforma Del Rio (anno 2016), ma purtroppo arenata dalla politica alla Camera, la riforma della riforma prevedeva l’autonomia finanziaria delle Autorità Portuali, da sempre strenuamente sostenuta da Nerli, per dare gambe alla governance pubblica di asset tanto strategici per il paese.

Anche Luigi Robba, Segretario generale di Assoporti per 21 anni consecutivi, ricordando l’amico e il Presidente, ha richiamato alla memoria la fase storica decisiva dei porti italiani, segnata dal passaggio da enti ad Autorità portuali, nella quale Nerli fu determinante prima in Parlamento con l’approvazione della legge 84/94, e poi alla guida di Assoporti. Convinto che il ruolo di Assoporti dovesse essere quello di soggetto associativo superpartes, il risultato più rilevante che conseguì fu il riconoscimento pubblico da parte di tutte le componenti del cluster dell’insostituibile funzione dell’Associazione dei porti italiani, facendo acquisire alle tematiche portuali anche una notevole importanza nelle agende politiche.

L’idea di terzietà concepita da Nerli è non solo attuale ma è il fulcro centrale che garantisce futuro e sviluppo ai porti italiani, ha spiegato il giurista Francesco Munari nel suo bel intervento, in cui ha definito le attuali Autorità di Sistema Portuale guardiane di asset strategici per il nostro paese. “Gli interessi molto forti che attraversano il settore generano conflitti che richiedono il ruolo dello Stato come soggetto regolatore e di sviluppo dell’iniziativa dei privati”.

Quella dominata dalla presenza di Francesco Nerli, secondo il Presidente della AdSP Mar Ligure Orientale, Mario Sommariva, in prima linea nel settore da oltre 40 anni insieme a Franco Mariani, “è stata un’epoca irripetibile, contraddistinta da conquiste e risultati consolidati nel tempo, che durano ancora oggi”. Ha sottolineato che senza la determinazione di Nerli nel portare avanti l’azione di collante di Assoporti il contratto unico porti non si sarebbe mai realizzato, così come il nuovo articolo 17 (lavoro portuale a chiamata), grazie alla mediazione con l’Europa, che ancora oggi garantisce la tenuta sociale nei porti. La sua lungimirante autorevolezza e la sua profonda umanità hanno guidato il processo di affermazione delle Autorità portuali, quali soggetti di governo e sviluppo e di mediazione sociale, concependole come organismi a doppia identità, con una visione molto avanzata che ha anticipato gli attuali requisiti della resilienza.

Nonostante la tempesta perfetta provocata dalla pandemia (assetto oligopolistico del mercato, congestione, noli schizzati alle stelle, disagio sociale che si sta scaricando sui porti, distanza tra immensi guadagni delle compagnie e livelli salariali) e l’incertezza amministrativa che colpisce le AdSP derivata dalla questione Europa-tassazione dei canoni, con il rischio che i fondi PNRR vengano considerati aiuti di Stato, il cluster marittimo non è mai stato così diviso, ha constatato Sommariva. I successi “li abbiamo ottenuti quando il cluster è stato unito, condividendo una visione”: il tema della concorrenza non è quello dell’eliminazione del sistema delle concessioni regolate dall’art. 18, ma di un nuovo e forte patto sociale per salari e difesa occupazionale. Tenere insieme rigore del pubblico e dinamismo del privato è l’indicazione ereditata da Nerli da portare avanti.

Nel concludere l’evento denso di tanti interventi che hanno toccato anche le vicende e gli aspetti personali, Franco Mariani ha sottolineato quanto anche nel ricordo Francesco Nerli continui a stimolare il confronto. “Portualità aperta ma regolata, lavoro aperto ma dentro regole” sono le sue principali indicazioni. Richiamandosi poi alle questioni sollevate da Mario Sommariva, ha rimarcato il problema della concentrazione , che vede 30 paesi africani serviti da un’unica alleanza e in Italia il 50% dei contenitori in mano a un unico soggetto. Il momento è contrassegnato dalla debolezza del sindacato confederale con il rischio che venga messo in discussione il contratto unico dei porti, mentre i sostenitori della trasformazione delle AdSP in enti pubblici economici non comprendono che una scelta simile porterà i porti a non poter più ricevere fondi pubblici. “Guardando alla portualità italiana è evidente che ci sono porti che vanno meglio e altri peggio, il che fa capire che non è un problema di definizione giuridica, ma di come si imposta il lavoro”.

Infine ha annunciato la decisione di trasformare in appuntamento fisso con cadenza annuale questo primo convegno alla memoria di Francesco Nerli.

                                                                                                                   Giovanna Visco

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