La ripartenza eurasiatica UEE e le prospettive future di crescita

A Kazan, capitale russa del Tatarstan, uno degli Stati chiave della Federazione russa, si è riunito il Consiglio Intergovernativo dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU/UEE),  partecipato dai primi ministri dei 5 paesi membri: Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia. In vigore dal 1° gennaio 2015, la zona di libero scambio eurasiatica, a differenza dell’Unione Europea, non ha una moneta unica, ma si estende dall’Artico all’Oceano Pacifico, dall’Asia Orientale e Centrale al Medio Oriente, coprendo il 15% della superficie terrestre globale, assommando una popolazione di circa 185 milioni di abitanti e un Pil di circa 5 trilioni di dollari.

Nella seduta di due giorni di fine aprile scorso, il presidente del Consiglio della Commissione Economica Euroasiatica, Mikhail Myasnikovich, ha sottolineato la ripresa economica EAEU nei primi mesi 2021, primeggiata dall’aumento del 9% della produzione manifatturiera bielorussa, seguita da quella kazaki al 7,5% e infine da quella russa all’1%.  Dall’inizio dell’anno  gli scambi intra UEE sono aumentati complessivamente di quasi il 7%, guidati dalla Russia (circa 10%) e seguiti da Bielorussia (4%) e Armenia (2,5%).

Nel consesso si è discusso delle direzioni strategiche dell’integrazione euroasiatica con orizzonte 2025, adottate dal Consiglio Supremo euroasiatico nel dicembre 2020, e del piano di attuazione della strategia generale, che prevede il coinvolgimento attivo delle comunità imprenditoriali, con 40 vertici già programmati con le loro rappresentanze. La previsione per il 2021-22 è di una crescita del Pil complessivo del 3-3,3%, che arriverà al 13% entro il 2030, attestandosi su una media annua di oltre 4,5%. LINK

L’immensa area eurasiatica è anche teatro di tensioni e conflitti, su cui la Federazione Russa esercita una buona dose di influenza, e la vigilia di questo ultimo incontro istituzionale è stata accompagnata da un incidente militare al confine tagico-kirghiso, nel quale entrambi i paesi che hanno aperto il fuoco. Un episodio sul quale già si sono aperti i colloqui per giungere ad una soluzione pacifica  proprio in occasione degli incontri a Kazan. Anche il primo ministro ad interin dell’Armenia, Pashinyan, ha attribuito valore al dialogo aperto tra Russia, Armenia e Kazakistan per il processo di pace nel Nagorno Karabakh, riconoscendo  a Putin un ruolo positivo nella regolamentazione del confitto e un ruolo efficace dei pacificatori russi.

I lavori del Consiglio intergovernativo euroasiatico  sono stati partecipati, in qualità di osservatori, da rappresentanti di  Cuba, Moldova ed Uzbekistan, e da funzionari in delegazione  del Tagikistan e del Turkmenistan, quest’ultimo guidata dal vice primo ministro e dal Presidente della Camera di Controllo Supremo, Serdar Berdimuhamedov.

La cooperazione euroasiatica del Turkmenistan

Il paese con capitale Ashgabat e con appena 6 milioni di abitanti, ha un Pil di circa 120 miliardi di dollari, ma è la quarta riserva di gas al mondo, che intende commercializzare sempre più. Sebbene abbia scelto di non aderire all’UEE, punta alla cooperazione con l’Eurasia, area strategica tra EU e Cina, e sta perseguendo una politica di sviluppo infrastrutturale per la logistica e i trasporti. In Turkmenistan si stanno realizzando autostrade, ponti e svincoli, e il porto marittimo internazionale di Turkmenbashi, con capacità di movimentazione merci 25 milioni di tonnellate all’anno. Con investitori stranieri, nel sud del paese sta mettendo in piedi linee ferroviarie, condutture di fibra ottica e di energia, ed impianti per la produzione di carburanti e lubrificanti.

Forti di un 2019 in cui l’interscambio tra i due paesi è balzato del 40% rispetto all’anno precedente, per lo sviluppo delle rotte terrestri BRI Cina-Europa, nel 2020 in un incontro a Baku il presidente turkmeno Gurbanguly Berdimuhamedow ed il presidente azero Ilham Aliyev, hanno avviato un dialogo per costruire nuovi corridoi di migliaia di chilometri, finalizzati ad attrarre caricatori dai paesi vicini per aumentare i volumi di trasporto  e transito del commercio internazionale est-ovest. I due paesi si sono anche accordati per sviluppare traffici portuali sul Mar Caspio, attraverso la sinergia dei porti di Baku e Turkmenbashy.

In tale contesto, trova ulteriore valorizzazione  il corridoio dei lapislazzuli, che coinvolge Afghanistan-Turkmenistan-Azerbaigian-Georgia-Turchia e per il quale nel novembre 2017 questi paesi hanno sottoscritto un accordo, a margine della 7° Conferenza di Cooperazione Economica Regionale sull’Afghanistan (RECCA).  Dalle città afghane di Aqina e Torghundi, via treno oltrepassa il confine con il  Turkmenistan, da cui in direzione Ovest arriva al porto caspico di Turkmenbashy,  proseguendo via mare per quello di Baku, capitale azera, da cui via ferrovia  arriva a Tblisi, capitale della Georgia e poi allo snodo turco logistico e ferroviario di Kars, fino a Instanbul, alle porte dell’Unione Europea.                                                                                  

Giovanna Visco

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