La contesa sino-statunitense sul porto di Sines. Ma il Portogallo guarda avanti

Posizionato strategicamente sull’Oceano Atlantico nel mezzo delle rotte transoceaniche commerciali battute dalle mega navi per i traffici internazionali Est-Ovest e Nord Sud, il porto artificiale in acque profonde di Sines, costruito negli anni ’70 del secolo scorso, è al centro della strategia di espansione portuale e logistica del Portogallo.  

Prossimo e collegato a una delle più grandi aree industriali  e logistiche d’Europa di oltre 2.300 ettari, dotato dello Sportello Unico Logistico (JUL) piattaforma elettronica che collega tutte le autorità pubbliche con gli operatori privati anche dell’entroterra coprendo tutta la catena logistica, il porto di Sines ha una capacità di espansione fisica di oltre 4.000 ettari, collegati via ferrovia e via autostrada al Corridoio Transeuropeo 7 Atlantico, che connette il Portogallo a Spagna, Francia e Germania. A settembre scorso, il porto ha presentato il suo Piano Strategico 2020-2030, che espande le attività collegate alla Zona Industriale e Logistica di Sines/Zona di Attività Logistiche di attrazione di molti investitori internazionali, che contribuisce per oltre il 40% alle movimentazioni del porto. Nei primi 9 mesi 2020 nonostante la pandemia Sines ha superato 30 milioni di tonnellate di merci movimentate.

Geograficamente, è anche il porto dell’Europa più vicino al Canale di Panama e alla costa orientale statunitense. Tutto questo ha fatto di Sines un punto nevralgico di interesse sia statunitense che cinese.

Gli Stati Uniti

Circa un anno fa, il Segretario dell’Energia degli Stati Uniti, Dan Brouillette, in visita ufficiale al porto, esplicitava senza mezzi termini l’interesse per Sines, ingresso strategico per le esportazioni statunitensi in Europa di GNL (gas naturale liquefatto), estratto dai bacini di scisto. Società statunitensi hanno proposto alla Autorità portuale di Sines investimenti per aumentare ulteriormente la capacità di movimentazione e stoccaggio di GNL del porto, appoggiate dalla Amministrazione Trump che ha visto nell’aumento del business gasiero americano, una riduzione della dipendenza energetica europea dalla Russia.

A detta dell’ambasciatore Usa in Portogallo, Geoge Glass, uomo d’affari nominato direttamente da Trump, senza alcun legame con il mondo diplomatico, gli Stati Uniti punterebbero a fare di Sines  “una Singapore dell’Ovest” (fonte Portugal Homes). Pochi mesi fa, Glass ha anche avanzato minacce di ritorsione per i rapporti intrattenuti dal Portogallo con la Cina e per una eventuale assegnazione a società cinesi  del nuovo terminal Vasco da Gama. La risposta del Ministro degli Affari Esteri, Santos da Silva, non  si è fatta attendere, coerente con i principi di autonomia che contraddistinguono anche la presidenza portoghese di turno del Consiglio dell’Unione Europea: a casa nostra siamo i padroni.

Il nuovo terminal Vasco da Gama

Dai piani della Autorità Portuale di Sines sostenuti dal Governo centrale, il nuovo terminal container Vasco da Gama, nome del celebre esploratore a cavallo fra il ‘400 e il ‘500 a cui Sines diede i natali, è un progetto BOT (Build, Operate & Transfer) in regime di servizio pubblico con una concessione di 50 anni estensibile a 60, che assegna al concessionario l’onere di progettare e realizzare infrastrutture, impianti e attrezzature necessari al terminal, con previsione inizio lavori entro il primo semestre 2023 e termine entro 3 anni.

La gara internazionale, aperta ad ottobre 2019,  si chiuderà il prossimo 6 aprile, con uno  slittamento di nove mesi rispetto alla tabella iniziale, a causa della pandemia Sars Cov-2 che ha drasticamente cambiato le condizioni  del processo di offerta.

Prima che la pandemia dirompesse, meno di un anno fa, il Ministro delle Infrastrutture Santos aveva annunciato che la gara stava riscuotendo molte manifestazioni di interesse. Tra gli investitori interessati anche capitali cinesi, che in Portogallo sono già presenti in molti settori per un valore complessivo di circa 10 miliardi di euro, concentratisi soprattutto durante la crisi portoghese del debito nel 2010-2014, svolgendo un ruolo essenziale di stabilità e sviluppo del paese, come affermato a novembre scorso dal primo ministro Antonio Costa, rispondendo alle minacce sanzionatorie dell’ambasciatore Usa, Glass.

La Cina

Già nel 2018 l’ex Ministra del Mare portoghese Ana Paula Vitorino in visita in Cina aveva presentato il progetto del nuovo terminal a Cosco e a SIPG (Shangai international Port Group), mentre a fine dello stesso anno Pechino e Lisbona firmavano un memorandum di intesa per la cooperazione in ambito BRI (Belt and Road Iniziative). Pochi mesi dopo, nel maggio 2019, il Ministro cinese delle Risorse Naturali, Li Hau, visitava il porto di Sines, per i dettagli del progetto del nuovo terminal e la sua futura ubicazione.

La gara di aggiudicazione

La gara di aggiudicazione del Vasco da Gama prevede la presentazione di progetti con almeno 1.375 metri di fronte banchina, un terrapieno e area di stoccaggio di minimo 30 ettari e una piattaforma ferroviaria per la manovra dei treni, per un investimento stimato di oltre di 640 milioni di euro, che produrrà almeno 1.350 nuovi posti di lavoro e un impatto economico di oltre 500 mln di euro.

Alla Autorità portuale spettano invece i lavori di accesso ferroviario e stradale, l’allungamento delle reti di utility fino al gate del nuovo terminal e l’estensione di 750 metri del frangiflutti a ulteriore protezione della zona Est del porto.

Il potenziamento della diga foranea,  i cui lavori sono già in corso e termineranno nel  2023 con un investimento di circa 72 milioni di euro, è funzionale alla realizzazione del nuovo terminal, ma anche all’ampliamento del Terminal Container XXI in concessione a PSA (Port of Singapore Authority) Sines, previsto nella rinegoziazione del contratto ad ottobre 2019, che ha prolungato la concessione a 50 anni.

Il terminal XXI di PSA Sines

PSA Sines ha già avviato la prima fase di ampliamento del fronte banchina, che a lavori completati raggiungerà 1.950 metri di lunghezza, a cui si assocerà l’aumento dell’area di stoccaggio da 42 a 60 ettari, con un investimento complessivo totalmente a carico PSA Sines di oltre 660 milioni di euro, di cui oltre 134 milioni in infrastrutture, che creeranno circa 900 nuovi posti di lavoro. In 4-5 anni  il terminal  aumenterà considerevolmente la sua offerta operativa, passando ad una capacità di 4,1 milioni di teu (1 teu=1 container da 20 piedi) dai 2,3 milioni attuali, consentendo l’attracco simultaneo di 4 portacontainer di ultima generazione e di una nave feeder.

Il progetto di un hub agroindustriale

Anche nel comparto portuale dei combustibili fossili, oggi parte molto importante della attività del porto di Sines, il porto sta rivedendo il suo piano strategico per i prossimi anni. In prospettiva della transizione energetica e della sostituzione delle fonti, sta lanciando piani alternativi di utilizzo degli spazi, a partire dalla creazione di un grande hub rinfuse per prodotti agroalimentari sudamericani, come soia e mais, destinati ai mercati europei e mediterranei. Nel promuovere questa nuova area di business la Sines Port and Logistic Community (CPLS) ha firmato con la Camera di Commercio Brasile Portogallo – Centro Ovest (CCBP-CO), che rappresenta il 45% di tutta la produzione agricola brasiliana con un export di 100 milioni di tonnellate all’anno in gran parte destinate all’Europa,  un protocollo di cooperazione che prevede la costituzione di un gruppo di studio e promozione per l’esportazione dei prodotti agricoli brasiliani. Il protocollo punta alla riconversione dell’area del Terminal Polivalente di Sines utilizzata fino a poco tempo fa per l’importazione di carbone della centrale termoelettrica definitivamente chiusa, e all’imbarco delle merci dai porti di uscita brasiliani del Nord Atlantico, che potenzialmente possono offrire una forte riduzione dei costi logistici ed ambientali utilizzando Sines come porta di accesso all’Europa e al Mediterraneo.

L’idrogeno a energia solare

Infine, vicino al porto sorgerà  un nuovo impianto di idrogeno a energia solare, come previsto dalla strategia nazionale portoghese sull’idrogeno, che sta attirando miliardi di euro di investimenti. Recentemente, i governi portoghese e olandese hanno firmato un memorandum di intesa strategico, che collegando i rispettivi piani 2030 per l’idrogeno verde, sviluppa una catena del valore di esportazione-importazione strategica, per garantire produzione e trasporto di idrogeno verde nei Paesi Bassi, che sarà trasportato da Sines a Rotterdam da una impresa marittima porto-olandese appositamente creata.

                                                                                                      Giovanna Visco

Foto di copertina: Terminal container XXI di Sines – tratta da Sea Trade Maritime News

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