Le linee emerse nel WEF dettano la direzione degli investimenti

Si è svolta dal 25 al 29 gennaio la prima parte della 51° edizione del World Economic Forum (WEF), o Forum di Davos, dal nome della città svizzera che lo ospita ogni anno. A causa della pandemia Covid-19, per la prima volta il consesso è avvenuto on line, ed è stato sdoppiato con un appuntamento di approfondimento in presenza a Singapore, dal 13 al 16 maggio.

Nato nel 1971 come luogo di discussione per dirigenti di aziende europee, il Forum si è poi rapidamente evoluto in un vertice globale di collaborazione informata e di cooperazione di alto livello, che coinvolge politica, finanza, affari, media e ricerca. Nel suo ambito prendono forma migliaia di idee e si stabiliscono linee, che spesso si traducono in azioni, come  l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada NAFTA, rinegoziato da Trump nel 2018 in USMCA.

La pandemia, che ha confermato l’impossibilità per istituzioni ed individui di affrontare singolarmente le sfide del nostro tempo, ha ulteriormente spinto il Forum internazionale di Davos, che affonda le sue radici nell’economia, e precisamente nella cooperazione pubblico-privata. Il lancio della sua iniziativa The Great Reset nel 2020, ne è la conferma, con la proposta di un’agenda basata sulla progettazione di sistemi economici coesi, sostenibili e resilienti; sulla guida alla trasformazione e crescita responsabile; sul miglioramento della gestione dei beni comuni globali; sullo sfruttamento  delle tecnologie della quarta rivoluzione industriale; sulla promozione della cooperazione globale  e regionale. Come spiega il fondatore e presidente esecutivo del WEF, Klaus Schwab, “La cooperazione pubblico-privata è più che mai necessaria per ricostruire la fiducia e affrontare le faglie emerse nel 2020”, e plasmare la ripresa attraverso una gestione simultanea delle conseguenze dirette della crisi covid-19.

Questo il filo conduttore del WEF, che non è un sovvertitore del capitalismo, né un movimento politico, ma una piattaforma per trovare risposte e soluzioni alle problematiche di portata globale. L’emergenza pandemica ne ha innalzato gli obiettivi, mirando a farlo diventare luogo di mobilitazione pioneristica dei leader globali, per la condivisione di principi,  politiche e collaborazioni necessarie alla ricostruzione della fiducia e delle scelte cruciali, e per il ripristino delle priorità e di una riforma urgente dei sistemi. L’ambizione, in sintesi, è trovare soluzioni innovative e audaci per arginare la pandemia e guidare una robusta ripresa l’anno prossimo, dando importanti indicazioni ed orientamento ad investimenti e sviluppo di interi settori dell’economia.

Le linee emerse

Il Presidente della Cina, Xi Jinping, la cui ultima apparizione al Forum di Davos risaliva al 2017, quando aveva difeso il libero scambio e la globalizzazione, nel suo discorso di circa 25 minuti si è autodefinito un “pacifista paladino del multilateralismo”. Per superare le sfide attuali, ha spiegato Xi, il multilateralismo è necessario alla costruzione di un’economia mondiale aperta; a scartare standard, regole e sistemi discriminatori ed esclusivi; all’abbattimento delle barriere al commercio, agli investimenti e agli scambi tecnologici.  

Dal suo punto di vista, la comunità internazionale dovrebbe essere governata secondo regole e consensi raggiunti tra tutti i paesi, e non da uno o più ordini di emissione. In tal senso, è importante rafforzare il G20, in quanto “forum principale della governance economica globale”, ma il mondo dovrebbe anche “impegnarsi ad un coordinamento più stretto delle politiche macroeconomiche”.

Esortando all’unità contro la pandemia, ha poi messo in guardia dal “costruire piccole cricche o iniziare una nuova guerra fredda, respingere, minacciare o intimidire gli altri”, che spingerebbe “il mondo solo alla divisione”.

Ha dunque lanciato il richiamo a non interferire, e alla coesistenza e alla pari dignità dei modelli politici e sociali con valori diversi.

Sul cambiamento climatico, ha ribadito che Pechino si è ambiziosamente impegnata a ridurre le emissioni di carbonio del 65% entro il 2030, e a raggiungere la neutralità entro il 2060.  Un impegno significativo che richiede un duro lavoro, poiché il suo paese emette un quarto dei gas serra del mondo, “ma quando sono in gioco gli interessi dell’intera umanità, la Cina deve farsi avanti, agire e portare a termine il lavoro”.

Da previsioni FMI, nel 2021 la Cina crescerà di circa 8%, e secondo un rapporto delle Nazioni Unite, nel 2020, ha sorpassato gli Stati Uniti, attestandosi principale destinatario mondiale degli Investimenti Diretti Esteri (IDE). Il presidente Wef, Schwab, ha fatto sapere che si sta lavorando per un incontro Biden-Xi durante il prossimo Forum di Singapore.

La Cancelliera Federale della Germania, Angela Merkel, rispondendo al Presidente della Cina Xi Jinping, si è domandata quando iniziano le interferenze e quando finiscono, dichiarandosi favorevole al multilateralismo, ma ricordando che esistono valori fondamentali. La Cina si è impegnata a rispettare la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dell’uomo: “bisogna discutere questa questione, e non importa da quale sistema sociale proveniamo”. Il multilateralismo può prestarsi a interpretazioni diverse e su questa questione “non siamo immediatamente d’accordo”.

Ha poi richiamato il ruolo positivo del nuovo trattato CAI Cina-Unione Europea, che darà nuova energia alle relazioni tra le due aree economiche, garantendo trasparenza sui sussidi alle imprese statali, ma anche reciprocità, standard di lavoro e regole certe sui trasferimenti tecnologici.

Ha aggiunto che il multilateralismo non impedirà alla Germania di ridurre la sua dipendenza da altre economie, prendendosi cura della propria sovranità. Molte catene delle forniture per la pandemia si sono interrotte, non sono state resilienti. “Ora dobbiamo chiederci se dobbiamo dipendere così tanto dalle catene globali dell’offerta o, piuttosto, dobbiamo rendere queste catene tanto resilienti e forti da resistere in caso di pandemia. Occorre evitare che i cittadini chiedano politiche ripiegate su loro stessi, e su questo dobbiamo discutere onestamente”.

Riguardo i vaccini e le questioni economiche, la cooperazione internazionale non deve venir meno in ogni caso. La pandemia, su cui ha lamentato  la mancanza di trasparenza sull’origine del virus, ha ricordato a tutti la vulnerabilità e dipendenza umana, evidenziando che facciamo parte di un habitat naturale. La strada per uscire dalla pandemia non sarà breve e ha esortato alla solidarietà nella distribuzione dei vaccini, che deve essere equa.  

“Questa è l’ora del multilateralismo e tutti abbiamo un grande interesse a che l’economia si riprenda in tutto il mondo”, bilanciando diversi obiettivi. Occorrono sforzi concentrati ed un ruolo centrale del G20, che deve ancorare il ruolo delle regole globali sulla concorrenza, evitando l’emergere di monopoli mondiali.

Ha infine lodato Biden per  aver riportato gli Stati Uniti nell’OMS, auspicando che ora siano riprese le trattative in sede OCSE di definizione di una tassa minima sulle imprese digitali.

Il Presidente francese, Emmanuel Macron, è intervenuto al Forum insistendo sulla necessità di lottare contro le disuguaglianze e contro la finanziarizzazione: “usciremo dalla crisi legata al coronavirus in modo più forte e rapido, con una economia che tenga in considerazione la lotta alle disuguaglianze”, che sono sociali, geografiche e climatiche e devono essere messe al centro dell’economia capitalistica.

Il capitalismo vecchio stile non funziona più, ha rimarcato Macron, “abbiamo bisogno di un multilateralismo efficace”, aggiungendo, riferendosi a Biden, “ora abbiamo un nuovo socio nord americano per ottenerlo”.

Il compromesso che legava capitalismo ed economia di mercato alla società democratica, alla libertà individuale e all’espansione della classe media è stato spezzato dall’accelerazione della digitalizzazione e della finanza. Secondo Macron, capitalismo ed economia di mercato non si possono liquidare in fretta, dal momento che hanno tirato fuori dalla povertà molti milioni di persone, ed hanno dato un accesso a beni e servizi senza precedenti, ma, allo stesso tempo, hanno espulso dal ciclo produttivo centinaia di milioni di cittadini, che hanno subito lo shock della delocalizzazione, perdendo il lavoro e il proprio senso di utilità.

La disconnessione tra finanziarizzazione e catena del valore è negativa, concentrando troppi fondi in attività poco rischiose, mentre i social network hanno globalizzato l’immaginazione, arrivando a proclamare due re, i produttori e i consumatori, a spese dei lavoratori. Questo, ha sottolineato Macron, ha creato esternalità negative per l’ambiente ed alimentato la crisi della democrazia.

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha sottolineato che occorre imparare dalla crisi, “cambiando il modo in cui conduciamo le nostre vite  e facciamo business”, e “agire ora” per il cambiamento climatico.

Esiste un forte legame tra pandemie e piano ecologico, che rende importante il Green Deal europeo, perchè “la prossima pandemia è dietro l’angolo”, e l’Unione Europea intende lanciare un “programma di bio-difesa”, che affronti questa minaccia.

L’UE ha investito miliardi per contribuire allo sviluppo dei primi vaccini contro il Covid-19, per un vero bene comune globale. Ora le farmaceutiche devono fare la propria parte, onorando gli impegni presi. “Creeremo un meccanismo di trasparenza sulle esportazioni dei vaccini” ha ribadito.

Infine, ha sottolineato la necessità di contenere l’immenso potere delle grandi imprese digitali, rendendo anche online ciò che è illegale offline. “Vogliamo che le piattaforme digitali siano trasparenti sugli algoritmi” e che sia definita chiaramente la loro responsabilità su come selezionano e diffondono in rete i contenuti.

John Kerry, che insieme a Anthony Fauci, è stato incaricato dal neo presidente Joe Biden di rappresentare gli Stati Uniti al Forum di Davos, è intervenuto in qualità di inviato presidenziale  speciale per il clima.

Nel suo intervento ha evidenziato i danni dei cambiamenti climatici, citando il disastroso incendio australiano, i cui giganteschi fumi sono stati osservati dai satelliti fin sulla Nuova Zelanda e per migliaia di km sul Pacifico, che ha distrutto 46 milioni di acri di territorio, procurato dozzine di morti,  bruciato circa 6.000 abitazioni, ed estinto alcune specie viventi. Le 3 tempeste del 2019 negli USA sono costate 265 miliardi di dollari solo per ripulirle, mentre nel 2020 una tempesta ha procurato danni per 55 miliardi di dollari.

Questo ha determinato Biden ha fare del Building Back Better un pilastro della sua campagna elettorale, e un fulcro della sua presidenza. Il clima è al centro della pianificazione politica estera che pone fine al finanziamento internazionale dei fossili, che hanno ri-aderito all’Accordo di Parigi, e della sicurezza nazionale: energia pulita che produce milioni di nuovi posti di lavoro,  piano di finanziamento pubblico di progetti verdi, ratifica dell’emendamento di Kigali al protocollo di Montreal, entrato in vigore nel 2019,  per la riduzione di produzione e uso dei refrigeranti nei condizionatori, un vertice dei leader il 22 aprile nella Giornata della Terra.

L’azione interna non è sufficiente, occorre forgiare subito una strategia internazionale, perchè l’energia pulita diventi globale, perché ognuno sa che il 90% delle emissioni globali proviene dall’esterno del proprio paese. Alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, COP26, del 2021, che si terrà in Scozia a Glasgow dal 1 al 12 novembre, gli obiettivi statunitensi saranno la definizione di tabelle di marcia con parametri di riferimento a partire da quest’anno dei principali paesi emittenti e la presentazione di piani finanziari per sostenere le scoperte tecnologiche, portando il mondo intero appresso.

Il fallimento non è una opzione ed un  futuro a zero emissioni offre notevoli opportunità per le imprese per lavori puliti e verdi, per la crescita economica, come già mostrano gli indicati di  Usa, Ue e India. Occorre dimezzare le emissioni entro il 2030 per impedire l’aumento delle temperature globali di oltre 1,5 gradi, eliminando il carbone e aumentando la copertura degli alberi di 5 volte, aumentando le energie rinnovabili di 6 volte, e passare ai veicoli elettrici di 22 volte. Questa è una questione di laedership multilaterale, non di paese o di un gruppo di persone e siamo tutti impegnati per fare il necessario durante il COP26 di Glasgow, in cui parteciperanno circa 200 paesi.

                                                                    ***

Queste le linee generali emerse,  mentre una ricerca Oxfam ha calcolato in 225 milioni i posti di lavoro persi nel mondo e in 10 anni la ripresa dalla crisi Covid-19, ma non così per le 1.000 persone più ricche del mondo, per le quali la pandemia è già solo un ricordo, e le loro sostanze hanno già ripreso ad aumentare. Per uscire dalla crisi, per la moltitudine il problema della distribuzione della ricchezza non può  continuare ad essere ignorato.

                                                                                        Giovanna Visco

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: