Incendio nave X-Press Pearl: ancora una volta merce imballata male causa tragedie

E’ in fiamme da oltre una settimana nell’Oceano Indiano, la nave portacontainer X-Press Pearl da 2700 teu di bandiera singaporiana, impiegata sul servizio SMX Singapore-Middle East di X-Press Feeders, varata appena 3 mesi fa.

A 9,5 miglia dall’ingresso del porto di Colombo (Sri Lanka), mentre era all’ancora in attesa di entrare per lo scarico/carico dei container, ha preso fuoco presumibilmente a seguito di una perdita di acido nitrico da un container, rilevato dall’equipaggio della nave nei giorni precedenti all’incidente. Tuttavia, sia il porto indiano di Hazira, che quello di Harmad, in Qatar, scalati regolarmente dalla nave per le operazioni commerciali, si erano resi indisponibili a far scaricare quel container, per mancanza di strutture e competenze idonee a gestire l’acido in fuoriuscita.

Questo apre un altro tema, e cioè se è lecito che terminal portuali che ricevano navi portacontenitori che trasportano anche carichi pericolosi, non abbiano attrezzature e servizi idonei a interventi di emergenza e di rifugio.

VIDEO di alcune fasi di intervento

Tutta la cronaca dell’incendio in video a cura di Marine Insight

L’equipaggio, composto da 25 membri di nazionalità filippina, cinese, indiana e russa, con l’aggravarsi della situazione culminata nell’esplosione del 25 maggio, è stato portato in salvo dall’intervento dei rimorchiatori, che stanno svolgendo complesse operazioni antincendio, in coordinamento con vigili del fuoco, Marina singalese e Guardia Costiera indiana. Dell’equipaggio della nave, ora in quarantena a terra, 2 membri sono stati ricoverati per le ferite riportate durante l’evacuazione, di cui uno è risultato anche positivo al Covid-19.

Purtroppo, lo stato di avanzamento dell’incendio fa temere un imminente affondamento della nave. Le fiamme  sono risultate indomabili sia per le reazioni chimiche provocate a catena dalla temperatura surriscaldata delle merci pericolose contenute in diversi contenitori, tra cui 25 tonnellate di acido nitrico,  su un totale di circa 1.500 container rizzati a bordo, e sia per le condizioni meteo avverse, con forti raffiche di vento. Ora le autorità singalesi temono il rischio di piogge acide, per le dannosissime sostanze chimiche disperse nell’aria, mentre l’esercito dello Sri Lanka sta impedendo ai locali di raccogliere le quantità crescenti di detriti portati dal mare sulle spiagge, per evitare possibili contaminazioni.

La compagnia di navigazione ha dichiarato la General Average (perdita totale) della nave,  assicurata con il London P&I Club, ed il principale gruppo mondiale di consulenza per sinistri marittimi, la londinese WK Webster & Co, svolgerà l’investigazione per la gestione del sinistro, mirata ad identificare natura e possibili cause del danno, su cui si intenterà il ricorso per le perdite.

La nave che brucia dal 19 maggio, ripropone una ennesima volta il tema drammatico della sicurezza delle pratiche di imballaggio delle merci containerizzate, un aspetto che merita soluzioni rapide anche alla luce del cambiamento climatico,  che ha aumentato la frequenza e l’intensità delle cattive condizioni metereologiche, rendendo difficile la stabilità delle navi in navigazione e il soccorso.

All’inizio dell’anno, Mari Terre Merci aveva evidenziato questo problema,  documentandolo  in un servizio che conserva integra tutta la sua attualità. Ne riproponiamo la lettura.  

Maggiore sicurezza per contenere gli incidenti marittimi delle portacontainer

Giovanna Visco

foto di copertina tratta da Marine Traffic

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