Il Nilo Azzurro nasce in Etiopia. Nei pressi di Khartoum (Sudan), esso confluisce nel Nilo Bianco, contribuendo per circa il 60% delle acque del grande fiume che, attraverso il delta egiziano, sfocia nel Mediterraneo. Per questa ragione dal 2011 è al centro di una disputa internazionale tra Etiopia, Sudan ed Egitto.
L’antefatto del contenzioso è il trattato Egitto-Sudan del 1959, che revisionando un accordo antecedente all’indipendenza del Sudan dalla Gran Bretagna, ha stabilito le rispettive quote di utilizzo delle acque del Nilo: 25% per il Sudan e 75% per l’Egitto, paese quest’ultimo sostanzialmente privo di precipitazioni.
Il bisogno egiziano di acqua
Attualmente sono oltre 100 milioni gli egiziani che si affidano al Nilo per circa il 90% del fabbisogno idrico. In Egitto le risorse idriche sono gestite direttamente dal governo in relazione ai fabbisogni della popolazione in crescita demografica. Le stime prevedono che entro il 2050 gli abitanti egiziani raggiungeranno quota 170 milioni di persone, impennando la domanda di acqua di almeno 7,5 mld di metri cubi aggiuntivi.
L’aggravarsi della siccità per la crisi climatica ha indotto il governo egiziano a ridurre i giorni di fornitura idrica destinata all’irrigazione agricola, introducendo multe salate e carcere per i trasgressori. Il razionamento idrico sta determinando molti agricoltori a sostituire coltivazioni ad alta intensità di acqua, come riso, canna da zucchero e cotone, con quella di ortaggi a bassa intensità di acqua molto meno remunerativi. Questo sta spingendo un numero crescente di agricoltori a vendere i loro appezzamenti ai grandi proprietari terrieri o alle aziende latifondiste, per poi riversarsi nelle grandi periferie delle città, affollando le fila dei disoccupati e delle braccia impiegate saltuariamente nell’edilizia. In alternativa, altri tentano l’emigrazione irregolare attraverso la Libia.
La crescente penuria idrica sta aumentando la povertà nel paese, che il governo egiziano sta cercando di arginare con forti investimenti: negli ultimi 5 anni ha impiegato oltre 1 miliardo di dollari per la realizzazione di 55 stazioni di dissalazione dell’acqua di mare e sta esplorando nuovi sistemi innovativi di irrigazione.
Ma a cambiare gli equilibri di una condizione millenaria, non c’è solo la devastante e persistente siccità, ma anche l’aumento crescente del fabbisogno idrico necessario allo sviluppo economico l’emergere degli 11 paesi attraversati dagli affluenti del Nilo – Tanzania, Burundi, Rwanda, Uganda (che sta progettando una centrale idroelettrica da 1,4 mld di dollari sul Nilo), Sud Sudan, Sudan, Egitto, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea e Etiopia. Quest’ultimo paese da solo determina l’85% delle acque del Nilo, con i tre affluenti Nilo Azzurro, Sobat e Atbara.
La GERD, Grand Ethiopian Renaissance Dam
Per un uso equo delle risorse idriche del bacino del Nilo, negli anni sono stati fatti vari tentativi di modifica dell’accordo del 1959, ma senza successo, per l’opposizione di Sudan ed Egitto, fino a giungere al 2011, quando l’avvio di costruzione in Etiopia del megaprogetto di una diga a cascata sul Nilo Azzurro, GERD, ha scatenato una vera e propria disputa con Egitto e Sudan.
A poco più di 15 km dal confine con il Sudan, nella regione etiope di Benishangul-Gumuz, la Gerd è il più grande impianto idroelettrico dell’Africa ed è il 7° del mondo, di volume complessivo 10,2 mln di metri cubi di acqua e oltre 7 km cubi di stoccaggio serbatoio. Il suo valore ammonta a circa 4,8 miliardi di dollari e, una volta completata, fornirà un’energia annua di oltre 16.000 GWh, candidando l’Etiopia, paese privo di sbocchi sula mare, a diventare un hub di energia elettrica per molti paesi africani.
La gigantesca infrastruttura, la cui realizzazione è stata affidata senza gara al colosso italiano Salini Impregilo, è in parte già ultimata e da luglio scorso in fase di riempimento parziale. L’Etiopia la sta finanziando reperendo le risorse dalla vendita agli etiopi residenti o all’estero di titoli di Stato e con donazioni private (valore 3 mld di dollari) e con un prestito di 1,8 mld di dollari di capitale cinese di Voith Hydro Shangai e China Gezhouba Group destinato alla costruzione di turbine e generatori. Il paese africano, che conta circa il 60% della sua popolazione senza accesso all’elettricità e sta programmando importanti piani di sviluppo economico, considera la GERD un’opera fondamentale per il proprio sviluppo.
Ma l’Egitto teme che la Gerd possa abbassare la disponibilità idrica del Nilo, mentre il Sudan teme che possa compromettere l’alimentazione delle sue dighe.
Gli interventi di Trump
Sulla questione, che a luglio scorso è stata sottoposta all’ONU, a fine 2019 su richiesta del Presidente egiziano Al Sisi gli Stati Uniti tentarono senza successo una mediazione tra le parti, seguita recentemente da alcuni interventi del presidente uscente, Donald Trump, volti a condizionare la ripresa del dialogo con la mediazione dall’Unione Africana (UA), dopo mesi di interruzione, che ha sede proprio ad Addis Abeba, città centro di relazioni internazionali per tutta l’Africa subsahariana. Dopo pochi giorni dalla visita in Sudan del Segretario di Stato Mike Pompeo, in tour per inaugurare il primo volo diretto Tel Aviv – Khartoum e promuovere la strategia geopolitica e commerciale di avvicinamento dei paesi arabi a Israele, l’amministrazione Trump bloccava 130 milioni di dollari di aiuti all’Etiopia, contro la decisione unilaterale del paese di avviare il riempimento della diga.
Una ritorsione, come riporta The Africa Report, sottolineata da Trump nei contatti telefonici con il premier israeliano Netanyahu e con il primo ministro Abdalla Hamdok e il generale Abdel Fattah al-Burhan del Sudan.
Più recentemente, Donald Trump ha anche lanciato un’inquietante, minacciosa quanto bellicosa, provocazione, asserendo pubblicamente: “l’Egitto farà saltare in aria quella diga”. La risposta etiope, che considera la costruzione della Gerd un proprio diritto sovrano, non è tardata. Il premier etiope Abiy Ahmed, nobel per la pace 2019 per la sua politica che ha portato alla firma dell’accordo di pace con l’Eritrea nel 2018, dopo 20 anni di guerra, ha dichiarato che l’Etiopia “non cederà ad aggressioni di alcun tipo”, ribadendo l’impegno a trovare soluzioni pacifiche, eque e di reciproco vantaggio.
Fenomeni alluvionali sempre più violenti
La comparsa di fenomeni alluvionali sempre più violenti, che a fine luglio hanno colpito in Sudan oltre 600.000 persone, di fatto stanno favorendo il dialogo. l’attenzione si sta spostando sul ruolo regolatore che la Gerd potrebbe svolgere per contrastare gli effetti delle inondazioni stagionali sempre più devastanti, e favorire l’agricoltura irrigua del Sudan, oltre a offrire disponibilità di energia elettrica e mitigare i periodi di forte siccità, integrando i flussi magri.
La parti hanno già trovato condivisione sulla gestione delle acque della diga quando la quantità di pioggia è sufficiente, ma non ancora per i casi di siccità prolungata e su eventuali ulteriori progetti etiopi. Elettricità ed allocazione equa delle acque non sono incompatibili, soprattutto se i paesi africani potranno accordarsi senza condizionamenti esterni.
Il possibile coinvolgimento di altri attori internazionali
Mente l’Unione Africana e l’Unione Europea esortano le parti a considerare la Gerd una pietra angolare per l’integrazione economica regionale, suggerendo di trasformare la diga in un bene comune per tutti, gli Stati Uniti potrebbero coinvolgere Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per finanziare investimenti agricoli in Sudan, che da tempo sta chiedendo agli Usa di essere rimosso dalla lista degli sponsor del terrorismo, che ostacola l’importazione di prodotti agroalimentari.
Yousef al-Oteiba rappresentante degli Emirati Arabi Uniti a Washington, e stretto consigliere del principe emiratino Mohammed bin Zayed Al Nathyan, sostiene che l’espansionismo iraniano giustifica un’alleanza tra paesi sunniti e Israele, in linea con la Conferenza di Varsavia guidata dagli Stati Uniti contro l’Iran nel febbraio 2019, dopo la loro uscita dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015. Ma il mondo arabo della gente comune respinge questa commistione e induce i governi dei vari paesi alla prudenza e a mantenere le distanze da Israele, che continua ad autorizzare nuovi insediamenti in Palestina, mentre Netanyahu usa l’Iran per distogliere le attenzioni dalle sue beghe giudiziarie per corruzione.
Intanto i il serbatoio GERD lentamente si riempie, ma le stime dicono che ci vorranno dai 5 ai 15 anni per completarne il riempimento, condizionato dal flusso del Nilo Azzurro in base alle precipitazioni e dagli accordi che scaturiranno tra le parti.
Giovanna Visco

